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ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 43 / Gaetano Rasponi da Ravenna alla Mingrelia, un avventuroso viaggio di evangelizzazione nella regione del Mar Nero

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Cos’è la Mingrelia, e dov’è? È improbabile che questo interrogativo sia in grado di togliere il sonno a qualcuno di noi, eppure quella terra (perché la Mingrelia tale è) ebbe un forte legame con le vicende di un romagnolo, e più precisamente del ravennate Gaetano Rasponi. Ma partiamo rispondendo brevemente al quesito suggerito in apertura: la Mingrelia oggi è una regione della Georgia, uno degli stati nati (o meglio, ricostituitisi) dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Anticamente faceva parte del regno della Colchide, poi di quello di Egrisi e, facendo un salto di molti secoli, la troviamo nell’XI-XVI come parte del Regno di Georgia unito, poi fu donata come principato ai Dadiani, vassalli dell’Impero ottomano, che dal XVI secolo al 1857 la governarono come stato semi-indipendente, dunque come unità autonoma sotto l’Impero russo, che poi l’assorbì.

Georgia

E veniamo a Gaetano Rasponi, nato a Ravenna il 4 aprile del 1654 da Rasone Rasponi e Barbara Pompili, che intraprendendo la carriera ecclesiastica entra a far parte nel 1668 dei chierici regolari teatini e che, nel 1681, decide di prendere parte a una missione religiosa, appunto, nella lontana e poco conosciuta Mingrelia, situata tra Caucaso e Mar Nero e abitata principalmente, all’epoca, da pastori e mercanti. Il Rasponi allo scopo si imbarca il 9 febbraio di quell’anno a Venezia per una navigazione tutt’altro che veloce e diretta: fa prima tappa a Corfù restandovi un paio di mesi, poi il 10 giugno arriva a Costantinopoli, dove rimane per un mesetto, poi, a bordo di una saica turca, raggiunge Caffa, dove le cose sembrano mettersi per il peggio: sospettato di essere una spia di qualche potentato cristiano, viene imprigionato, interrogato e fustigato.

Costantinopoli

Infine ottiene la liberazione, riparte e in ottobre giunge finalmente ad Anarghias, il porto della Mingrelia che costituisce il punto di avvio della sua non facile missione evangelizzatrice. Missione della quale possiamo leggere la storia e gli esiti in una lettera-relazione dello stesso Rasponi, datata 8 gennaio 1687, trascritta nella Miscellanea di Documenti e Memorie Istoriche della Città di Ravenna, scritte da D. Carlo Scutellari, Sacerdote Ravennate conservata nella Biblioteca Classense (una copia della lettera del Rasponi è anche nella Biblioteca di Forlì, Fondo Piancastelli). Come annota lo studioso Salvatore Saccone, «l’importanza di questa lettera è da ricercarsi nel fatto che, come altre scritte da missionari durante il loro apostolato evangelico, essa rappresenta una fonte d’informazione indispensabile all’acquisizione o all’approfondimento di notizie su popolazioni a quel tempo ancora piuttosto sconosciute» (S. Saccone, Alla scoperta del mondo. Relazioni di viaggio sec. XV-XVIII, Clueb, Bologna 1994, pp. 187-188). Inoltre questo scritto dà conto di un altro fattore assai interessante, cioè dell’influsso del fattore religioso nelle forme di insediamento e di vita delle popolazioni: «infatti – scrive ancora Saccone – l’attività dei missionari può causare, in seguito al cambiamento di religione, delle notevoli trasformazioni nel tipo di popolamento, perché essendo la religione in genere un elemento di coesione, essa crea spesso nuovi raggruppamenti fra gli abitanti, cambiando completamente la geografia del paesaggio umano» (ibidem).

Mingrelia

Costumi della Mingrelia

Dalla lettera-relazione che Gaetano Rasponi ci ha lasciato (e che a voce presentò agli ascoltatori nella sede della Congregazione di Propaganda Fide) apprendiamo che la missione risultò ai suoi occhi proficua, con un buon numero di conversioni ottenute. Ma i contenuti che risultano più interessanti sono le descrizioni di quel popolo, dei suoi stili di vita, della sua religiosità, della sua economia e dei suoi commerci, nonché i resoconti sugli equilibri e i problemi politici di un’area così lontana e storicamente (e ancora oggi) piuttosto travagliata e turbolenta. Problemi di non poco conto, relativi anche alle continue scorrerie, all’epoca della permanenza del Rasponi, da parte di principi locali che creano non poche preoccupazioni ai missionari operanti nella regione; quella compiuta da Saustan Sarazia principe degli Abbecassi (cristiani «solo di nome» e all’oscuro di ogni dottrina o principio teologico non derivante dal loro primigenio paganesimo, li definisce Rasponi), ad esempio, comprende il saccheggio e l’incendio della missione di Ciprias e la perdita di ogni mezzo di sostentamento da parte dei religiosi, che devono darsi alla fuga: Gaetano Rasponi ripara per quasi due anni sui monti dell’Elescon o Tlescom, nel Caucaso, periodo in cui può conoscere e studiare a fondo le credenze e i comportamenti della popolazione locali, fra cui quello di vendere ai Turchi le loro donne, quello di dimorare in semplici capanne o grotte, quello di produrre e bere birra ottenuta con farina di miglio e miele, quello di operare una continua commistione tra i princìpi e le liturgie cristiane con altri provenienti dalle loro forme religiose più arcaiche, eccetera.

Mingrelia

Essendo i missionari in difficoltà materiali, il Rasponi a un certo punto viene scelto per tornare in Italia a chiedere aiuto e mezzi adeguati; ma il principe Serrech, contrario alla sua partenza, che guarda con sospetto, lo fa arrestare e lo confina per circa un mese presso il popolo degli Alani; così il religioso ravennate ha modo di conoscere e descrivere anche questi, che adorano il «dio Tuono», Ghorghini, al quale offrono sacrifici animali. Finalmente il Rasponi riesce a partire, imbarcandosi ad Anarghias il 6 maggio del 1686 e facendo scali a Caffa e a Sinope (dove viene nuovamente imprigionato per sei giorni e ottiene la liberazione solo spacciandosi per olandese), poi a Costantinopoli che, incombendo il pericolo di una rivolta, decide di lasciare in fretta. Via Tolone arriva a Genova.

Mingrelia

Mingrelia

Immagini della Mingrelia di oggi. Una chiesa e il Palazzo dei Dadiani

Dopo avere adempiuto al compito per cui era stato rimandato in patria, torna infine nella sua Ravenna, dove continuerà la sua opera di religioso e dove morirà il 13 febbraio del 1720. Le scarse notizie sulla sua vita relative al periodo che intercorre dal suo ritorno in città alla sua morte sono ricavabili dai documenti dell’Ordine Teatino conservati nell’Archivio di Stato di Ravenna.

PER APPROFONDIRE

B. Ferro, Istoria delle missioni de’ Chierici Regolari Teatini. Con la descrizzione de regni, provincie, città, luoghi, riti e costumi delle genti ove andarono, e passarono li Missionarij, per Gio. Francesco Buagni, Roma 1704-1705.

S. Saccone, Alla scoperta del mondo. Relazioni di viaggio sec. XV-XVIII, Clueb, Bologna 1994, pp.187-202 (da p. 195 a p. 202 è riportata come Appendice la relazione di Gaetano Rasponi).

M. Damenia, Dall’Italia alla Georgia alla fine del Seicento. Contributo per una microstoria di Padre Gaetano Rasponi (1654-1720) missionario teatino di Ravenna, «Révue d’Histoire Ecclésiastique», 114, n. 1-2, 2019, pp. 99-149.

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