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ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 36 / L’avventurosa vita di Romolo Gessi, combattente, esploratore e pascià nell’Africa dell’Ottocento

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Annota Giordano Conti: «Le memorie di Romolo Gessi – Sette anni nel Sudan egiziano – testimoniano una realtà cruda, in cui le atrocità della guerra, condotta senza nessuna regola di civiltà, si alternavano agli orrori delle malattie e del cannibalismo, in un paese selvaggio, in buona parte ancora inesplorato». E Marco Marchini racconta, nel suo Storia meravigliosa di Gessi pascià: «Nel campo stesso di Gessi si era diffuso il cannibalismo. Le migliaia di cadaveri lasciati insepolti intorno al Dem appestavano l’aria: si diffuse nella truppa un’epidemia di vaiuolo nero. Gli indigeni sandè e macraca, che si erano arruolati sotto il comando di Gessi, credevano di potersi conservare sani mangiando carne umana. Lo stesso Gessi in un suo diario racconta che, subito dopo un combattimento, i piedi dei morti venivano amputati come i pezzi più squisiti, i crani venivano vuotati e le cervella messe in vasi di terra».

Guerra

Ma chi è l’uomo che si trovò, a lungo, ad agire in questo crudo e difficile contesto? Lo consideriamo romagnolo perché figlio di un ravennate, l’avvocato Marco Gessi, un libertario che era stato costretto all’esilio dallo Stato Pontificio, e di Elisabetta Carabett, una donna di origine armena. Sarebbe dovuto nascere a Ravenna, Romolo, ma quando il padre, che nel frattempo aveva preso la cittadinanza inglese ed era divenuto diplomatico britannico, cercò di far sì che il parto avvenisse appunto nella città avita, gli ordini di cattura che lo inseguivano lo costrinsero ad allontanarsi di fretta dalla nostra città e ad imbarcarsi con la moglie; quindi Romolo, il 30 aprile del 1831, nacque sulla nave che trasportava i suoi genitori da Ravenna a Costantinopoli. Nella cosmopolita città sul Bosforo, dove suo padre era console, Romolo venne educato fra costumi e tradizioni diverse, e presto rivelò la sua predisposizione all’apprendimento delle lingue (da adulto ne parlava correttamente 7) e la passione per la geografia e le avventure.

Quando aveva 11 anni e suo padre morì, il consolato lo inviò in Austria e in Germania a studiare nelle migliori accademie dell’Impero per farne un diplomatico e un consigliere militare; questa formazione gli consentì, nel 1848, di essere mandato a Bucarest, in Romania, come addetto al consolato inglese. E tra le fila inglesi, nel 1855-56, partecipò come ufficiale interprete alla guerra russo-turca in Crimea: fu in questa occasione che strinse amicizia con l’allora sottotenente Charles George Gordon. Finita la guerra Romolo andò a Londra, poi tornò in Romania per lavorare come perito del Lloyd Register di Sulina.

Gordon

Charles George Gordon

Nel 1859, quando seppe che il Piemonte stava per muovere guerra all’Austria, Romolo Gessi, che dunque non aveva perso i legami con la patria d’origine, tornò e si arruolò nei Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi, partecipando a campagne militari in Trentino; e alla proclamazione del Regno d’Italia chiese ed ottenne la cittadinanza italiana, prima di tornare in Romania, dove sposò la violinista Maria Purkart. La vita del Gessi ebbe una svolta quando, nel 1873, il suo amico ed ex commilitone Gordon fu nominato governatore delle province equatoriali dell’Africa e lo chiamò accanto a sé. Gessi accettò e ne divenne fiduciario, occupandosi delle installazioni militari nel Bahr el-Ghazal e lungo il Nilo Bianco, aree in cui si impegnò anche a studiare i meccanismi della tratta degli schiavi, gestita soprattutto da mercanti arabi ma anche, come denunciò nelle sue Memorie, da europei senza scrupoli.

Romolo Gessi

Ritratti di Romolo Gessi

Durante la sua lunga esperienza in Africa il Gessi, con alterne vicende ed esiti altalenanti, su incarico di Gordon cercò, con campagne di esplorazione, di svelare i legami, attraverso il lago Alberto, fra il Nilo Bianco e il Nilo Vittoria, verificando anche se esistevano collegamenti tra il detto lago e il bacino idrografico del Congo, zona di espansione col colonialismo belga, diretto concorrente di quello inglese. La missione riuscì solo in parte, e quando Gessi tornò al Cairo ricevette solo una onorificenza di basso livello e un compenso in denaro che ritenne insufficiente: e ciò lo allontanò momentaneamente dal Gordon.

Il nostro rientrò temporaneamente in Italia, dove fu insignito di riconoscimenti dalla Società Geografica Italiana, ma dopo poco tempo, nel febbraio del 1877, saputo che Gordon era diventato governatore generale del Sudan, tornò al Cairo sperando di ricevere incarichi dall’amico. Nuovamente deluso raggiunse di nuovo l’Italia e, dopo diverse difficoltà, riuscì ad organizzare insieme a un altro ravennate, Pellegrino Matteucci, una spedizione che aveva come meta Kaffa, nell’Etiopia meridionale, col duplice obiettivo di una indagine sul commercio locale e di trovare gli esploratori Cecchi e Chiarini, di cui si erano perse da tempo le tracce. Fallito questo tentativo e abortiti sul nascere altri progetti, Gessi, che nel frattempo si era riappacificato con Gordon, accettò la proposta di quest’ultimo di guidare una campagna contro Suleiman, il ribelle figlio del pascià Ziber Rahmat, uno dei capi della tratta di schiavi.

Tratta degli schiavi

Si trattava, dunque, anche di una campagna anti-schiavista che, iniziata nel luglio del 1878, si concluse il 15 luglio del 1879 con la fucilazione di Suleiman. Ma si trattò di una vittoria precaria sotto il profilo politico: il Gessi, nominato pascià e governatore del Bahr e-Ghazal e della provincia equatoriale si trovò osteggiato da ambienti del governo khediviale, dal successore di Gordon a Khartum e in genere dalla popolazione araba, che gli mosse innumerevoli accuse, fra cui quelle di sterminio e atrocità. Privato del comando, Romolo Gessi partì il 25 settembre del 1880 alla volta di Karthum per chiedere ragione del provvedimento e difendersi dalle accuse; ma il suo battello restò imprigionato fra gli acquitrini del Bahr el-Ghazal per tre lunghi mesi, durante i quali 430 dei suoi uomini morirono di stenti ed egli stesso si ammalò. Nel gennaio del 1881 l’imbarcazione venne infine liberata e rimorchiata fino a Khartum, da dove il Gessi ripartì l’11 marzo con l’intenzione di tornare in Italia.

Attraversato il deserto su una lettiga trasportata da cammelli, il 22 marzo giunse a Suaki, dove lo accolse un compatriota, l’esploratore italiano Luigi Pennazzi. Insieme, il 18 aprile, si imbarcarono su un battello, giungendo a Suez il 22 aprile. Qui il Gessi fu ricoverato nell’ospedale francese, dove morì dopo pochi giorni. Oggi le sue spoglie riposano nel cimitero di Ravenna.

La figura di Romolo Gessi, che ebbe una vita non lunga ma densa, è sfaccettata e per certi aspetti controversa: rappresentante delle istanze colonialiste o idealista antischiavista? Esploratore, geografo, cartografo assetato di scoperta e di conoscenza, o uomo in armi al servizio delle potenze europee? La stessa storiografia si è divisa su questi temi e su questi interrogativi, che rischiano però di essere oziosi. Egli fu prima di tutto figlio del suo tempo, europeo avventuroso impegnato nella presenza e nell’azione dei “bianchi” dell’epoca in Africa, su cui deve valere innanzitutto un giudizio storico complessivo. Come ha scritto Claudio Moffa, insomma, «l’esperienza concreta di vita, la dimensione specifica dell’arte militare, le caratteristiche di un processo di colonizzazione dell’Africa dai tratti comunque violenti e intrisi di razzismo, sono i parametri fondamentali su cui misurare il ruolo, l’importanza e la figura del Gessi nella storia del Sudan anglo-egiziano e del colonialismo in generale».

Libro Gessi

PER APPROFONDIRE

P. Matteucci, Sudan e Gallas, Fratelli Treves, Milano 1879.

R. Gessi, Sette anni nel Sudan egiziano: esplorazioni, caccie e guerra contro i negrieri. Memorie di Romolo Gessi Pascià, riunite e pubblicate da suo figlio Felice Gessi, coordinate dal cap. Manfredo Camperio, Galli, Milano 1891.

M. Marchini, La storia meravigliosa di Gessi Pascià, Bemporad, Firenze 1928.

A. Avelardi, Romolo Gessi pascià nel Sudan niliaco, Paravia, Torino 1932.

S. Zavatti, Romolo Gessi: il Garibaldi dell’Africa, Valbonesi, Forlì 1937.

C. Zaghi, Vita di Romolo Gessi, Istituto degli Studi di politica internazionale, Roma 1939.

M. Zaccaria, Il flagello degli schiavisti (Romolo Gessi in Sudan, 1874-1881), Fernandel, Ravenna 1999.

C. Moffa, Gessi, Romolo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, LIII, Roma 2000, sub voce.

G. Conti, La Romagna e l’altrove, Il Ponte Vecchio, Cesena 2012, pp. 85-87.

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