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MA ALICE NON LO SA / Stefano Bonaccini, che ha battuto la destra: non ho paura di Meloni o Salvini, siamo vincenti se facciamo le cose e stiamo fra la gente foto

"C’è anche un’Italia nella quale le cose funzionano, si fanno bene. Il nostro modo di essere emiliano-romagnoli è il saper lavorare insieme, nella consapevolezza che da solo non te la puoi cavare"

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Questo è il racconto di una vittoria. Nata quando sembrava impossibile, costruita insieme a tanti e raggiunta macinando chilometri su chilometri. Scegliendo però una strada diversa, fatta di proposte e di idee, senza la supponenza di chi osserva dall’alto e senza la subalternità di chi rincorre l’avversario. Sono pagine scritte pensando all’Emilia-Romagna di oggi e di domani, al nostro paese e ai problemi che come cittadini abbiamo davanti. Racconto di come la destra si può battere. Innanzitutto, usando un linguaggio diverso, parlando e non urlando, scegliendo il confronto e non lo scontro, lasciando la destra sola sul ring delle provocazioni e delle strumentalizzazioni. Parlo della campagna elettorale che abbiamo fatto in Emilia-Romagna. Delle piazze, della mia squadra, del nostro popolo, dei sindaci e degli amministratori che ogni giorno provano a fare un passo avanti con le proprie comunità, rimboccandosi le maniche (da “La destra si può battere”, di Stefano Bonaccini).

Stefano Bonaccini è Presidente dell’Emilia-Romagna dal 2014. È nato a Campogalliano (Modena) nel 1967. È sposato e ha due figlie. Nel 1990 inizia la sua attività politica diventando Assessore alle politiche giovanili nel suo comuneDal 1993 al 1995 è segretario provinciale della Sinistra Giovanile, nel 1995 è eletto segretario del PDS a Modena, dal 1999 al 2006 è Assessore stavolta a Modena con delega ai lavori pubblici, al patrimonio e al centro storico. Nel 2007 diventa segretario provinciale del PD. Nel 2009 è eletto segretario PD dell’Emilia-Romagna, e l’anno seguente entra in Consiglio regionale. Nel 2013 Bonaccini diventa responsabile nazionale degli Enti Locali nella segreteria nazionale del PD.

Il 2014 è l’anno della svolta definitiva: Bonaccini si candida come Presidente della Regione e vince con il 49% dei consensi. Nel 2019 ci riprova e stavolta se la deve vedere con Lucia Borgonzoni, leghista, proprio nel momento in cui l’avanzata della Lega salviniana sembra inarrestabile. Ma quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Così, grazie a qualche macroscopico epic fail di Salvini (la citofonata) e soprattutto della Borgorzoni (dalla sua proposta di far rimanere aperti gli ospedali in Emilia-Romagna anche di notte e nei week end alla foto di Ferrara per pubblicizzare un evento a Bologna, fino all’Emilia-Romagna che confina con il Trentino e l’Umbria, giusto per citarne qualcuno) e grazie anche alla provvidenziale scesa in campo delle sardine, Bonaccini vince. 

Una vittoria che nasce però soprattutto dalle sue indiscusse doti da leader, sfoderando un cambio di look che l’ha reso più simile a un’icona hypster che a un politico, con i Ray-Ban a goccia, la barba di qualche centimetro e un carisma non indifferente. Stefano Bonaccini strappa il 51,4% dei voti contro il 43,6% della Borgonzoni. E dimostra che la destra si può battere. Molti lo vorrebbero come futuro leader del centro sinistra, ma per ora lui afferma che “Letta sta facendo bene” e quindi finché la barca va… per il resto, chi vivrà vedrà. Ma bando alle ciance, ecco l’intervista.

Stefano Bonaccini
Stefano Bonaccini

L’INTERVISTA

Presidente Bonaccini, che cosa pensa di questa guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina? Cosa c’è in ballo? Un pezzo dell’Ucraina? Il gas e l’indipendenza energetica? O molto di più? se fosse stato in Draghi avrebbe cercato di mandare più armi o meno armi per aiutare la resistenza dell’Ucraina?

“Io reputo questa guerra ingiustificata e ingiustificabile, perché non è concepibile che nel 2022 un paese democratico e sovrano venga invaso e bombardato da un altro paese. Su questo vorrei che ci fosse una nettezza nei giudizi, senza se e senza ma. Siamo di fronte a un fatto di una gravità assoluta, proprio perché lede il principio internazionale di sovranità degli Stati. Detto questo, oggi mi pare serva un di più per cercare di arrivare alla pace.”

E concretamente in cosa consisterebbe questo di più?

“Di più, nel senso che le diplomazie si devono attivare in maniera ancora più robusta per raggiungere la pace. Io do un giudizio positivo di quello che il Governo Draghi ha fatto sino ad ora, per come si è mosso. Lo do perché credo sia giusto riconoscerglielo, compresa la decisione di dare un contributo a livello di armi, perché si pone all’interno di una linea comune decisa a livello europeo e atlantico.”

Conte, che ricordiamolo fa parte della coalizione a sostegno del governo Draghi, in questo senso sta manifestando una certa dose di insofferenza, come mai secondo lei?

“C’è una posizione legittima che certamente vede come punto di approdo, non ho motivo di pensare altrimenti, il far tacere le armi, le bombe, che è l’obiettivo di tutti. Però, torno a dire, credo sia stato giusto sino ad oggi comportarci così come abbiamo fatto, anche se ora è necessario che l’Unione Europea debba esercitare una più forte azione di pressing sulla Russia finalizzata al raggiungimento del cessate il fuoco e di una condizione di pace nel più breve tempo possibile, anche definendo una posizione di maggiore autonomia rispetto agli Stati Uniti. Senza certo porre in discussione il posizionamento nell’Alleanza Atlantica, della quale facciamo giustamente parte e di cui siamo una componente fondamentale. Ma al giusto sostegno alla resistenza ucraina ora dobbiamo affiancare il rafforzamento dell’attività diplomatica, anche se a continuare a dire no a qualsiasi ipotesi di dialogo è Putin. Lo dobbiamo innanzi tutto a coloro che sono costretti a fuggire dalla guerra e dalle bombe. La nostra regione sta ospitando circa un quarto del totale di tutti i profughi che in questi mesi sono fuggiti dall’Ucraina.”

Stefano Bonaccini

L’Emilia-Romagna come sempre molto accogliente e solidale.

“C’è stata una risposta straordinaria in particolare da parte delle famiglie, e devo ringraziare anche tutti i sindaci, di ogni colore politico, che si sono mobilitati in questa manifestazione di solidarietà e disponibilità ad accogliere i rifugiati. Poi le prefetture che hanno svolto un ottimo lavoro di coordinamento, la Chiesa, le associazioni di volontariato e il Terzo settore. Ancora una volta a mobilitarsi è stato tutto il sistema regionale.”

Sì, anche a Ravenna molti albergatori hanno messo a disposizione le loro strutture per dare ospitalità a famiglie di profughi ucraini.

“Assolutamente, c’è stata una risposta da parte delle istituzioni, delle autorità dello stato e della società civile, molto bella. Circa il 90 % dei rifugiati arrivati in Emilia-Romagna ha trovato ospitalità presso le famiglie, una dimostrazione di solidarietà che credo vada sottolineata. Dobbiamo augurarci tutti che torni la pace perché oltre al disastro umanitario, questa guerra infligge un duro colpo anche all’economia.”

Intende il problema energetico che ancora ci rende dipendenti in qualche modo dalla Russia?

“Io credo che Putin abbia chiaro che, quando tra qualche anno sarà completato il passaggio a fonti rinnovabili e saremo tutti meno dipendenti dalle forniture energetiche russe, il loro peso sullo scacchiere internazionale sarà molto inferiore, peraltro potendo essi contare su un’industria manifatturiera già oggi non così forte. Noi come Paese paghiamo errori commessi in questi anni, nei quali la mancanza di decisioni chiare ci ha impedito di puntare ad una maggiore autonomia energetica e a un grande piano nazionale sulla produzione di energia pulita, come è stato fatto in altri Stati.”

Tipo?

“Abbiamo rinunciato a fare i rigassificatori e non abbiamo sfruttato appieno gli impianti di gas già attivi, senza certo autorizzare nuove licenze estrattive. Così come la burocrazia e le procedure autorizzative infinite rendono impossibile o quasi la realizzazione di impianti di energia pulita, dal solare all’eolico. Per questo ci siamo messi a disposizione per realizzare in Emilia-Romagna, al largo di Ravenna, il rigassificatore del gas liquido che il Governo sta acquistando da diversi Paesi esteri, già collegato alla rete distributiva nazionale. E, nello stesso tempo, per avviare il più grande investimento europeo per la realizzazione di energia pulita sempre al largo della costa ravennate, dove realizzare un grande parco eolico e del fotovoltaico, grazie al progetto Agnes. A Ravenna esiste un distretto dell’energia che dà tutte le garanzie di sicurezza necessarie, insieme a una infrastruttura strategica come il porto. Con l’accordo di tutte le parti sociali, sindacati e associazioni di categoria. Più in generale, qualcosa si sta muovendo: molti di coloro che qualche anno fa erano contrari alla Tap in Puglia hanno cambiato idea e ne chiedono addirittura il raddoppio.”

Si riferisce ai Cinque Stelle in particolare?

“Sì, su questo fronte si è perso davvero tanto tempo. Per questo penso che il Governo Draghi abbia fatto benead esempioa rivedere certe posizioni sull’estrazione del gas dai pozzi di cui già disponiamo. Da qui nasce l’idea di fare di Ravenna l’hunazionale della rigassificazione, al servizio del territorio e dell’intero Paese, e delle energie rinnovabili. Candidatura che abbiamo avanzato al ministro Cingolani proprio qui in Regione poche settimane fa, raccogliendo un sostanziale via libera. In questo modo riusciremo a raggiungere un graduale affrancamento dal gas russo, facendo calare anche le bollette per famiglie e imprese. Noi siamo pronti già per l’inizio del 2023 a poter ospitare al porto di Ravenna queste navi rigassifitrici. La transizione ecologica richiede azioni concrete. È necessario puntare sempre meno sulle energie fossili investendo su quelle rinnovabili. La sfida a cui la nostra regione non intende sottrarsi è quella di tenere insieme lavoro e tutela dell’ambiente, evitando di mettere in contrapposizione questi due aspetti.”

C’è qualcuno che invece ha fatto resistenza riguardo a questo progetto?

“Beh sì, alcune associazioni ambientaliste, alle quali però voglio dire che se continuiamo a dire no a tutto rischiamo di buttare via tante opportunità che il nostro Paese non può permettersi di perdere. Lo ribadisco, tenendo insieme lavoro e ambiente. Transizione ecologica e sostenibilità sono traguardi non più rinviabili, arriviamoci attraverso progetti e misure realizzabili, adesso.”

Stefano Bonaccini

Tornando alla politica più spiccia, c’è chi la vede come futuro leader del centro sinistra. Cosa ne pensa?

“Sono il Presidente di una Regione straordinaria come l’Emilia-Romagna, ruolo di cui vado orgoglioso. E dobbiamo occuparci di come uscire da questa fase così dura per tantissimi cittadini, sapendo che siamo nelle condizioni di potercela fare.”

Quindi pensa che Letta sia il leader su cui il centro sinistra debba puntare e sia in grado di battere l’avanzata delle destre? Lei in regione ha battuto la destra in un momento in cui l’avanzata di Salvini sembrava incontrastabile… avrà qualche ricetta da suggerire per riproporre il suo modello vincente anche a livello nazionale, no?

“Letta sta facendo un buonissimo lavoro, ponendo il PD al centro del progetto di costruzione di un centrosinistra largo e aperto al civismo. Il suggerimento che mi sento di dare è quello di partire sempre dai programmi, non focalizzarsi sulle formule studiate a tavolino per accontentare un po’ tutti i componenti della coalizione. Sono convinto che bisogna insistere sul concetto di “campo largo” a cui guarda lo stesso Letta, provando a mettere insieme tutte le forze riformiste e progressiste, coinvolgendo, insisto, le migliori esperienze civiche.”

Come le sardine nel suo caso, in sostanza?

“Il civismo espresso da quelle esperienze di partecipazione dal basso che vanno oltre la protesta in nome della proposta e della capacità di governo. Nella società ci sono persone pronte a mettersi in gioco in nome di idee, diritti, valori che rappresentano una spinta che va colta, alla quale va dato spazio. E ricordiamoci che ci sono tantissime persone che non si definiranno mai “di sinistra”, ma che non si riconoscono nella destra nazionalista e populista, a volte con tratti addirittura antieuropeisti, di Salvini e Meloni. Noi dobbiamo essere capaci di ascoltare e coinvolgere quelle persone.”

Secondo lei chi è il leader in pectore della destra, Meloni o Salvini?

“Io penso che le prossime amministrative registreranno una robusta crescita di Fratelli d’Italia e un calo consistente della Lega.”

E questo a suo avviso è un dato preoccupante? Nel senso, Meloni fa più paura di Salvini?

“Nessuno dei due mi fa paura. Entrambi rappresentano una destra sovranista e populista alla quale dobbiamo rispondere con un progetto alternativo di società, non  contro qualcuno, ma a favore di qualcosa. La nostra forza deve essere la capacità di proposta unita a quella di ascolto, per il lavoro, la sanità pubblica e di territorio, la scuola e il diritto allo studio, il rafforzamento delle reti sociali, la ricerca e l’innovazione, un patto sociale con sindacati, imprese e tutte le componenti della società per la crescita sostenibile, così come abbiamo fatto in Emilia-Romagna con il Patto per il Lavoro e per il Clima. Un fronte progressista ed europeista che sappia occuparsi delle persone e dei territori. Qui la destra che si è candidata contro di me puntava alla privatizzazione di almeno un buon 50% del sistema sanitario regionale. Ma la salute è un diritto irrinunciabile e il povero, così come il ricco, deve essere curato alla stessa maniera. Lo stesso per l’istruzione e il lavoro. Sono diritti inalienabili.”

Sanità e scuola, in questi due ambiti la nostra regione è un modello per il paese, giusto?

“Non uso mai la parola modello. Parlerei piuttosto di ‘un modo di essere’ dell’Emilia-Romagna, che si è visto anche nella ricostruzione dopo il terremoto. Quando il 20 maggio, in occasione del decennale del sisma in Emilia, è venuto qui il Presidente Mattarella ha detto “l’Italia deve esservi grata per la capacità che avete avuto in 10 anni di ricostruire i danni che il terremoto aveva causato, ho ringraziato a nome di tutti gli emiliano-romagnoli e ho affermato che c’è anche un’Italia nella quale le cose funzionano, si fanno bene. Il nostro modo di essere è il saper lavorare insieme, nella consapevolezza che da solo non te la puoi cavare, e per raggiungere obiettivi importanti bisogna lavorare con coesione e spirito di gruppo.”

Sull’alleanza tra PD e Cinque Stelle cosa pensa?

“Il Movimento 5 Stelle ha fatto in questi anni dei grandi passi in avanti, dai tempi in cui appoggiavano i gilet gialli in Francia. Ora, invece, sposano una logica europeista e mi pare vogliano stabilmente collocarsi in un campo progressista e riformista, archiviando la stagione gialloverde. Basti pensare che in due città come Ravenna e Bologna lo scorso ottobre sono stati nostri alleati nella coalizione di centrosinistra che ha prevalso al primo turno. Ma dove collocarsi, ripeto, lo devono decidere loro. E in conseguenza di questo, si potrà ragionare o meno di alleanze. Che, ripeto, per quanto mi riguarda non si fanno a tavolino, ma solo su un programma condiviso.”

A Ravenna infatti hanno espresso un assessore in giunta, Igor Gallonetto.

“Esatto. A Rimini invece hanno preferito andare da soli e sono crollati, al punto che per i prossimi 5 anni non avranno nemmeno un consigliere comunale.”

E Italia Viva? In alcune località i renziani hanno appoggiato il candidato del centro destra…

“I cittadini dalla politica credo si aspettino coerenza e la scelta di Italia Viva di stare in coalizioni di centrodestra in alcuni comuni non mi pare lo sia. C’è da dire che nella nostra regione Italia Viva (e anche Azione) restano collocati nel centrosinistra e siamo alleati nella quasi totalità dei comuni al voto o al governo, in quelli dove si è già votato.”

Lei è stato contento quando il leader delle sardine Mattia Santori si è candidato ed è stato eletto in consiglio comunale a Bologna? Pensa che le sardine rispunteranno fuori o sono tornate in mare definitivamente?

“Non lo so, lo decideranno loro… a me, a noi, diedero una grossa mano nel riattivare in tanti cittadini la voglia di tornare nelle piazze. Io peraltro a Mattia consigliai di candidarsi a Bologna, perché andare in piazza non basta, serve anche assumersi la responsabilità di governare. Per me governare vuol dire stare anche in mezzo alla gente, nei territori, nelle piazze, nei mercati, nei luoghi di lavoro e di studio, non solo dentro il Palazzo o in ufficio. Il che non vuol dire che se uno è incapace, per il solo fatto di stare in mezzo alla gente, diventa automaticamente capace. Però nella mia esperienza di amministratore pubblico ho capito sulla mia pelle che se non conosci i luoghi e le persone, è difficile provare a fare bene. Il confronto non deve mai mancare, perché è solo confrontandosi con le persone che puoi avere il riscontro se le cose che stai pensando di fare sono giuste o meno. Capisci se stai facendo la cosa giusta e quando devi cambiare idea. Cogli sfumature che stando chiuso in ufficio non puoi cogliere. Noi da sei anni siamo la regione che è cresciuta di più nel paese, che esporta di più nel mondo, che è diventata attrattiva per investimenti all’estero. E io sono determinato a contribuire che tutto questo prosegua, con il contributo che può dare un’istituzione come la Regione.”

Stefano Bonaccini

Nell’immagine che alcuni le attribuiscono di uomo di polso, incarna un po’ il prototipo dell’emiliano-romagnolo sanguigno e un po’ autoritario, si riconosce?

“Beh, una cosa che mi appartiene è la velocità nel saper prendere le decisioni. Penso che la politica sia mediamente troppo lenta a decidere. Io difendo il mio diritto-dovere di decidere e se necessario di decidere alla svelta, perché i cittadini mi hanno eletto anche per questo. Io se qualcuno mi dice che quello che ho fatto non lo condivide lo accetto, perché si chiama democrazia. D’altra parte, credo di trovarne pochi che mi possano imputare di non avere fatto quello che avevo promesso. Poi è vero anche che se vuoi andare veloce puoi andare da solo, ma se vuoi andare lontano devi andarci insieme agli altri.”

A Ravenna e in Romagna c’è ancora qua e là l’idea che l’Emilia sia trattata come fosse serie A e la Romagna serie B… Ma lei ci vuole bene a noi romagnoli? 

“Io penso che l’Emilia senza la Romagna e la Romagna senza l’Emilia sarebbero entrambe più fragili. La nostra regione compete con le regioni più avanzate d’Europa perché ha eccellenze straordinarie e una fortissima propensione all’intraprendere e al fare “insieme”. E il suo segreto sta proprio nel suo mix, in quel trattino che tiene insieme la nebbia della Valle Padana con le spiagge della riviera o la neve in Appennino.”

Quindi lei al mare viene spesso in Romagna? Le piace la nostra riviera?

“Sì, sono sempre andato al mare a Rimini, a Cervia, fino ai 16 anni andavo coi miei genitori alla pensione Clelia a Riccione, una stella, ma si stava e si mangiava benissimo.” 

I lidi ravennati le piacciono?

“Sìmolto. La forza dei romagnoli sta nella loro straordinaria ospitalità. Rimini nel 1945 era una terra più rasa al suolo di Berlino, la nostra regione nel suo complesso era una delle aree più arretrate del paese. Se siamo diventati, da poverissimi che eravamo, una delle realtà con la qualità della vita più alta in Europa, questo lo si deve al sacrificio e alla dedizione dei nostri nonni e dei nostri genitori, che si sono sempre lamentati poco e rimboccati le maniche. In Romagna, senza avere le bellezze naturalistiche della Sardegna o dei Caraibi (benché il nostro mare oggi sia tra i più puliti), ci si è inventati nel dopoguerra una eccellente industria turistica che ha attirato turisti da tutto il mondo. E il segreto di questo successo stava tutto nella straordinaria ospitalità, nella capacità di organizzare servizi di alta qualità, per tutte le età e per tutte le tasche.”

E Ravenna?

“Viva Ravenna, città bellissima, assolutamente!”

Stefano Bonaccini
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Commenti

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  1. Scritto da Nicola Grandi

    Tecnicamente sarà anche vero ma Certo è che per definire “l’uomo che ha battuto la destra” un presidente che ha vinto le ultime elezioni in una regione governata da 70 anni dallo stesso partito serve davvero … chiamiamola una bella fantasia….

  2. Scritto da Rusty

    Battere la destra in Emilia-Romagna è un’impresa. Non ci era riuscito nessuno, prima.

  3. Scritto da Direttore

    Gentile Nicola Grandi, ovviamente il titolo è costruito partendo da un libro che Bonaccini ha scritto dopo le elezioni del 2020, che lui vinse contro il pronostico di molti. Non c’è nessuna fantasia. Solo un po’ di memoria. Quando la corsa per la Regione Emilia-Romagna cominciò, quasi tutti davano per scontata la vittoria della Lega di Salvini che aveva il vento in poppa. Poi successero molte cose. LA REDAZIONE

  4. Scritto da batti

    concordo con la direzione
    non ci credeva nessun o in primis lo stesso BONACCINI
    se non venivano fuori le sardine non faceva neppure campagna elettorale
    si era convinto pure lui che la borgonzoni era meglio
    abbiamo avuto culo, se vinceva la borgonzoni eravamo nella..
    sono incapaci, poco senso del dovere, e non fanno il kilo

  5. Scritto da b

    sig. grandi, se questa regione è governata dallo stesso partito ci sarà pure una ragione
    negli ultimi 70 anni siamo partiti con una regione tra le più povere d’italia e siamo arrivati fin qui, in primis con olio di gomito delle persone
    e le stesse persone scegliendo chi doveva amministrare la cosa pubblica poi ci sono state alcune varianti tipo guazzaloca ma poi si sono GUARDATI BENA DAL RIPETERE