Accademia di Belle Arti di Ravenna, 190 anni e non festeggiarli. Paola Babini: statizzazione, autonomia, sede centrale, sarà una svolta

La data è di quelle importanti ma è passata sotto silenzio, un vero peccato. Il 26 novembre scorso, l’Accademia di Belle Arti di Ravenna ha compiuto 190 anni. Avrebbe meritato una festa cittadina con tanto di torta e di enne candeline. Fu inaugurata, infatti, dal Comune di Ravenna e dalla Legazione provinciale il 26 novembre 1829.

In quello stesso anno fu inaugurato il Teatro Ducale di Parma da Maria Luigia, già moglie di Napoleone I, si tenne la prima gara di canottaggio fra le Università di Oxford e Cambridge e a Parigi fu rappresentato per la prima volta il Guglielmo Tell di Gioachino Rossini. Questo solo per dare l’idea che l’Accademia di Belle Arti di Ravenna è un’istituzione di grande tradizione storica, che ha attraversato ormai tre secoli di vita cittadina, un bel pezzo di Ottocento, tutto il Novecento e questo primo scorcio del XXI secolo.

La sua sede era presso la Biblioteca Classense e i primi anni di vita dell’Accademia sono legati alla figura dell’artista bolognese Ignazio Sarti, che avviò un intenso lavoro di acquisizioni di opere, stampe e gessi, fra cui un fondamentale nucleo di opere di Canova. Poi passarono dall’Accademia ravennate Arturo Moradei e Vittorio Guaccimanni, Orazio Toschi e i fratelli Arnaldo e Bruno Ginanni Corradini (Ginna e Corra). Quindi è il tempo di Giovanni Guerrini che recupera la vocazione musiva di Ravenna: nel 1924 nasce la Scuola di Mosaico interna all’Accademia, appunto. Una scuola che sarà prestigiosa con mosaicisti come Renato Signorini, Antonio Rocchi, Ines Morigi Berti, Libera Musiani solo per citarne alcuni. Nell’Accademia avranno un ruolo intellettuali e artisti come Raffaele De Grada, Remo Muratore, Giò Pomodoro, Tono Zancanaro.

Fra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento l’Accademia viene progressivamente trasferita alla Loggetta Lombardesca, e vi rimane per tutti gli anni Settanta fino al 1998. Nel 1999 – con l’avvio della trasformazione della Loggetta Lombardesca nel Mar il Museo d’Arte della Città – l’Accademia deve cambiare sede, viene trasferita in Via delle Industrie, nell’edificio che prima ospitava l’ex Centro di formazione professionale Albe Steiner.

Accademia Belle Arti Ravenna

Comincia così un periodo d’ombra per la vita di questa gloriosa istituzione, la città sembra dimenticare la sua Accademia, ormai fuori dal centro. Almeno fino al 2008, quando viene firmata una convenzione fra Comune di Ravenna e Accademia di Belle Arti di Bologna che affida la gestione didattica dell’Accademia ravennate a Bologna, che presta anche i suoi docenti, mentre restano in capo al Comune di Ravenna i costi di gestione della sede e altri oneri. Questa è ancora la situazione attuale. Infatti, la Coordinatrice didattica dell’Accademia dal 2014 è ravennate, Paola Babini, incaricata da Bologna. Il suo incarico sarà a breve in scadenza. Ma nel frattempo molte cose sono bollite in pentola e la pentola potrebbe nei prossimi mesi, già nel 2020, essere scoperta per portare in tavola un piatto molto prelibato: la statizzazione dell’Accademia di Ravenna e l’autonomia da Bologna. Non solo. Nel pacchetto ci sta anche l’accorpamento amministrativo o la federazione con l’Istituto Musicale Verdi e una sede in centro storico. Finalmente una casa di rappresentanza dell’Accademia e del Verdi insieme a due passi dalle istituzioni, vicina agli eventi culturali e ai flussi turistici. Ma andiamo con ordine. E parliamone con Paola Babini, l’entusiasta coordinatrice didattica che ha contribuito negli ultimi anni a ridare all’Accademia ravennate un certo protagonismo e una discreta visibilità nella vita culturale cittadina.

“Ho studiato in questa Accademia, ci tengo molto e ci credo molto.dice Babini mentre me la mostra, con orgoglio, fra ragazze e ragazzi di diverse nazionalità e di ogni parte d’Italia al lavoro su mosaici o intenti alla pittura su cavallettoDopo anni e anni in cui si parlava di statizzazione, finalmente è arrivata questa legge che contempla la statizzazione di 5 Accademie storiche italiane – Ravenna, Verona, Genova, Perugia e Bergamo – e di 18 Istituti pareggiati fra cui l’Istituto Musicale Verdi di Ravenna. Proprio in base a questa legge è stato incardinato il percorso per un progetto di federazione a Ravenna di Accademia e Verdi, per dar corpo alla statizzazione e all’autonomia. In questa direzione alcuni fatti importanti potrebbero accadere già nel 2020.”

Accademia Belle Arti Ravenna
Accademia Belle Arti Ravenna

Insomma siamo a un passaggio storico. Perché per un certo periodo, prima e dopo la firma della convenzione fra Ravenna e Bologna, c’era anche il pericolo che Ravenna, non sapendo bene cosa farsene della sua Accademia, stesse pensando di “sbolognarla” letteralmente ai cugini emiliani. Ma quegli anni per fortuna sono alle spalle.

“C’è stata una fase in cui l’idea di valorizzare la nostra Accademia è finita un po’ in sordina, – dice sempre Babini – c’erano altre priorità, si sottovalutava il valore storico, artistico e culturale di un’istituzione come l’Accademia di Belle Arti. Voglio sottolineare che le Accademie nelle città d’arte hanno storicamente dato vita alle Pinacoteche, sono state centri di vita culturale, di formazione e di grande produzione artistica. Sarebbe stato un vero peccato se Ravenna avesse deciso di rinunciare ad avere una sua Accademia di Belle Arti. Così non è stato. Ora potrà continuare ad averla e potrà anzi valorizzarla al meglio, perché con la statizzazione e l’autonomia si apre uno scenario davvero nuovo.”

L’unificazione amministrativa o federazione fra Accademia e Verdi viene rubricata sotto il titolo di Politecnico, una denominazione abbastanza impropria e infelice in realtà, che già qualcuno ha criticato. Ma al di là della disputa nominalistica, resta che l’unificazione dei due istituti creerà importanti sinergie. E poi si apre la prospettiva della sede in centro. E qui circolano ipotesi. In un suo recente documento l’Associazione Dis-ORDINE propone che l’Accademia torni al Mar.

“Il progetto di una sede in centro storico a cui l’Amministrazione comunale sta lavorando è senza dubbio molto importante. – continua Babini – Sarà una sede unica per erogare servizi ai due Istituti che manterranno tuttavia le aule didattiche e i laboratori nelle sedi attuali. La sede in centro a contatto con le istituzioni cittadine, con gli eventi culturali, con i flussi di pubblico e di turisti, è senz’altro molto importante per valorizzare il lavoro delle due istituzioni. Per esempio questa sede potrebbe avere un’area espositiva dove proporre al pubblico un patrimonio di grande valore che l’Accademia possiede e che ora non è in grado di mostrare se non in alcune rare occasioni. E potrebbe avere una sala per concerti, un piccolo auditorium.”

Accademia Belle Arti Ravenna
Accademia Belle Arti Ravenna

Paola Babini ricorda per esempio la ricca collezione di gessi, con quel prezioso nucleo costituito da opere del Canova. La gipsoteca dell’Accademia contava a un certo punto 800 pezzi, ora – mentre è in corso una nuova catalogazione – questi pezzi sono circa 600. Qualche pezzo è andato perduto. Altri andrebbero restaurati. Altri ancora sarebbero da raccogliere e riportare a un corpo unico per essere finalmente esposti. Proprio in questi giorni 4 opere del Canova della nostra Accademia sono esposti in mostra ai Musei Capitolini di Roma. Ma oltre ai gessi ci sono i mosaici, le sculture, le opere pittoriche realizzate da allievi e artisti dell’Accademia. E poi c’è una straordinaria collezione di manifesti pubblicitari raccolti fra Ottocento e Novecento.

“Per non parlare – aggiunge Paola Babini – della nostra biblioteca specialistica. Abbiamo quindi un grande patrimonio che dovrebbe essere valorizzato, catalogato, mostrato, conosciuto. Per questo, una sede in centro storico si presterebbe allo scopo nella maniera migliore.”

Al MAR? Chiediamo.

“Secondo me al MAR non è più possibile – dice – perché nel frattempo quello è diventato il Museo d’Arte della Città. Cioè è un’altra cosa, ha una vocazione museale, con un suo profilo specifico. Io penso a un’altra sede. So che l’Amministrazione comunale ci sta lavorando.”

Statizzazione, autonomia, nuovi spazi significa anche allargare l’offerta formativa. Non più solo mosaico, anche se il mosaico resterà la cifra, e a ragion veduta, dell’Accademia ravennate.

“Certo tutto questo può portare ad ampliare la nostra offerta formativa. – continua Babini – Oggi abbiamo 130 studenti più quelli dell’Erasmus iscritti ai nostri corsi di mosaico. Fra questi ci sono molti ragazzi stranieri. Con la struttura attuale è quasi impossibile avere numeri più importanti, anche se la domanda non mancherebbe. Del resto siamo l’unica Accademia in Italia che ha riconosciuto il titolo del corso di studio triennale e del biennio per il mosaico. Da questo punto di vista la nostra Accademia è un’eccellenza.”

Proprio a proposito dell’insegnamento del mosaico a Ravenna, l’Associazione Dis-ORDINE ha proposto un vero e proprio “Manifesto” con tutta una serie di idee e suggestioni.

“Quel documento è interessante, è uno stimolo alla riflessione. Ma non tutto mi convince. – conclude Paola Babini – Per esempio noi siamo già un’eccellenza per l’insegnamento del mosaico nel triennio e nel biennio e lo siamo perché lavoriamo sul progetto dell’antico e del contemporaneo insieme. Continuiamo a studiare il mosaico antico, romano, bizantino, quello tradizionale, facciamo corsi di restauro finalizzati al mosaico, ma poi facciamo ricerca proiettata nella modernità, nella contemporaneità perché è fondamentale vivere il nostro tempo. Abbiamo un corso di design del gioiello, un laboratorio per creazioni in 3D, applichiamo le nuove tecnologie a nuove idee e visioni. Non possiamo pensare di restare fermi alla tradizione del mosaico ravennate. Quella tradizione vive solo se dialoga con la contemporaneità.”

Accademia Belle Arti Ravenna
Accademia Belle Arti Ravenna