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Le Rubriche di RavennaNotizie - Ma Alice non lo sa

MA ALICE NON LO SA / Federica Francesca Vicari femminista nella Porta d’Oriente del Cisim a Lido Adriano, melting pot di culture e terreno di lotta per i diritti

“Le erano successe tante cose straordinarie che Alice cominciava sul serio a credere che per lei non ci fossero cose impossibili” (Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie). “Con la cultura si impara a vivere insieme; si impara soprattutto che non siamo soli al mondo, che esistono altri popoli e altre tradizioni, altri modi di vivere che sono altrettanto validi dei nostri” (Tahar Ben Jelloun).

Federica Francesca Vicari è nata a Ravenna 34 anni fa, è cresciuta a Cervia, dove ha abitato per 12 anni, per poi tornare definitivamente a Ravenna. Da 11 anni gestisce il Cisim a Lido Adriano di cui è la direttrice organizzativa, insieme al fratello (Lanfranco “Moder” Vicari, rapper) che ne è il direttore artistico e a Massimiliano Benini, presidente dell’associazione “Il lato oscuro della costa” nonché responsabile grafico e della comunicazione del centro.

Quando è stato fondato il Cisim, Lido Adriano era considerata una zona malfamata, era definito il Bronx di Ravenna, quindi aprire un centro culturale proprio lì ha avuto un grande significato, sia simbolico che sociale. Ma ecco la nostra chiacchierata.

Federica Francesca Vicari

L’INTERVISTA

Federica, come nacque l’idea del Cisim?

“È iniziato tutto così. Lanfranco e Max “Penombra” Benini facevano laboratori teatrali con Luigi Dadina di Ravenna Teatro proprio a Lido Adriano. I primi laboratori si facevano all’Agorà, che esiste ancora ed è un centro polivalente di aggregazione giovanile, erano gestiti dalla Cooperativa LibrAzione che opera sul territorio da circa 35 anni, in collaborazione coi servizi sociali. Il Cisim è nato dall’incontro tra questi due mondi: quello del teatro di Dadina e quello del rap portato avanti da mio fratello e dal gruppo “Il lato oscuro della costa”. E tra i fondatori storici c’era anche Laura Gambi della Cooperativa LibrAzione. A un certo punto è nata l’esigenza di avere uno spazio fisico, una “casa del popolo” , un centro culturale e di aggregazione aperto a tutta la comunità di Lido Adriano.”

Che, come abbiamo detto, era una zona considerata ad alto tasso di degrado…

“Sì, per tutta una serie di vicissitudini storiche Lido Adriano, che era un posto bellissimo e florido dal punto di vista turistico, è diventata una zona critica negli anni della mucillagine che provocò un grande crollo turistico. Molte strutture rimaste sfitte vennero messe a disposizione degli immigrati. Quando Lanfranco e gli altri stavano cercando uno spazio Yuri Ancarani li mise a conoscenza di questa struttura inutilizzata, che era stata la sede del Cisim originario (ovvero Centro internazionale di studi e insegnamento del mosaico), se non sbaglio inaugurato nel 1972.”

E voi avete mantenuto il nome quando vi siete insediati in quello spazio.

“Certo. Il nome Cisim ci piaceva. Ma quando ci siamo insediati noi il centro dedicato al mosaico era chiuso da dieci anni, lo spazio era completamente inutilizzato, lasciato all’incuria, coi vetri rotti, con l’erba alta: era deposito di rottami e immondizia. Grazie all’aiuto di Ravenna Teatro siamo riusciti a ottenere il permesso per gestire e riqualificare questo spazio. L’amministrazione comunale di allora è stata disponibile a darci una mano, capendo il valore sociale e culturale del nostro progetto. Penso in particolare ad Alberto Cassani, assessore alla cultura, e Raffaella Sutter, la dirigente che si occupava delle politiche giovanili.”

Che anno era?

“Nel 2008-2009 abbiamo fondato l’associazione “Il lato oscuro della costa” e sono iniziati i lavori di ristrutturazione, le prime attività le facevamo all’esterno, in giardino.”

Cosa avete cominciato a realizzare?

“Le Feste della Repubblica, per esempio, per valorizzare il concetto di comunità, una comunità che raccoglieva in sé tante nazionalità diverse. Così la Festa della Repubblica assumeva un valore simbolico di apertura e dialogo tra culture diverse. Lido Adriano è stata definita da Laura Gambi e Luigi Dadina “Porta d’Oriente”, sono circa seimila abitanti con un’alta molteplicità di nazionalità e di lingue diverse, un melting pot che non andava denigrato ma valorizzato. La Festa della Repubblica per noi era un’occasione per ritrovarsi tutti insieme, per fare integrazione. La festa poi segnava anche l’inizio della programmazione estiva.”

Quando il centro è diventato operativo a tutti gli effetti?

“Il centro ha inaugurato nel 2010. Per un paio di anni, prima dell’apertura ufficiale, abbiamo svolto delle letture e degli spettacoli in collaborazione con Ravenna Teatro. Io nel 2010 avevo 21 anni, abitavo a Bologna, studiavo arti visive al Dams e stavo facendo un tirocinio al Teatro San Martino supervisionato da Roberto Latini. Un giorno mi chiamò Lanfranco e mi disse ‘ce l’abbiamo fatta’. Io gli chiesi ‘a far cosa?’ e lui ‘abbiamo fatto l’associazione, apriamo il Cisim’.”

Su quale genere di eventi avete sviluppato inizialmente la vostra programmazione artistica?

“Principalmente sul filone e sul mondo del Rap.”

Già, perché per chi non lo sapesse, come abbiamo già accennato, suo fratello Lanfranco è un rapper conosciuto a livello nazionale…

“Esatto, la prima iniziativa che abbiamo organizzato è stato il concerto di Kaos One, una pietra miliare del panorama rap italiano. Nei primi tempi facevamo circa un concerto al mese.”

Mi diceva che quando ha aperto il centro lei a Bologna era concentrata sul mondo del teatro: pensava che il suo futuro sarebbe stato in quell’ambito, sognava di fare l’attrice?

“Io sin da quando avevo 18 anni ho sempre avuto ben chiara una cosa, cioè che avrei voluto lavorare nel mondo della cultura. Avevo una passione totalizzante per le arti visive, il teatro, il cinema, per tutto ciò che riguardava lo spettacolo e l’arte. Tra le varie cose ho fatto anche teatro. Più tardi ho messo meglio a fuoco l’ambito a cui dedicarmi e ho intrapreso la strada della gestione e programmazione di eventi.”

C’è uno spettacolo o un ruolo a cui è rimasta particolarmente affezionata da donna di teatro?

“Forse una delle cose più belle a cui ho partecipato è stata con Alessandro Argnani, in occasione dell’apertura della Domus dei Tappeti di Pietra. Ci fu una serie di letture sui miti che erano rappresentati nei mosaici della domus e io mi dedicai al mito di Fetonte. È stata un’esperienza bellissima, perché le letture avvenivano in presenza dei visitatori, ed era un’iniziativa che si svolgeva all’interno del progetto Ravenna Bella di Sera.”

Federica Francesca Vicari

Torniamo al Cisim, i concerti rap e poi…?

“C’erano laboratori di teatro per ragazzi, rigorosamente gratuiti, poi spettacoli, ampia programmazione musicale, eventi culturali di vario tipo. Tra gli spettacoli teatrali che abbiamo messo in scena cito tra gli altri Romeo e Giulietta, ovviamente rivisitato, e nel 2018 “Siamo tutti Alici” liberamente tratto da Alice nel paese delle meraviglie.”

Alice mi piace. Ci parli di queste vostre Alici…

“Tutti nella vita facciamo un po’ il percorso che fa Alice nel libro di Carroll, arrivano sempre i momenti in cui si è o troppo grandi o troppo piccoli, in cui si è incompresi, processati, giudicati… le tappe che attraversa Alice sono le tappe in cui ognuno di noi si imbatte nel percorso della crescita. Sono quelle che poi ci fanno diventare gli adulti che siamo. Attraverso le disavventure e le cadute diventiamo noi stessi, superando vari passaggi, dal non accettarsi all’accettarsi sin troppo, rischiando però di non essere accettati dagli altri. Trovare la propria misura: alla fine sta tutto in questo.”

E attualmente quali sono i laboratori più attrattivi tra quelli da voi offerti?

“Il laboratorio di rap è un po’ il nostro fiore all’occhiello, che è suddiviso in due sezioni. Quello pomeridiano per i beginners e quello serale rivolto a chi ha già fatto i primi step ed è pronto a un livello successivo.”

Tra i vostri studenti del corso di rap in questi anni c’è già stato qualcuno che ha intrapreso la carriera a livello professionale o comunque è sulla buona strada pronto a spiccare il volo?

“Sì, molti promettono bene. Thomas Cangini Bertoli, uno dei nostri ragazzi, è arrivato alla finale di Sanremo Giovani nel 2021, giusto per dirne uno…

E poi recentemente una canzone di suo fratello è stata usata nella serie “Summertime” in onda su Netflix, ne parlava lui sul suo profilo Facebook…

“Sì, è la canzone “Birre in lattina” uno dei pezzi storici del suo repertorio.”

Tra le canzoni di suo fratello qual è la sua preferita?

“Mauro e Tiziana, che racconta la storia dei nostri genitori. Nostro padre è morto nel 1994 in un incidente stradale, era il giorno del compleanno di mio fratello. Io avevo 6 anni e lui 11. Questa tragedia ha segnato inevitabilmente le nostre vite, forse però senza quel dolore mio fratello non avrebbe mai fatto il musicista, non ci sarebbe mai stato il Cisim, saremmo state persone diverse. In qualche modo l’arte è stato un canale attraverso cui la sofferenza e il dolore hanno trovato un canale di sfogo. Dopo la sua morte ci siamo trasferiti da Cervia a Ravenna… I miei genitori si erano conosciuti alle superiori, si sono messi insieme da giovanissimi. Tra l’altro, lui è stato l’Assessore alla cultura più giovane nella storia di Cervia, era un grande socialista.”

Come suo padre anche lei si è impegnata attivamente in politica, ci parli un po’ delle sue esperienza.

“Fin dal liceo mi sono interessata alla politica, facevo parte di un collettivo, ho sempre partecipato a manifestazioni, occupazioni… poi sono stata rappresentante d’istituto per tre anni.”

Era vicina a qualche partito in particolare o faceva politica senza tessera?

“Sono di sinistra, ma non ho mai avuto la tessera di un partito e probabilmente non ce l’avrò mai. All’università ho provato ad avvicinarmi alla Sinistra Universitaria ma non mi sono trovata. Fare cultura è forse una delle cose più ‘politiche’ che ci possano essere. Cultura è pensiero, è appartenenza, è stare insieme. È impossibile fare cultura senza posizionarsi politicamente.”

Alle amministrative del 2016 si è candidata nella lista ‘Sinistra per Ravenna’ guidata da Valentina Morigi nella coalizione che sosteneva Michele de Pascale, giusto?

“Sì, mi chiamò Valentina e mi propose la candidatura, e io dissi perché no!?”

In quelle elezioni era presente come candidata Sindaca anche Raffaella Sutter, come mai decise di sostenere de Pascale tra i due?

“Questa è una domanda difficile (sorride, ndr). Credo che Raffaella abbia fatto bene a candidarsi, però forse in quel momento Ravenna non era pronta per il suo progetto politico. Lei è una delle persone che stimo più in assoluto, ma il ruolo di Sindaco forse le sarebbe stato ‘stretto’. Lei è più il tipo della ‘grande saggia’, un patrimonio inestimabile per Ravenna, con una visione della politica e della società avanti anni luce, ed è una persona libera, per questo dico che forse il ruolo di Sindaco sarebbe stata una gabbia per lei.”

Invece cosa la convinse di de Pascale?

“Mi piaceva il fatto che era molto giovane. E apprezzai il suo coraggio a entrare in corsa dopo la tragedia della morte di Liverani.”

Tornando alle sue esperienze politiche, ha partecipato anche ad altre elezioni in seguito?

“Mi sono candidata alle ultime elezioni regionali nella lista Coraggiosa, a sostegno di Bonaccini. E poi sempre con Coraggiosa alle amministrative che si sono svolte a ottobre.”

Di queste tre candidature qual è stata quella che l’ha arricchita di più?

“Probabilmente l’esperienza delle regionali, perché ho girato tantissimo il territorio di Ravenna e ho conosciuto molte bellissime persone. Sono fiera anche del risultato raggiunto, perché ho raccolto circa mille preferenze. Poi ci tengo a dire che non mi sono impegnata in politica per trarne vantaggi personali, dato che ho sempre continuato a fare la barista durante la stagione estiva, e sono contenta di quello che faccio.”

Qual è la cosa più trasgressiva o assurda che ha fatto nella vita?

“Addormentarmi al Centre Pompidou di Parigi durante la notte bianca…”

E la cosa più conformista invece?

“Non essermi ribellata ad alcune normative messe in atto durante la pandemia nel settore della cultura, accettando senza fare una piega anche le misure che dentro di me ritenevo insensate o inutili. Il nostro settore è stato uno dei più colpiti dalle norme anticovid. Ci sono nostri colleghi operatori culturali per i quali le chiusure hanno rappresentato una mazzata letale: non contesto tanto la decisone di chiudere, ma l’inadeguatezza dei contributi economici che avrebbero dovuto marciare in modo parallelo. Cosa che non è avvenuta.”

Federica Francesca Vicari

Parlando di attualità, sull’affaire delle molestie avvenute al recente raduno degli alpini a Rimini su Facebook lei ha scritto un post molto significativo in cui parla soprattutto della reazione delle donne, che l’ha sorpresa e ferita. Lei ha scritto: “Ma la cosa che più mi lascia basita, oltre alla difesa degli alpini (davvero, DAVVERO, volete così tanto bene agli alpini? Mah…), la cosa più becera di questo momento sono le donne stesse. Le donne stanno sminuendo le denunce, negano possa essere avvenuto qualcosa perché la città “era piena di gente” (Anche qui potrei citare episodi di stupri in piazza a capodanno, ma non allarghiamoci troppo), addirittura parlano di ricerca di attenzioni, di qualche toccatina che non fa mai male… Ora, la mia domanda è: la cosiddetta solidarietà femminile quando subentra? E, al di là della solidarietà femminile, dove sono finiti empatia e rispetto? Dal #metoo eravamo tutte sorelle, con alpini cosa mi cambia?” Questo è il suo post, vuole aggiungere altro?

“La cosa più grave che ho riscontrato negli ultimi tempi, è la tendenza a sfogare cattiveria e maldicenza verso chi solleva critiche o fa emergere una condotta deplorevole, anziché verso chi si rende responsabile di tali condotte. Questo avviene molte volte proprio contro le donne, facendo passare chi ha il coraggio di denunciare o anche solo riportare la propria testimonianza a proposito di molestie subite come una fanatica femminista frustrata incapace di ‘farsi una risata’ se le vengono rivolti apprezzamenti volgari. Bisognerebbe stare al gioco, financo se ti mettono le mani addosso che tanto ‘cosa sarà mai una pacca sul culo, che pesantezza!’. Ma non è così: a me il culo non me lo tocca nessuno, se io non gli do il permesso di farlo. Siamo all’abc delle regole più elementari della convivenza tra persone civili. Ed è terribile riscontrare come invece anche queste regole che dovrebbero essere accettate e rispettate da tutti vengano calpestate, ridicolizzate o messe in discussione.”

Lei si definisce femminista?

“Sì e rivendico come diritto il fatto di sentirmi offesa da chi – come è successo a Rimini – supera il confine della decenza (e della legalità in alcuni casi, ma questo sarà la magistratura a stabilirlo). Aggiungo che questa aggressività nei confronti delle ragazze che hanno parlato pubblicamente o sui social delle molestie subite è ancora più avvilente quando viene da altre donne.”

Che spiegazioni si dà di questo fenomeno di mancanza di solidarietà e di sensibilità di alcune donne verso altre donne?

“Penso che alla radice ci sia un problema di frammentazione della società, in cui l’istinto a giudicare gli altri prevale su qualsiasi altro ragionamento o valutazione.”

Sull’iniziativa del Preside Dradi del Liceo Artistico sull’introduzione del registro alias che ne pensa?

“Sono d’accordissimo, è un provvedimento al passo coi tempi. Tra l’altro mi sento di far presente che i ragazzi in questi due anni hanno dato prova di grande senso civico e rispetto delle regole ma a livello psicologico i segni lasciati dall’isolamento che ha comportato il lockdown non saranno facili da superare. Molti ragazzi sono caduti in depressione, o comunque hanno introiettato una forma di solipsismo e di estraneità alla socialità fisica che sarà difficile scrollargli di dosso.”

Cosa si può fare in concreto per aiutarli a un ritorno alla socialità?

“Per prima cosa andrebbe rivisto il sistema scolastico, a partire dalla pratica alternanza scuola-lavoro. Questi problemi del nostro sistema educativo, va detto, erano già presenti prima della pandemia. Bisogna fare più attenzione al fenomeno che porta tanti ragazzi ad abbandonare gli studi precocemente, interrogandosi sull’inadeguatezza o assenza di stimoli di cui il sistema scolastico è in qualche modo responsabile. Ponendo i problemi sul tavolo possiamo visualizzare quello che non funziona e intervenire. La scuola non rispecchia la società e questo scollamento è la criticità che bisogna superare. Poi ci sono anche esempi da seguire, in cui dei dirigenti scolastici illuminati (come nel caso di Dradi) da soli riescono a cambiare lo status quo, ma sono comunque un’eccezione nel sistema che va riformulato fin nelle sue basi, e questo lo può fare solo il ministero impostando una politica educativa al passo coi tempi.”

Ultima domanda, giovedì sera al Cisim sono previsti ospiti d’eccezione, ci vuole svelare chi sono?

“Saranno presenti alcuni membri che hanno fatto parte degli Skiantos, in occasione della seconda ristampa del libro “Una storia come questa non c’era mai stata prima… e non ci sarà mai più”. L’evento sarà presentato da Luigi Bertaccini, ideatore dell’iniziativa.”

Quindi per stavolta Moder non modera. Ma una cosa è certa: come cantavano gli Skiantos, siamo e resteremo sempre un po’ tutti dei ribelli, mamma. E abbiamo tutti un vecchio zaino pieno di birre in lattina, come nella canzone di Lanfranco, si sa mai dovessero servire. Che se per caso ti capita di addormentarti nell’atrio del Centre Pompidou, con attorno i turisti giapponesi che si fanno i selfie, quando riapri gli occhi e ti svegli tiri fuori una birra in lattina dallo zaino , se è calda non importa, e pronti, via. Verso altre sfide, altre avventure.

In fondo siamo un po’ tutti Alice nel paese delle meraviglie, no? E a volte il paese delle meraviglie può essere un vecchio edificio abbandonato nella riviera ravennate. Che poi si trasforma in un bellissimo castello. Basterà tagliare le erbacce, aggiustare le finestre, e riempirlo di musica e bellezza. Voilà, il gioco è fatto. Lo diceva anche il buon vecchio Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.” E chi siamo noi per dargli torto?