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ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 34 / I vescovi guerrieri ravennati, legati del Papa, impegnati nella terza, quarta e quinta crociata

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Nel 1188 papa Clemente III, a seguito dell’occupazione turca di Gerusalemme, bandì la terza Crociata (1189-1192). Ad essa prese parte attiva la Chiesa ravennate, perché l’arcivescovo Gerardo fu nominato per essa legato pontificio: il papa cioè lo chiamò a rappresentarlo nell’impresa. Gerardo viaggiò molto in Italia allo scopo di chiamare gente alla spedizione e al suo avvio, lasciata la reggenza della Chiesa ravennate a un vicario, s’imbarcò insieme a molti romagnoli e al vescovo di Faenza. Morì combattendo in Terrasanta nel 1190.

Crociati

Tutto ciò è raccontato da Girolamo Rossi nelle sue cinquecentesche Historiarum Ravennatum (citiamo dall’edizione tradotta in italiano e curata da Mario Pierpaoli, Storie ravennati, 1997) dove leggiamo tra l’altro: «l’arcivescovo Gerardo […] salì sulle navi veneziane […] e partì per la spedizione in Oriente, conducendo con sé tra i vescovi suffraganei Giovanni di Faenza: si aggiunse a lui l’arcivescovo di Pisa. Ci sono alcuni i quali scrivono che l’arcivescovo ravennate era il comandante della flotta veneziana e quello di Pisa della flotta pisana, formata da cinquanta triremi. Quando arrivarono a Tiro, furono di grande aiuto a quelli che con grande violenza erano assediati da Saladino. Rotto quell’assedio, si passò a circondare Tolemaide; arrivando Saladino con truppe fresche e molto ben armate, si attaccò un’atroce battaglia. L’arcivescovo Gerardo, valoroso condottiero e nello stesso tempo devoto stimolatore, insigne per spirito religioso e per armi, cadde, mentre assaliva con tutte le sue forze i nemici e proteggeva i suoi, e con lui cadde anche il vescovo di Faenza», cioè Giovanni, che secondo le fonti aveva portato con sé 200 armati faentini, anche se Antonio Metelli, nel suo Storie di Brisighella e della valle d’Amone (1869), ribatte che al comando del vescovo di Faenza c’erano principalmente soldati della Valle del Lamone, forse insieme a faentini veri e propri, e aggiunge, che una parte di questi morì nel naufragio di una nave che li recava in Terrasanta, altri nella battaglia di Tolemaide. Non manca, relativamente a questa Crociata, la rivendicazione familiare dello storico e cronista riminese Clementini, il quale scrive che il suo antenato Giordano, «condottiere d’huomini d’arme», fu della partita insieme ad altri suoi concittadini (C. Clementini, Raccolto istorico della fondazione di Rimino, 1617).

Crociate

I mosaici pavimentali medievali di San Giovanni Evangelista a Ravenna (basilica di fondazione placidiana, V secolo), di diversi secoli posteriori alla costruzione dell’edificio, sono importanti sia in quanto testimonianze rare in città del primo Duecento, sia per i temi raffigurati. In parte scoperti nel 1763 e oggi collocati lungo le pareti delle due navate minori, appartengono al livello pavimentale del 1213, quello commissionato dall’abate Guglielmo. Alcuni mostrano episodi della quarta Crociata (1202-1204), indetta dal papa Innocenzo III, e sono dunque quasi contemporanei agli eventi; eventi che mancarono lo scopo dichiarato di liberare Gerusalemme e portarono invece alla devastazione di Zara e Costantinopoli (e all’istituzione del Regno Latino di Costantinopoli) da parte dei crociati, rappresentati nei mosaici con armi e armature tipiche.

Mosaico San Giovanni Evangelista

Mosaico San Giovanni Evangelista

Mosaici di S. Giovanni Evangelista, Ravenna

I veneziani agli ordini del doge Enrico Dandolo guidarono la spedizione, distinguendosi nelle razzie che rimpinguarono il Tesoro di San Marco. L’antico impero bizantino di fatto non si riprese più da tanta distruzione, e affrontò uno stillicidio di decadenza fino all’estinzione totale sotto i turchi nel 1453.

Al di là di ciò, ricordiamo che forse (il dubitativo è d’obbligo: ne parliamo più innanzi) era ravennate uno dei comandanti della flotta veneziana che trasportava i soldati, l’arcivescovo Alberto Oselletti; e della partita erano anche altri illustri ravennati come Antonio Saffi, Alessandro Giudice, Desdeo Carrari di Ubertino, Pietro Rasponi, Ridolfo Spreti di Araldo. Un altro ecclesiastico, Tommaso Morosini, già abate di Santa Maria in Porto, monastero alle dipendenze dell’abbazia di San Giovanni Evangelista dove sono i mosaici in questione, fu messo dai veneziani alla testa del patriarcato di Bisanzio subito dopo la conquista. Nella stessa quarta Crociata figurarono ovviamente, oltre ai ravennati, diversi altri romagnoli.

Crociate

Per restare a quanto accennato, ricordiamo che nel marzo del 1202 era stato nominato arcivescovo di Ravenna il già citato Alberto di Oseletto (Oselletti), il quale, secondo la tradizione storiografica d’Età moderna (in primis le Historiarum Ravennatum del Rossi, poi riprese da Girolamo Fabri e Serafino Pasolini), sarebbe stato comandante (imperator) della flotta veneziana, e sarebbe raffigurato, insieme con l’abate Guglielmo (committente dell’opera) e con un crociato ravennate del suo seguito nei menzionati mosaici della chiesa di S. Giovanni Evangelista. Incongruenze cronologiche suggeriscono però prudenza nell’accettare questa tradizione: alcune delle fonti citate rinviano al 1205, mentre la Crociata si svolse tra 1202 e 1204; secondo Augusto Vasina, inoltre, l’arcivescovo Alberto risulta assente dalla sua sede soltanto dall’agosto del 1202 all’agosto del 1203 (probabilmente, insomma, le fonti che parlano di 1205 si riferiscono in realtà al 1202). Comunque sia, tale tradizione ancora nell’Ottocento veniva riproposta a Ravenna; annotava ad esempio Pietro Sulfrini in un testo dedicato alla Madonna Greca (il simulacro mariano allora conservato a Porto Fuori): «La primavera dell’anno 1205 [1202?] l’arcivescovo Alberto dovea mettersi alla testa di una spedizione di Crociati veneti che passavano in Oriente per la difesa di Terra Santa. Già la flotta affin di prendere il suo condottiero era entrata nel porto vicino al Santuario di Maria. Ma prima di riprendere il suo cammino e dar la vela ai venti, aveva dalla patria il dolce incarico di assistere alla solennità della Domenica in Albis e sciogliere un voto alla Vergine Greca. Per essere liberata da un rio malore epidemico, Venezia aveva ricorso alla Madonna Greca e ne aveva ottenuta la grazia bramata. Ora i duci ed i soldati della spedizione a nome del Senato e della Repubblica offrire dovevano alla Vergine una città di Venezia in argento. Ciò eseguì per tutti l’arcivescovo Alberto: il quale profittò di sì bella occasione per congedarsi dai ravennati, infervorare le sue milizie alla santa e gloriosa impresa di Palestina, ed esortar tutti a mettersi sotto la valida tutela della Madre di Dio. Quel giorno riuscì dei più spettacolosi a cagione della presenza dell’Esercito Crociato il quale prese parte a tutta la festa e specialmente alla processione. Al passare della miracolosa Effigie s’inchinavano le armi e i vessilli, si battevano i tamburi, squillavano allegramente le trombe, mentre i vascelli pavesati d’orifiamme rispondevano dal vicino porto e dal mare con salve d’altre squille. Ogni cosa eccitava il popolo e l’esercito a commozione ed entusiasmo.» (P. Sulfrini, Storia della Madonna Greca venerata nella Chiesa di Porto in Ravenna, 1887).

Crociate

Venendo alla quinta Crociata (1217-1221), sappiamo che papa Onorio III confermò come arcivescovo di Ravenna Simeone e gli assegnò il compito di trovare uomini e mezzi per la spedizione, così che molti ravennati vi presero parte. Ancora Sulfrini annota in proposito: «Quando l’anno 1217 il Papa zelantissimo Onorio III intimò ai vescovi cattolici pubbliche preci per la liberazione dei Luoghi Santi, l’Arcivescovo Simeone ciò eseguì primieramente nella Chiesa Metropolitana. Dipoi esortò il popolo […]. Grandissima fu la commozione prodotta negli ascoltanti delle fervide parole dell’Arcivescovo, né [i ravennati] si tennero contenti a sterili voti. Governava la città col titolo di Duca Pietro Traversari […]. Or bene costui bramoso di coronare le sue glorie cooperando alla conquista di Gerusalemme invitò tutti i più ragguardevoli capitani ravennati […] a prender la Croce e a seguirlo alla difesa dei Luoghi Santi. Oltre una ventina furono quelli che risposero all’appello. Ardenti d’entusiasmo cristiano e condotti dall’esperto condottiere scagliaronsi con tanto impeto contro gl’infedeli, e dettero tali prove di valore, da venire acclamati i più prodi difensori della fede» (P. Sulfrini, cit.). Secondo documenti raccolti da Francesco Lanzoni, poi, alla quinta Crociata avrebbero preso parte anche numerosi faentini guidati da loro vescovo Orlando (D. Sgubbi, Diocesi e cultura cattolica nella storia di Faenza, 1991).

Non dimentichiamo inoltre che l’arcivescovo di Ravenna Tederico nel 1234 ebbe l’incarico di legato pontificio presso il regno latino di Gerusalemme (e poco dopo, in un contesto di relativo accordo politico tra papa e imperatore, Federico II lo designò come suo nunzio per le stesse questioni). Si recò dunque in Oriente, anche se il suo incarico durò poco.

PER APPROFONDIRE

A. Vasina, Le Crociate nel mondo emiliano-romagnolo, «Atti e Memorie della Deputazione di Storia patria per le Province di Romagna», nuova serie, XXIII (1972), pp. 11-44.

G. Caravita, Italia e Romagna alle Crociate. Tra cronaca e storia nel nono centenario della prima Crociata 1096-1996, Luisè, Rimini 1996.

G. Morelli, I sette uomini della Quarta Crociata, Clown Bianco, Ravenna 2020.

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Commenti

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  1. Scritto da leo

    purtroppo la chiesa non viene assolutamente valorizzata e credo che ben pochi ravennati vistitando la chiesa
    abbiano collegato quei mosaici alle crociate –