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ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 11 / Pietro Bandini, il sacerdote romagnolo che fondò la prima “comunità italiana” degli Usa

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Nella puntata n. 5 di questa nostra rubrica abbiamo trattato di Giuseppe Bandini, il forlivese “prete cow-boy” impegnato nelle missioni sulle Montagne Rocciose, e di suo nipote Tito. Oggi parliamo invece del fratello di Giuseppe, Pietro, che ebbe, anch’egli, un ruolo di primo piano per quanto riguarda la presenza, la vita e l’organizzazione degli italiani negli Stati Uniti d’America, a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento.

Pietro Bandini, nato a Forlì nel 1852, fu ordinato sacerdote gesuita a Bertinoro nel 1877, e nel 1882, come aveva fatto il fratello, raggiunse le Missioni nord-americane delle Montagne Rocciose. Qui per sette anni operò in Montana, nelle missioni di St. Ignatius e di St. Xavier, in un ambiente “di frontiera” e tra tribù native quali i Crow, poi fra i Cheyenne, nella missione di St. Benedict. Rientrò in Italia nel 1889, ricoprendo brevemente l’incarico di vice-direttore del collegio cuneese di San Tommaso d’Aquino, ma l’anno successivo, lasciata la Compagnia di Gesù per motivi mai del tutto chiariti (si parlò di un non meglio precisato «comportamento più volte imprudente»), tornò in America con i Padri Scalabriniani, stavolta con la missione di assistere i sempre più numerosi italiani emigrati a New York, dove fu segretario della assistenziale Società San Raffaele e dove fondò una parrocchia, che ampliò nel 1895 affittando i locali di una ex chiesa protestante in Sullivan Street.

Pietro Bandini

Pietro Bandini

Abbandonato l’impegno con i missionari di monsignor Scalabrini nel 1895, e conscio delle grandi difficoltà che si trovavano a dover affrontare i nostri connazionali che giungevano nel Nuovo Mondo, strappati a una realtà contadina e tradizionale per ritrovarsi spesso in una realtà industriale o comunque in un diverso contesto lavorativo e sociale, Bandini decise di lasciare New York, con un gruppo di immigrati, per tentare altrove una nuova e migliore esperienza.

Si spostò per questo in Arkansas, dove però il suo progetto rischiò di fallire sul nascere: la colonia di un centinaio di famiglie insediatasi nel 1897 a Sunnyside, vicino al corso del Mississippi, fu decimata dalle malattie e dalle difficili condizioni climatiche, e vessata dalle condizioni imposte dai proprietari terrieri locali (fra cui Austin Corbin).

Sunnyside

Cartello che ricorda l’insediamento italiano a Sunnisyde

Così il religioso romagnolo decise di spostarsi in una zona migliore dello stesso Arkansas, più a nord-ovest, in cerca di un clima più temperato e adatto alle coltivazioni più conosciute dai nostri, soprattutto quella della vite. Convocò i coloni italiani e pronunciò loro un discorso, di cui riportiamo un brano: «Ho promesso a Dio che vi avrei salvati, e vi salverò. Se c’è un codardo che teme di affrontare le difficoltà, si faccia avanti. Se c’è uno, fra voi, così attaccato alle cose materiali da lagnarsi e piagnucolare se ogni tanto non può saziare la fame, e da non saper dormire allo scoperto, sotto le stelle, come facevano i nostri padri, quell’uno si faccia avanti! Voi siete il mio gregge, ed io, che sono il pastore inviatovi dalla volontà di Dio vi guiderò all’ovile. Seguitemi senza indugio» (in John T. Faris, The Romance of Forgotten Towns, Harper & Brothers, New York 1924, p. 322). Poi partì con i suoi coloni verso la nuova meta, laddove, grazie a una trattativa con la St. Louis & San Francisco Railroad, aveva ottenuto la disponibilità di 900 acri di terra nella contea di Ozark, a un’altitudine di 500 metri sul livello del mare che garantiva un buon clima.

Il nuovo insediamento a cui diedero vita dal 1898-1899 fu chiamato Tontitown, in ricordo dell’esploratore italiano Enrico (Henri) de Tonti, che aveva fondato il primo insediamento di bianchi in Arkansas nel 1686, e sul quale ci soffermiamo un attimo. De Tonti, dopo un passato da militare nell’esercito francese, aveva collaborato all’espansione dei domini coloniali francesi in Nord America. Era giunto in Québec (Canada) nel 1678 con La Salle, e in seguito con lui aveva esplorato la regione dei Grandi Laghi, il corso del Mississippi dall’area dell’odierna Chicago fino al Golfo del Messico e altre zone, aveva praticamente fondato New Orleans, contribuendo alla conoscenza di molti territori fino ad allora inesplorati dai bianchi, come gli attuali Illinois, Alabama, Arkansas. Aveva combattuto contro gli inglesi e i loro alleati nativi Irochesi, era stato ambasciatore presso tribù “indiane”, aveva fatto nuove spedizioni, aveva co-fondato Detroit insieme ad Antoine Cadillac e ne era stato governatore per dodici anni, conquistandosi un ruolo di assoluto rilievo nella scoperta e conquista del Nuovo Mondo. Era morto a Mobile nel 1704.

Fu in suo onore, dunque, che i nostri connazionali guidati da Bandini diedero il nome all’insediamento che fondarono in Arkansas. Il terreno acquistato era in parte pietroso e coperto di cespugli, ma lo dissodarono; con i tronchi abbattuti in vicine foreste si costruirono le case, ed eressero una chiesetta in pietra. La nascente cittadina si sviluppò come centro rurale e consentì a molti nostri connazionali di stringersi in una comunità di uomini liberi dalla situazione di servaggio in cui erano stati costretti a lavorare in precedenza, quando avevano subìto condizioni di sfruttamento e di discriminazione.

Tontitown

A Tontitown e nelle sue sue campagne sorsero così, oltre a vigne, frutteti e allevamenti di mucche, una cooperativa di commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, una cantina sociale e una scuola per i bambini e i giovani. Per finanziare l’acquisto di nuovi e ulteriori terreni necessari per espandere la comunità, molti uomini andarono a lavorare nelle miniere di zinco locali o in quelle di carbone del vicino Oklahoma.

Tontitown
Tontitown

Coloni italiani a Tontitown

Ma la vita di Tontitown e dei suoi abitanti non era tutta rose e fiori: molti di coloro che vivevano da prima in zona non vedevano di buon occhio l’arrivo degli italiani, così incendiarono la scuola che i nostri connazionali avevano eretto per i bambini. Nell’occasione Pietro Bandini, che prima di fare il sacerdote era stato ufficiale dell’esercito italiano, imbracciò il fucile e andò di persona a informare i violenti che, se fossero tornati a insediare la comunità, avrebbero trovato posti di guardia e pallottole. Funzionò: gli animi si placarono, e poi sparirono ogni inimicizia e discriminazione.

A Tontitown, Arkansas, dalla sua fondazione fino a oggi si tiene annualmente il Grape Festival, corrispondente alle nostre “Feste dell’Uva”, che richiama una grande folla da tutto lo stato.

Tontitown
Tontitown

Il Tontitown Grape Festival ieri e oggi

Pietro Bandini rientrò temporaneamente in Italia nel 1911, per ritirare un premio alla Esposizione di Torino ed essere ricevuto a Roma da papa Pio X e dalla Regina Margherita di Savoia. Morì il 2 gennaio del 1917 a Little Rock, in Arkansas, e fu sepolto nel cimitero di Tontitown, di cui era stato eletto sindaco nel 1909 (fu il primo sacerdote cattolico ad avere una simile carica negli USA).

Libro

PER APPPROFONDIRE

Jeffrey Lewellen, Sheep Amidst the Wolves: Father Bandini and the Colony at Tontitown, «Arkansas Historical Quarterly», 45 (Spring 1986), pp. 19–40.

Andrew F. Rolle, Gli emigrati vittoriosi. Gli italiani che nell’Ottocento fecero fortuna nel West americano, Rizzoli, Milano 2003.

Paul V. Canonici, The Delta Italians, I, Their Pursuit of “The Better Life” and Their Struggle Against Mosquitos, Floods, and Prejudice, I, Calò Creative Designs, Madison 2003.

Paolo Poponessi, In America voglio andare, L’Almanacco, Forlì 2004.

Susan Young, “So Big, This Little Place”. The Founding of Totnitown, Arkansas, 1898-1917, Tontitown Historical Museum, Tontitown (Ark.) 2009.

Edward C. Stibili, Pietro Bandini: Missionary, Social Worker and Colonizer, 1852-1917, Ebook and Materials on-line, 2018.

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