Borse di studio Tampieri: 2 neodiplomati del Tecnico Oriani di Faenza ricevono il riconoscimento

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Sono Giovanni Petaroscia e Giulia Toschi i due diplomati nello scorso anno scolastico all’Istituto Oriani, insieme ad altri sei colleghi degli istituti superiori faentini, ad aver ricevuto l’importante riconoscimento di 2.500 euro cadauno dalla Famiglia Tampieri.

È proprio Davide Tampieri (Tampieri vegetable oil), di fronte ad una platea di oltre cinquecento persone accolte nel Pala Cattani di Faenza, a indirizzare i saluti iniziali e a sottolineare il senso di questo riconoscimento, incoraggiando i numerosi giovani presenti delle classi Quinte degli istituti superiori faentini a riconoscere «dietro ogni fallimento un grande campione». Un forte invito a rivalutare il fallimento come occasione per un nuovo trampolino di lancio, a puntare al successo, dunque, calpestando le strade dell’impegno quotidiano, del sacrificio e della conoscenza, che solo la scuola può garantire.

In rappresentanza dell’amministrazione comunale, il vicesindaco Massimo Isola, che non manca di indirizzare ai presenti robuste parole di incoraggiamento e invito a fare della propria strada un’occasione speciale per crescere e portare i frutti migliori in una società che in questi ultimi tempi sembra dare più spazio alle suggestione, che fa fatica «a dare per scontata la premiazione delle eccellenze, quasi una contro tendenza». I suoi ringraziamenti e le congratulazioni alla famiglia Tampieri per l’attenzione rivolta ai giovani «linfa e futuro della nostra società», meritevoli per perseveranza, curiosità, avventura e ricerca, sono accolti da una approvazione viva e sincera da parte della platea, che apprezza anche l’incoraggiamento corale: «Abbiamo bisogno di voi, delle vostre menti, di un punto di discontinuità dalle altre generazioni».

La dirigente dell’Ambito territoriale di Ravenna Agostina Melucci coglie in pieno, condividendo l’iniziativa della famiglia Tampieri nei confronti dei giovani talenti e soprattutto tracciando la perfetta consonanza di intenti con gli altri intervenuti, rimarcando che «la parola non è la chiacchiera, che non è autentica; mentre la parola lo è». E di qui l’invito a rintracciare nelle parole la propria identità, quella vera per cui ognuno ha un volto, un’intelligenza aperta, plurale, feconda.

Particolare attenzione guadagna Vera Gheno, nota tra l’altro come autrice di un’interessante pubblicazione per Einaudi, dal titolo “Potere alle parole”: una vera e propria sorpresa per i presenti, che si sono fatti travolgere dall’invito a saper usare bene le parole e a seguire la magia della lingua e il suo potere. «Con le parole — ha spiegato la Gheno — possiamo parlare del passato, del presente e del futuro. Se non avessimo le parole saremmo incastrati in un eterno presente». Di qui il monito della Gheno — docente universitaria a Firenze nonché apprezzata sociolinguista specializzata in comunicazione digitale, con una solida esperienza nell’accademia della Crusca e oggi impegnata con Zanichelli — a non degradare la bellezza e la pienezza funzionale della parola a vaniloquio.

 

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