Didattica a distanza, maturità, ritorno in classe? Ne parla la prof: “Questo periodo va capitalizzato”

La parola a Livia Santini, docente di inglese al Morigia-Perdisa, fondatrice della rassegna Rianimazione Letteraria e poetessa ravennate

Sono più di due mesi ormai che tanti settori della nostra vita sono stati rivoluzionati dal diffondersi del coronavirus, soprattutto quello della scuola, mettendo insegnanti, studenti (e genitori) alle prese con la cosiddetta “didattica a distanza”. Ma cosa è cambiato (o maturato) in questi due mesi? E quali sono le prospettive per il futuro?

Abbiamo interrogato in merito Livia Santini, docente di inglese all’Istituto Tecnico Morigia – Perdisa di Ravenna, fondatrice della rassegna Rianimazione Letteraria e poetessa ravennate:

Video-lezioni: ‘buone o cattive’?

“Durante la storia dell’umanità i bambini hanno attraversato tanti momenti difficili: tra il ‘39 e il ‘40 in Inghilterra, per esempio, sono stati evacuati dai centri abitati, a causa dei bombardamenti, e mandati nelle campagne, spesso con i lori insegnanti. Questo pezzo di storia mi fa pensare che anche noi, adesso, ci troviamo di fronte a un momento straordinario che però è già esistito: ora, a differenza di allora, siamo di fronte a un nemico che è invisibile, e che chiede un diverso tipo di spostamento, quello in digitale. In quest’epoca abbiamo la fortuna che la tecnologia ci assiste: se ciò fosse accaduto anche solo una decina di anni fa, saremmo stati tutti molto più incapaci di porre rimedio a questa situazione per quanto riguarda la didattica.

Nella mia scuola, per esempio, abbiamo iniziato sin da subito, appena chiuse le scuole a causa dell’emergenza sanitaria, a porci il problema di ‘trasferirci’ on line per comunicare coi ragazzi. Ci siamo dati da fare per colmare questa distanza tentando varie strade, cercando anche di trasporre la didattica ‘tradizionale’ che si usava in classe rapportandola allo schermo: e in questo devo dire che i ragazzi, molto più ‘tecnologici’ di noi insegnanti, ci hanno dato una mano.

Un aspetto positivo di questa didattica a distanza, per altro, è che molti degli studenti più timidi, ‘riparati’ dietro uno schermo, hanno così trovato il coraggio di partecipare più di prima alle lezioni. Non ho mai demonizzato l’utilizzo della tecnologia nell’ambito dell’insegnamento e non lo faccio ora: stiamo imparando un nuovo modo di fare scuola, sfruttiamolo.

Io per esempio ho sfruttato questa modalità telematica di lezione per invitare, in presenza virtuale, autori di uno spessore tale che non sarebbe invece stato possibile avere di persona: abbiamo già avuto una bellissima esperienza con Camilla Ronzullo (@zeldawasawriter), e tra due settimane, il 15 maggio, avremo addirittura ospite la figlia di Renzo Piano, Lia Piano, che parlerà coi miei studenti di Geometri del suo libro “Planimetrie di una famiglia felice”. I ragazzi, letto il testo, potranno fare così uno speciale incontro con l’autrice.

Quello che voglio ribadire è che questa svolta tecnologica, seppur forzata, se ben sfruttata non porta solo aspetti negativi. Ovvio, io resto per la lezione frontale, e con questo metodo ‘della presenza si sente una grande assenza’, soprattutto per chi come me insegna da trent’anni e ha scelto questo mestiere proprio per il suo aspetto umano e dialogico, ma sono per non denigrare in toto questa situazione ma per sfruttarne il meglio”.  

Parliamo della tanto discussa valutazione

“Senza la presenza, indubbiamente manca molto per quanto riguarda la valutazione tradizionale: mancano gli sguardi, la postura, mancano mille cose. Come abbiamo stabilito coi colleghi, io farò una valutazione che prenderà in considerazione in maniera particolare la presenza durante le videolezioni, la partecipazione, l’attenzione, la curiosità, e tanti elementi di questo tipo. Ovviamente anche la valutazione subirà dei cambiamenti, come è giusto che sia. Non si possono utilizzare metodologie vecchie con strumenti nuovi. Ovvio, bisogna poi essere attenti e meritocratici anche coi nuovi problemi che insorgono con la didattica a distanza: se i ragazzi hanno problemi di connessione, ad esempio, ci siamo già organizzati con suggerimenti su WhatsApp, o indicazioni via mail, etc”.

E per quanto riguarda gli imminenti esami di maturità (dal 17 giugno)?

“Noi siamo pronti, i nostri ragazzi sono pronti, perché abbiamo continuato a portare avanti il programma. Aspettiamo però le indicazioni del ministro: in questi giorni abbiamo sentito un po’ di tutto, soprattutto sul prossimo inizio dell’anno scolastico, ma a mio personale parere, visto che a meno di 40 giorni ci saranno le maturità, forse sarebbe meglio occuparsi di questo per dare indicazioni precise su come svolgere il colloquio orale”.

Il ritorno a scuola, la grande incognita…

“Io resto ottimista: troveremo una scuola pronta ad accoglierci quando rientreremo. Sono dell’avviso che il Comitato Tecnico Scientifico, che ha chiuso le scuole il 23 febbraio,  sia da ritenere assolutamente la voce da ascoltare. La mia speranza è che questa situazione ci porti a ripensare il numero di alunni per classe: 30 studenti per aula mai come in questo momento appaiono insostenibili. L’edilizia scolastica stessa va incentivata e ripensata, perché mentre alcuni luoghi sono funzionali altri certamente non lo sono. Un’edilizia scolastica funzionante, poi, non serve solo per affrontare emergenze come queste, ma anche per emergenze ‘minori’, come la neve, per esempio, o il caldo estremo”.

Concludiamo con la domanda più importante: come stanno reagendo i ragazzi, i veri protagonisti di tutto questo?

“Hanno risorse che non immaginavamo nemmeno… stanno reagendo molto bene vista la situazione: come dei moderni Robinson Crusoe, con quello che hanno stanno cercando di adattarsi, di mantenere vive le loro inclinazioni, umane e sportive, intellettive e sociali, un po’ tramite la tecnologia e un po’ tramite il buon senso. E con ciò ci stanno dando una grande lezione di vita: penso che questo periodo vada veramente capitalizzato, facendo tesoro dell’esperienza e di ciò che ci sta insegnando”.