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Porto di Ravenna: aprile fa segnare un calo del 28,9%, nel primo quadrimestre – 17%

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L’effetto Coronavirus ha prodotto risultati molto negativi per i traffici portuali di Ravenna nel mese di aprile. La cosa era attesa e non fa particolarmente scalpore, ma vedere il segno meno 28,9% nella statistica fa sempre male. Dunque, secondo i dati diffusi da Autorità Portuale la movimentazione nel Porto di Ravenna dei primi quattro mesi del 2020 è stata pari a 7.243.658 tonnellate di merce, in calo del 17% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (altri porti hanno avuto cali superiori a Ravenna). Il mese di aprile è stato in linea con marzo (quando la flessione era stata del -30,4%): la movimentazione è stata, infatti, pari a 1.653.929 tonnellate, il 28,9% in meno rispetto a 12 mesi fa. Gli sbarchi e gli imbarchi del primo quadrimestre sono stati, rispettivamente, pari a 6.171.126 (-18,2%) e 1.072.532 (-9,4%) tonnellate.

L’ANALISI DI AUTORITÀ PORTUALE

Analizzando le MERCI PER CONDIZIONAMENTO, si evince che le merci secche (rinfuse solide e merci varie) sono calate del -19,6% (1.165 mila tonnellate in meno), i prodotti liquidi hanno registrato una diminuzione del 10,5%, mentre per le merci unitizzate, quelle in container risultano con un passivo del -10,1% e quelle su rotabili del -17,2%.

Il COMPARTO AGROALIMENTARE (derrate alimentari e prodotti agricoli), con 1.413.519 tonnellate di merce, ha registrato un calo dell’11,3% rispetto ai primi quattro mesi dello scorso anno. La contrazione riguarda soprattutto i beni di prima necessità destinati al commercio, ovvero i cereali, il grano e il mais (passati da 570.748 a 173.788 tonnellate, in calo del 69,6%), che hanno risentito sia della minore domanda causata dalla chiusura della ristorazione e dell’assenza di turisti, sia dell’accumulo di scorte alla fine dello scorso anno. Inoltre, malgrado i valori dei noli delle navi siano molto bassi, il treno è risultato molto competitivo grazie a politiche di sostegno al ferroviario e a politiche daziarie: dall’Ungheria sono, infatti, arrivate 3/4 tradotte a settimana che equivale ad una nave in meno a settimana. Dal 5 maggio, poi, si è registrato un nuovo rialzo per il dazio all’importazione nell’Unione Europea per mais, sorgo e segale, salito a 10,40 euro/tonnellata, rispetto il dazio di 5,27 euro/tonnellata scattato a partire dal 27 aprile, secondo un meccanismo automatico di adeguamento applicato per l’ultima volta, come ricorda una nota della Commissione agricoltura UE, con i dazi in vigore tra agosto 2017 e marzo 2018 (tra € 5 e € 10 per tonnellata). Dal 3 marzo 2018 al 27 aprile 2020, il dazio era fissato a 0 € per tonnellata. L’entrata in vigore dei dazi è dovuta ad un forte calo dei prezzi del mais americano (a causa del crollo dei prezzi del petrolio, che ha portato a un calo della domanda di bioetanolo negli Stati Uniti, per la cui produzione il mais è la principale materia prima, come pure dei costi di trasporto, sia per le previsioni di un raccolto record di mais per il 2020/2021 a livello globale) che attualmente sarebbe il più basso al mondo e avrebbe trascinato al ribasso i prezzi del mais in tutto il resto del mondo. In significativo aumento, invece, i semi oleosi, 356.724 tonnellate (+47,2%) destinati al ciclo industriale, che ha mantenuto determinati standard di fabbisogno legati alla produzione in aumento nel nostro porto.

I MATERIALI DA COSTRUZIONE , con 1.248.574 tonnellate movimentate, hanno registrato una flessione del 18,5% rispetto alla medesima movimentazione dello scorso anno, da imputarsi principalmente al calo delle materie prime per la produzione di ceramiche del distretto di Sassuolo (-232.284 tonnellate; -17,3%). Il calo è l’ovvia conseguenza della chiusura e della ripartenza molto lenta delle aziende del distretto ceramico. La perdita principale è per il feldspato, di cui erano già presenti scorte nei magazzini; un po’ meglio l’argilla, per la quale, invece, le scorte erano esigue. Sospesi, comunque, per tutto il mese i treni delle argille che collegano il nostro porto con Dinazzano.

I PRODOTTI METALLURGICI, con 1.815.752 tonnellate, risultano in calo, rispetto ai primi quattro mesi dello scorso anno, del 26,8%, Secondo Federacciai, ad aprile il lockdown ha portato la produzione italiana di acciaio a livelli minimi. Dopo il -40,2% registrato nel mese di marzo, il quarto mese del 2020, quello in cui il fermo da “Covid” è stato maggiormente incisivo, ha visto un calo del -42,5%. Per quanto riguarda le due principali categorie in cui i prodotti siderurgici si dividono, lunghi e piani, i lunghi sono stati quelli a risentirne maggiormente. Per questi ultimi, la causa è stata il lungo stop del distretto bresciano, dove operano aziende che, nelle maggior parte dei casi, non rientravano nelle filiere strategiche decise dal Governo, e sono state le prime a doversi fermare. Il calo sui quattro mesi è stato del 25%, pari a 3,2 milioni di tonnellate prodotte in meno rispetto allo scorso anno. Per i piani, invece, con un calo del 19,5% nel primo quadrimestre, grazie anche alla tenuta produttiva di Arvedi, i danni sono stati limitati. I Paesi da cui sono calate maggiormente le importazioni sono la Turchia (-31,7%), che nei primi tre mesi ha esportato il 35,4% in meno dell’anno precedente, l’India (-45,9%), dove nel mese di aprile la produzione si è ridotta drasticamente del 70%, e la Cina (-72,7%), per un totale di 480 mila coils su 660 mila in meno. Tengono Corea del Sud e Germania. Tenuto conto che il Porto di Ravenna è il primo Porto italiano di importazione extra UE di prodotti siderurgici e tra i principali europei, preoccupa la richiesta avanzata alla Commissione Europea da parte del Governo italiano, sostanzialmente in linea con le analoghe richieste di Eurofer (l’associazione europea dei produttori di acciaio) e del sindacato europeo IndustriAll, di rivedere le misure di salvaguardia al fine tutelare il comparto siderurgico europeo, limitando drasticamente le possibilità di importazione da Paesi Extra UE con il taglio delle quote del 75% nei prossimi mesi. Infatti, alcuni di questi Paesi (tra i principali mercati di riferimento del nostro porto) hanno avuto un minore impatto da Covid-19 e hanno continuato a produrre in questi mesi (Turchia, Cina, Russia). Appelli contrari alla visione “protezionistica” di Eurofer sono giunti alla Commissione Europea, , invece, dai distributori e dai trasformatori di acciaio, come Assofermet (l’associazione nazionale dei commercianti di acciaio, ferro e altri metallurgici) e EUNIRPA (associazione europea dei trasformatori indipendenti di vergella), i quali segnalano come un numero significativo di produttori indipendenti “sia ancora in grado di continuare le operazioni perché possono continuare a reperire le loro materie prime a prezzi ragionevoli e commercialmente validi da una varietà di fonti anche al di fuori dell’Ue. Qualsiasi tentativo di ridurre ulteriormente la disponibilità di materie prime importate costituirebbe un duro colpo. Eventuali restrizioni aggiuntive sulle importazioni porterebbe a chiusure e alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro”. Se l’inasprimento delle misure di salvaguardia sull’acciaio fosse confermato, Ravenna risulterebbe il porto italiano maggiormente danneggiato in Italia e tra quelli maggiormente danneggiati in Europa, con l’orizzonte ulteriormente offuscato dall’avvio, da parte della Commissione europea, di un procedimento antidumping relativo alle importazioni di alcuni prodotti piani originari della Turchia, principale Paese di import per il nostro porto.

In calo i PRODOTTI PETROLIFERI (-15,7%) e i CHIMICI LIQUIDI (-16,0%). Per i CONTENITORI, pari a 65.199 TEUs, si sono registrati 6.614 TEUs in meno rispetto ai primi quattro mesi del 2019 (-9,2%). Nel mese di aprile i TEUs sono stati 17.135, con una flessione del 12,8%.

Segno negativo per i TRAILER, 17.010 pezzi, con 3.641 pezzi in meno rispetto allo scorso anno (-17,6%); ancora più negativo il risultato per il mese di aprile, in cui si sono registrati 2.459 pezzi (-51,3%). Per gli automotive i pezzi sono stati 2.137 (-52,2%). Azzerate le crociere nel nostro porto, in linea con il resto del settore in cui il coronavirus ha avuto un impatto durissimo.

Il TRAFFICO FERROVIARIO, con 1.095.466 tonnellate movimentate nel primo quadrimestre 2020, ha registrato un calo dell’8,6%, dovuto principalmente agli inerti, calati di oltre il 40%, pari a oltre 100 mila tonnellate, e ai metallurgici (-8,7%, oltre 40 mila tonnellate). In significativo aumento i cereali e sfarinati (+61,6%), grazie ai treni provenienti dall’Est Europa (di cui si diceva innanzi), che hanno trasportato quasi 50.000 tonnellate di frumento in più in entrata. In aumento (+8,5%) anche i chimici. Il numero dei treni (1.216) risulta in crescita del 3,6%; in calo, invece, i carri (- 3.680).

Per i TEUs si è registrato un -16,9%, ovvero 897 TEUs in meno. Per quanto riguarda il solo mese di aprile, la merce è diminuita del 25,0%, in quanto, come già detto innanzi, sono stati sospesi i treni delle argille, mentre il numero dei treni è calato del 29,9% (204 treni, 87 in meno rispetto ad Aprile 2019). Ad aprile è partito il servizio di Medlog sulla rotta “Milano Segrate – porto di Ravenna – Milano Segrate” (due coppie di treni per il trasporto di container, con partenze in import dal porto di Ravenna nei giorni di giovedì e sabato e, per l’export da Milano Segrate, nei giorni di mercoledì e venerdì) che trasferirà in importazione principalmente vetro, zucchero, plastica e chimici, mentre in esportazione prevalentemente prodotti finiti come, ad esempio, bibite, alimentari, mobili. In aprile si sono registrate 5 coppie di treni e oltre 300 TEUs.

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