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ROMAGNA E ROMAGNOLI NEL MONDO / 48 / L’odissea di Filippo Zappi, uno dei sopravvissuti della tragedia del dirigibile “Italia” al polo nord nel 1928

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Nato a Mercato Saraceno il 25 novembre del 1896, Filippo Zappi nel 1909 venne ammesso alla Regia Accademia Navale di Livorno. Nel 1915 partecipò alla guerra italo-turca, e l’anno successivo conseguì il brevetto di pilota dei aero-dirigibili, venendo destinato alla base di Jesi, nelle Marche. Nella prima guerra mondiale si guadagnò una medaglia e la promozione al grado di tenente di vascello, giungendo poi nel 1927 al grado di capitano di corvetta e rivestendo alti incarichi. Ma la storia che lo riguarda che qui vogliamo raccontare parte dal 1928, anno in cui l’ingegnere e generale del Genio dell’Aeronautica Umberto Nobile progettò di raggiungere per la seconda volta il Polo Nord con un dirigibile simile a quello, il Norge, che gli aveva permesso di farlo due anni prima insieme all’esploratore norvegese Roald Amundsen.

A far parte della spedizione di Nobile venne chiamato anche, in qualità di secondo ufficiale navigatore, Filippo Zappi; l’equipaggio era formato da 18 persone, fra cui 3 incaricate delle osservazioni scientifiche e 2 in qualità di giornalisti.

Dirigibile Italia

Gli uomini della spedizione di Nobile

Partito da Ciampino il 19 marzo del 1928, il dirigibile, che portava il nome di Italia, sostò a Baggio, nel milanese, a da lì volò fino alle isole Svalbard, ove giunse il 6 maggio. Seguirono un paio di voli esplorativi. L’obiettivo del terzo (con a bordo 16 persone, fra cui il Zappi), intrapreso il 23 maggio, era quello di raggiungere il Polo, e la cosa parzialmente riuscì alle ore 0.24 del giorno dopo, 24 maggio, tanto che vennero messi in atto gesti simbolici di festeggiamento, come il lancio di una bandiera italiana, della croce lignea donata da papa Pio XI e del medaglione della Madonna del Fuoco di Forlì. Ma l’inclemenza del tempo impedì di lasciare, com’era previsto, una squadra sul posto.

Fu la fase del rientro a trasformarsi in dramma: il vento, che in qualche modo aveva agevolato l’andata, rese le manovre difficili e l’aeromobile si abbassò fortemente di quota. Per tentare di evitare l’impatto col suolo vennero spenti i motori e si cercò di mollare la catena-zavorra, ma tutto fu vano. Il dirigibile Italia impattò col suolo ghiacciato prima con la poppa, poi interamente, e a quel punto la navicella di comando si sfasciò. Nello schianto, dieci uomini vennero sbalzati a terra; fra essi c’erano sia Umberto Nobile, sia il romagnolo Filippo Zappi, oltre alla mascotte della spedizione, la cagnetta Titina. I restanti sei membri dell’equipaggio restarono impigliati nell’involucro del dirigibile che, alleggerito, riprese quota, scomparve alla vista e non venne più ritrovato.

Dirigibile Italia

Fasi della spedizione nelle copertine della “Domenica del Corriere”

L’impatto al suolo aveva riversato sul ghiaccio, fortunatamente, anche una parte del materiale che era stato predisposto per la spedizione, compresa una tenda (la famosa “Tenda Rossa”), dove i sopravvissuti poterono in qualche modo ripararsi, una radio e gli strumenti per la rilevazione delle coordinate, oltre ad alcune vettovaglie. I messaggi radio dei sopravvissuti, lanciati dal marconista Biagi, vennero captati solo il 9 giugno, consentendo l’attivazione dei soccorsi.

Dirigibile Italia

Biagi e la sua radio sul pack

Ma i dieci uomini persi sul ghiaccio nel frattempo avevano cercato altre soluzioni per essere salvati e sopravvivere: tre di loro, fra cui Zappi, avevano iniziato infatti il giorno 30 maggio una lunga e difficile marcia in cerca di aiuto.

Finalmente un aereo riuscì ad arrivare sul luogo, traendo in salvo Umberto Nobile, il cui coordinamento era ritenuto necessario per organizzare soccorsi più adeguati. Quando il velivolo tornò per imbarcare altri uomini, cappottò sul ghiaccio e il pilota svedese si unì al destino dei “naufraghi” raccolti intorno alla Tenda Rossa, mentre altre spedizioni di soccorso incontravano difficoltà e annoveravano vittime, fra cui il leggendario Roald Amundsen, sparito col suo idrovolante Latham 47.

Dirigibile Italia

Tenda Rossa

La Tenda Rossa

Nel frattempo le cose andavano male anche ai tre che, a piedi sui ghiacci, erano partiti in cerca di soccorso. Uno di loro, Finn Malmgren, sfinito e congelato, aveva chiesto di essere abbandonato. Adalberto Mariano e Filippo Zappi erano andati avanti, ma presto lo stesso Mariano, senza più forze, accecato e con un piede congelato, si era fermato. I due avevano atteso la morte, ma erano stati avvistati da un aereo che li aveva segnalati al rompighiaccio russo Krassin. L’imbarcazione era riuscita a raggiungerli il 12 luglio, poi aveva soccorso anche i superstiti della Tenda Rossa, che da 48 giorni sopravvivevano tra privazioni e sofferenze durissime.

Dirigibile Italia

Il rompighiaccio Kassin oggi ormeggiato in mostra a San Pietroburgo

Le polemiche per il salvataggio di Umberto Nobile furono feroci e durarono anni. Gli stessi Zappi e Mariano furono oggetto dell’accusa di aver lasciato morire o addirittura di avere ucciso Finn Malmgren e di essersi cibati del suo cadavere. Adalberto Mariano diventò poi Prefetto di Cuneo, dove restò dal 1931 al 1935.

E Zappi? Il romagnolo, tornato in patria, passò alla carriera diplomatica divenendo, nel periodo tra il 1929 e il 1944, console in Cina, in Austria e in Portogallo, e in seguito ambasciatore in Arabia Saudita e in Finlandia.

Dirigibile Italia

Filippo Zappi nel giorno del suo matrimonio

Morì improvvisamente il 3 luglio del 1961 a Udine, dove partecipava alla riunione di una delegazione che presiedeva. Riposa nella tomba di famiglia a Mercato Saraceno. Il capitano Zappi è ricordato nel film del 1969 La tenda rossa, diretto dal regista georgiano Michail Konsytantinovič Kalatozov, con l’interpretazione dell’attore Luigi Vannucchi, e in molte altre realizzazioni documentarie e narrative.

Filippo Zappi

Il busto di Filippo Zappi a Mercato Saraceno

PER APPROFONDIRE

G. Biagi, Biagi racconta: i miracoli della radio nella tragedia polare, A. Mondadori, Milano 1929.

A. Viglieri, 48 giorni sul pack, A. Mondadori, Milano 1929.

U. Nobile, Posso dire la verità. Storia inedita della spedizione polare dell’Italia, A. Mondadori, Milano 1945.

S. Zavatti, Al Polo Nord in dirigibile, Carroccio, San Lazzaro di Savena 1961.

S. Saccone, Il contributo di Filippo Zappi alla scoperta del Polo Nord, in Miscellanea di storia delle esplorazioni, Bozzi, Genova 1987, pp. 261-272.

Le esplorazioni: i grandi navigatori del mare, dell’aria e dello spazio. Le esplorazioni polari e Filippo Zappi, Il Ponte Vecchio, Cesena 1998.

G. Biagi Jr., G. Unia, Ritorno al Polo Nord. La Tenda Rossa 2.0, Nerosubianco, Cuneo 2019.

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Commenti

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  1. Scritto da mauro

    A dire il vero il atteggiamento di Zappi fu il più discutibile . I tre praticamente constrisero Nobile a farli partire e nobile accetto per evitare conflitti. Ma la cosa più scandalosa fu il ritrovamento di Zappi e Mariano , zappi ben vestito e nutrito e Mariano ritrovato lì vicino mezzo svestito e riverso su una pozza d’acqua e con un piede congelato.
    Anche i medici sul Krassin rimasero perplessi sulle diversità di condizioni dei due ufficiali.
    Fra i libri descritti secondo me manca il più importante e bello perché scritto veramente bene e’ quello dell ingegnere Felice Trojani dal titolo la coda di Minosse .
    Nota particolare : nessuno dei due ufficili ne Mariano né Zappi pubblicarono un libro…….

  2. Scritto da Vittorio Bernardi

    Ho conosciuto il radiotelegrafista Biagi a cavallo degli anni 50/60 a Roma in via Ostiense dove gestiva una pompa di benzina e gasolio.Nel 1962 anche io ho svolto il mio incarico di Radiotelegrafista al 18° Rgt Art. a Ravenna caserma Dante Alighieri.