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Le Rubriche di RavennaNotizie - Romagna Mondo

ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 14 / Sante Righini da Pisignano di Cervia a New York e il sogno infranto sul Titanic

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Abbiamo, in precedenti numeri di questa rubrica, raccontato le storie e ripercorso le vicende di diversi nostri conterranei che scelsero la via dell’America e che ebbero ruoli e avventure nel Nuovo Mondo. Non ci siamo però mai soffermati sul lungo viaggio in nave che dovettero affrontare per attraversare l’Oceano Atlantico e approdare su quelle lontane sponde. Un viaggio che da molti fu vissuto in condizioni difficili e disagiate, e che per tutti poteva nascondere pericoli.

Pericoli che a volte si concretizzarono in naufragi, il più noto dei quali è sicuramente quello occorso al gigantesco transatlantico Titanic. Bastimento nuovo di zecca e all’avanguardia per i tempi, ritenuto inaffondabile e assurto a notorietà internazionale ancor prima della sua partenza avvenuta in pompa magna, con un carico di oltre 2.200 persone di ogni ceto tra passeggeri e membri dell’equipaggio, la grande nave si inabissò alle prime ore del 15 aprile 1912, dopo i danni causati dallo scontro con un iceberg, avvenuto alle 23.40 del giorno 14 in un punto dell’oceano noto come “angolo sud-est di Terranova”, dove i piroscafi diretti a ovest effettuavano un cambio di rotta. Il viaggio (che era quello inaugurale) era partito dal porto inglese di Southampton alle ore 12.00 del 10 aprile; dopo avere attraversato la Manica, il Titanic era giunto in serata a Cherbourg in Francia, lasciata qualche ora dopo alla volta di Queenstown (oggi Cobh), in Irlanda, dove erano scesi 7 passeggeri e si erano imbarcati numerosi emigranti irlandesi. Da qui il bastimento era ripartito alle 13.30 dell’11 aprile con destinazione New York, mai raggiunta per via del disastro che costò la vita a oltre 1.500 persone e che divenne, per molti versi, leggenda e oggetto di rivisitazioni storiografiche, letterarie e cinematografiche.

Titanic

Il Titanic

Ebbene, sul celeberrimo Titanic trovarono la morte anche due romagnoli (perlomeno d’origine), Sante Righini e Francesco Nannini (di quest’ultimo tratteremo nel prossimo numero della rubrica). Sante Righini era nato a Pisignano di Cervia il 19 novembre del 1883. I genitori (Giuseppe Righini detto “Finon” e Geltrude Pedrelli) gestivano in paese una drogheria con annessa macelleria, attività a cui Sante fin da ragazzino, dopo avere frequentato le scuole elementari, collaborò. Un piccolo mondo che probabilmente gli andava stretto e non doveva apparirgli come prospettiva allettante, tanto che all’età di vent’anni decise di partire per l’America seguendo le orme della sorella Emma, che già lo aveva fatto nel 1895 e che nel Nuovo Mondo aveva incontrato un buon destino, sposando un benestante emigrante svizzero di professione broker, Frederick Wenger. Aveva anche altre due sorelle, Ida ed Elvira.

Dunque Sante, forte anche di quel solido punto di riferimento, il 3 dicembre del 1903 si imbarcò a Napoli sulla nave Palatia diretta a New York. Sceso come tutti gli emigranti ad Ellis Island e superati i controlli di rito, raggiunse la sorella, che viveva in città e che presto, grazie alle proprie conoscenze nell’alta società, gli trovò un buon impiego come cameriere-maggiordomo presso una ricca signora, Ella Holmes, vedova White. «Per alcuni anni», scrive in un articolo Ottavio Righini, nipote del primo cugino di Sante, «svolse la sua mansione con dedizione e solerzia facendosi benvolere dalla signora Ella, tanto che allorché questa decise di concedersi una esclusiva vacanza in Europa, oltre alla propria cameriera personale [la signorina Nellie Mayo Bissette] si fece accompagnare anche da Sante, che nel frattempo, era il 1910, aveva ottenuto la cittadinanza americana».

Proprio il fatto che fosse registrato all’imbarco come cittadino statunitense e che fosse fruitore di un «biglietto congiunto» (il numero 17760) acquistato dalla signora Holmes-White per sé e per i propri dipendenti e accompagnatori (sul biglietto, accanto al nome della donna, compariva la scritta «plus servant», cioè «con servitù») ha a lungo impedito che nell’elenco delle vittime del Titanic il Righini risultasse chiaramente, e tantomeno che comparisse come nostro connazionale. Solo il costante e meticoloso lavoro di un instancabile ricercatore delle vicende del Titanic e dei suoi passeggeri, Claudio Bossi (autore di diversi libri sull’argomento), che ha divulgato i dettagli relativi a Righini nel 2019, poi le testimonianze del parente Ottavio Righini, che ha reso note e affidato alla stampa le memorie familiari nel citato articolo del 2020, consentono oggi di poter annoverare il giovane uomo di Pisignano fra le vittime “italiane” (e romagnole) del Titanic.

La signora Ella Holmes White, dunque, i suoi dipendenti Sante Righini e Nellie Mayo Bissette e l’amica Marie Grace Young, salirono a bordo del Titanic nel suo scalo francese di Cherbourg e presero possesso della lussuosa suite di prima classe che avevano prenotato (quattro stanze, un salotto e due bagni).

Titanic

Ella Holmes White al centro, a sinistra Marie Grace Young

Scrive ancora Ottavio Righini: «Sante svolgeva nell’appartamento assegnato le sue mansioni di maggiordomo e partecipava alla vita comune dei passeggeri di prima classe, avendone quasi gli stessi privilegi. Poteva pranzare e cenare al tavolo della signora e dell’amica con la collega cameriera personale, quindi usufruendo della cucina di un celebre connazionale, Luigi Gatti, che curava il ristorante Ritz di prima classe, ascoltare la musica di un’ottima orchestra nel salone delle feste, passeggiare sui ponti più alti della nave. Certamente pensava di stare vivendo i giorni più belli della sua ancora giovane vita. E se si fosse sposato e avesse avuto dei figli e poi dei nipoti, i racconti inerenti quel viaggio li avrebbero lasciati allibiti e attoniti».

Titanic

Cabina di prima classe sul Titanic

 Ma, come sappiamo, le cose andarono nella maniera più drammatica e forse impensabile. Sante Righini non trovò posto sulle scialuppe di salvataggio, che invece accolsero Ella Holmes White (che in seguito fu fra i testimoni che descrissero lucidamente la rottura in due parti del Titanic prima dell’affondamento), la sua amica Marie e la cameriera Nellie Bissette, fino al loro salvamento ad opera di navi giunte diverse ore dopo in soccorso. Navi che, oltre a recuperare i sopravvissuti, si impegnarono anche nel recupero dei corpi delle vittime che fu possibile ritrovare.

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L’affondamento del Titanic in una stampa dell’epoca

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L’iceberg che probabilmente causò il naufragio del Titanic nella foto scattata da un marinaio imbarcato sulla Bremen

Titanic

Scialuppe di salvataggio del Titanic fotografate da bordo del Carpathia

La nave Mackay Bennet recuperò fra gli altri anche il cadavere di Sante Righini, che fu poi contrassegnato con il numero identificativo 232 e descritto dagli addetti al pietoso compito come uomo di circa trent’anni, bruno, con baffi sottili, indossante pantaloni neri e cappotto grigio. Il corpo del nostro conterraneo fu portato ad Halifax, in Nuova Scozia (Canada), dove venne riconosciuto, grazie anche ad un anello con incise le iniziali e all’etichetta del soprabito, dal cognato Frederick Wenger, giunto sul luogo a quello scopo. Successivamente il corpo fu portato a New York e sepolto nell’Evergreen Cemetery di Brooklyn, nella tomba delle famiglia Wenger, dove tutt’ora riposa insieme alla sorella e al cognato, sotto una lapide che riporta i nomi di Frederick, di Emma e appunto del nostro Sante Righini, «partito da Pisignano con tante speranze che affondarono con lui e con l’“inaffondabile” transatlantico Titanic».

Titanic

I corpi delle vittime ricomposti ad Halifax

PER APPROFONDIRE

Claudio Bossi, Titanic: storie, leggende e superstizioni sul tragico primo e ultimo viaggio del gigante dei mari, De Vecchi, Milano 2012.

Marco Cussi (a cura di), Naufragi: storia d’Italia sul fondo del mare, Il Saggiatore, Milano 2017.

Ottavio Righini, Da Pisignano (Cervia) a Brooklyn (New York). Iceberg, dritto davanti a noi!, in Annali Romagna 2020, supplemento al n. 99 di «Libro Aperto», 2020, pp. 206-209.

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Commenti

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  1. Scritto da Axl Rose

    Fantastico, nonostante la mia grande passione per il Titanic non conoscevo la storia di questo passeggero. Grazie !