L’esperienza di Matilde Spina al Cestha di Marina di Ravenna con la mediazione di Slow Food

Per la seconda volta la Condotta di Ravenna ha ospitato uno stage di studenti dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. La prima volta ospitò a Marina di Ravenna un gruppo di 20 studenti.

Dice Mauro Zanarini di Slow Food Ravenna: “Da sempre Slow Food ha operato per il riconoscimento della gastronomia nell’ambito delle scienze umane e questo obiettivo si è concretizzato con la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche nel 2004 (UNISG), che intrattiene sin dalla sua nascita un rapporto osmotico con Slow Food, beneficiando della sua fitta rete di soci e sostenitori in tutto il mondo, che contribuisce ad arricchire l’offerta didattica dell’ateneo. L’Università, nata e promossa nel 2004 da Slow Food, è privata e legalmente riconosciuta dallo stato italiano. Con 60 nazioni rappresentate è un ateneo unico nel suo genere che costituisce quasi una sorta di ONU studentesco, nella quale confluiscono studenti da tutto il mondo. La collaborazione con Slow Food riguarda vari ambiti: a partire dal contributo nell’organizzazione dei viaggi didattici per passare a quello di esperti e studiosi all’interno dei programmi di studio, fino alla partecipazione attiva degli studenti ai grandi eventi Slow Food e alla possibilità di fare esperienza nell’esteso network associativo internazionale.”

La studentessa arrivata a Marina è Matilde Spina, che così racconta la sua esperienza: “Durante i corsi di studi degli anni scorsi ho avuto la possibilità di avvicinarmi maggiormente al mondo delle produzioni animali, tramite il corso del professor Silvestro Greco, e della zoologia, in seguito all’insegnamento del professor Gabriele Volpato, grazie ai quali ho maturato un profondo interesse rispetto a temi come la biodiversità e l’equilibrio naturale degli ecosistemi, e le diverse pratiche umane, più o meno impattanti, ad essi conessi. Mi ha stupito capire come la natura sia effettivamente un organismo perfetto, autosufficiente, che potenzialmente non necessita di nulla se non semplicemente di effettuare il suo ciclo naturale e, comprendere quanto sia invasiva la presenza dell’uomo in essa, è stato un momento molto incisivo per delineare la prospettiva con la quale ad oggi guardo e vivo la mia posizione rispetto al mondo circostante.”

“Fin da subito ho avvertito una pressante necessità di iniziare ad entrare effettivamente nella realtà e cercare di dare, nel mio piccolo, un contributo e una direttiva risolutiva verso quelle che sono le maggiori problematiche legate al rapporto uomo- ambiente e, in particolare, mi ha stupito il mondo della pesca e la condizione odierna degli habitat marini. – continua Matilde –  È così, quindi, che ho deciso di dedicare il periodo estivo a vivere un’esperienza diretta, che andasse oltre lo studio scolastico in sé, avevo voglia di capire come funzionasse una realtà che cerca di tutelare e ripristinare gli ambienti, come si svolgesse un progetto di recupero di una certa specie di flora e fauna, nel mio caso ittica… avevo molti dubbi e molte domande: come si determina se una specie è a rischio? Come ci si comporta dopo che si ha la certezza che essa sia effettivamente in calo? Come si imposta uno studio, una ricerca in campo, come si monitorano gli esemplari? Insomma, il mio intento era sviluppare conoscenze e abilità pratiche rispetto a tematiche trattate in università in maniera prevalentemente teorica.”

Tale desiderio si è concretizzato grazie all’aiuto del prof. Volpato, il quale ha messo Matilde in contatto con Paula Barbeito (Fondazione per la Biodiversità Slow Food e coordinatrice internazionale della rete Slow Fish) che sarà al prossimo Sapore di Sale a Cervia per un convegno sulla Biodiversità e, infine, grazie alla mediazione di Mauro Zanarini, è arrivata al Cestha (Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat).

“Il periodo di stage al Cestha è stato senza dubbio l’esperienza che stavo cercando poiché si è rivelata completa sotto tutti gli aspetti. – racconta Matilde – Questo, grazie ad un insieme di persone, le quali hanno condiviso con me le loro conoscenze in maniera tale che, nonostante il breve periodo, io abbia potuto imparare ogni giorno, ogni minuto qualcosa in più, qualcosa di nuovo e di estremamente interessante sia da un punto di vista personale sia da un punto di vista più tecnico e scientifico. A tale proposito devo ringraziare il mio tutor, Simone, perché sin dal primo giorno è stato capace di coinvolgermi pienamente nei progetti e nei lavori del gruppo spiegandomi nel dettaglio il grande universo della pesca e le svariate problematiche legate ad essa, e gli altri membri del centro, le due Sara, Silvia e Valerio, che mi hanno indirizzata durante i lavori più pratici di tutela e cura delle tartarughe in fase di recupero. Inoltre, grazie alla collaborazione del Centro con i cozzari di Marina di Ravenna, mi è stata offerta l’opportunià di imbarcarmi all’alba con alcuni di loro e di vederli effettivamente all’opera mentre effettuavano la pesca subacquea specifica della zona. Un’esperienza più unica che rara, dal momento che solo i pescatori con licenza possono avvicinarsi alle piattaforme sulle quali crescono le cozze selvatiche. Tutto ciò ha dunque reso lo stage molto utile ed esaustivo – conclude Matilde – anche ai fini dell’approfondimento e ampliamento di conoscenze base apprese durante il corso di studi della triennale a Pollenzo.”