Gianluca Dradi preside Liceo Scientifico di Ravenna: “Pandemia serva a riformare la scuola. Più soldi e idee, non solo proclami”

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La scuola italiana è stata la prima attività chiusa all’inizio dell’emergenza pandemica, ma anche quella di cui meno si è parlato durante tutta la Fase 1 e anche in questa Fase 2, dando per scontato che fosse impossibile riaprirne i cancelli prima della fine dell’anno scolastico ed ipotizzando anche la possibilità di prolungare la famigerata DAD, didattica a distanza, perfino a settembre.

Poi l’argomento ha fatto capolino nel dibattito pubblico in concomitanza con la necessità di garantire gli esami di fine ciclo – cioè quelli di terza media e maturità – e si è cominciato a ragionare su come riportare gli studenti in classe per il prossimo anno scolastico. Esigenza sentita fortemente dalle famiglie, visto che con l’avvio della Fase 2 i genitori sono tornati al lavoro, ma anche e soprattutto da alunni e studenti, che da fine febbraio hanno perso ogni forma di socialità e si sono trovati catapultati improvvisamente da una dimensione di iper stimolazione (scuola, attività sportive, attività culturali ed extrascolastiche in generale) ad una di totale clausura. Non sono mancati anche gli appelli, rivolti alla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina e le manifestazioni di piazza.

Le ultime news danno per probabile un rientro a scuola a settembre con ingressi scaglionati, banchi distanziati e mascherine obbligatorie dai 6 anni in su. Per fare il punto su ciò che è stato e sul dibattito in corso, abbiamo chiesto il parere di Gianluca Dradi, preside del Liceo Scientifico di Ravenna.

L’intervista

La scuola è caduta nel dimenticatoio per quasi tutta la durata della pandemia. Cosa è successo in questi mesi, cosa è stato fatto e con quali risultati e perché c’è stata così poca attenzione agli studenti e al mondo della scuola in generale?

Nei programmi, tutti i partiti sottolineano la centralità della scuola e della formazione. Purtroppo, però, quasi mai ai proclami corrispondono scelte coerenti in termini di risorse da dedicare all’istruzione, ma anche di scelta di ministri sufficientemente autorevoli per imporre concreta attenzione al tema. Di conseguenza non mi stupisce che poi, in un momento di emergenza, la scuola non sia proprio in primissimo piano.

Ciò detto, non è però neppure corretto affermare che la scuola sia stata ignorata: il Ministero ha iniziato a dare indicazioni alle scuole dal 6 marzo e le risorse per l’acquisto di strumenti per la didattica a distanza, l’assunzione straordinaria di assistenti tecnici nelle scuole del primo ciclo, le operazioni di pulizia sono state previste a fine marzo.

Parliamo delle prospettive per la riapertura a settembre: i protocolli sembrano prevedere ingressi scaglionati, banchi distanziati di un metro l’uno dall’altro, uso delle mascherine per studenti e personale scolastico. È possibile pensare alla scuola in questi termini? Si può fare lezione con la mascherina per tante ore? Che fine farà il processo di socializzazione, parte integrante di quello di apprendimento? Ma poi, dove sono gli interventi strutturali per le nuove aule? In quelle attuali è impensabile distanziare i banchi.

Da qui a settembre non vedo possibilità concrete di modificare l’assetto dell’edilizia scolastica che è piuttosto vetusto. Sarà un inizio difficile, ancora segnato dall’emergenza sanitaria che, infatti, è stata prorogata al 31 gennaio 2021. Non ho ancora letto le bozze di protocollo ministeriale ma verosimilmente, se occorre garantire il distanziamento, si dovranno prevedere ingressi scaglionati e una presenza ridotta degli studenti, che turneranno tra quelli che seguiranno le lezioni in presenza e quelli che lo faranno dal computer.

E’ ovvio che trasformare la didattica a distanza da una risposta emergenziale ad una opzione quasi strutturale è un grosso problema, soprattutto per gli alunni più piccoli.

Io penso sarebbe bene valutare l’ipotesi di dedicare il mese di settembre, in presenza, unicamente agli studenti che sono stati promossi nonostante le lacune, rinviando al primo ottobre l’ingresso di tutti gli altri, sperando che nel frattempo la potenza del virus diminuisca o si trovi un qualche vaccino.

In ogni caso auspico che, seppure non sarà possibile per l’inizio del nuovo anno, questa esperienza ci abbia insegnato che occorre un piano di investimenti poderoso per l’edilizia scolastica: abbiamo bisogno di edifici con spazi nuovi, pensati per la didattica del terzo millennio, mentre la grande maggioranza delle scuole è stata costruita prima della metà degli anni ’70 e concepite per la classica lezione frontale.

C’è bisogno di maggior ampiezza delle aule, sia per la vivibilità e il distanziamento, sia per consentire una diversa collocazione dei banchi, ad esempio a isole, per agevolare il cooperative learning, c’è bisogno che tutti abbiano le postazioni informatiche e la connessione ad internet, di più spazi laboratoriali, di più palestre ecc…

Nella possibile divisione delle classi in presenza, non si corre il rischio di avere “classi di serie A” e “classi di serie B” con studenti più in difficoltà?

Questo no, perché l’operazione dovrebbe essere condotta su tutte le classi che turnano settimanalmente tra chi è presente e chi è a casa e segue la lezione sul computer.

Veniamo al capitolo degli insegnanti. Nonostante le promesse di nuove massicce assunzioni, sembra che non ci siano i tempi tecnici per vedere gli insegnanti in cattedra a settembre. Come si farà? E il personale ATA?

Subiamo ancora gli effetti della spendig review applicata agli organici della scuola dal 2008. I vari governi che si sono succeduti da allora non hanno modificato la situazione, con una parziale eccezione del governo Renzi che, con la pur contrastata legge 107, ha aggiunto un po’ di risorse economiche ed umane, con l’organico di potenziamento.

Ma questo, pur apprezzabile, sforzo con l’emergenza odierna si rivela insufficiente. L’attuale Ministra penso avrebbe dovuto assumere decisioni più tempestive e seguire i suggerimenti delle organizzazioni sindacali, che avevano segnalato subito che i concorsi previsti per il reclutamento dei nuovi docenti, se svolti con le ordinarie modalità, sono incompatibili con la possibilità di garantire la loro presenza in servizio a settembre.

Tutti dicono che dobbiamo immaginarci una scuola completamente diversa da prima. Ma non si capisce quale scuola ci attende. Lei si è fatto un’idea?

Non lo so. Ciò che so è che, anche a prescindere dal virus, abbiamo comunque bisogno di qualche modifica nel modo di fare scuola, abbiamo bisogno di innovare la didattica che non può essere solo o prevalentemente trasmissiva, abbiamo bisogno di nuovi ambienti, di nuove regole per il personale docente (che deve essere pagato di più, ma al quale chiedere anche qualcosa in più in termini di impegni); penso anche che nelle scuole superiori vadano ripensate le bocciature.

Faccio un esempio: oggi se uno studente è gravemente insufficiente in matematica, è costretto a rifare l’anno in tutte le discipline, anche quelle in cui va bene. E’ uno spreco enorme di risorse per tutti e un incentivo ad abbandonare la scuola. Io sostituirei l’articolazione degli studenti in gruppi classe verso un modello simile a quello universitario: non sono i docenti che raggiungono le singole classi, la cui composizione resta immutata; ma gli studenti che si muovono verso le aule dedicate a corsi diversi: quello di Storia di primo livello o di quinto, così come quello di Matematica di secondo o quarto livello, per fare un esempio; lo studente avanza nel suo percorso superando le prove dei singoli corsi e si diplomerà solo quando avrà raggiunto la sufficienza in tutte le discipline.

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Commenti

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  1. Scritto da leo

    questo era il periodo per mettere in sicurezza e fare tutti i lavori stanziati
    e fin da ora si dovrebbe sanificare e predisporre tutto per la riapertura – ma
    scommettiamo che nessuno si muoverà in tal senso e ci troveremo a settembre a dovere
    ancora fare tutto? ma già gli insegnanti con 28 ore settimanali e le vacanze non
    possono certo prendersi carico di questo- con eccezioni come quell insegnante di faenza
    che va con un camper a recuperare le lezioni ai suoi studenti

  2. Scritto da Luca Balducci

    La scuola, la grande assente ingiustificata. Mi attirerò le ire di frotte di docenti ma personalmente ritengo che se per diverse attività la pandemia sia stata fonte di rinnovamento (chi si sarebbe immaginato l’Inps attiva in tempi brevi? Gli ospedali riorganizzarsi? Il commercio reinventarsi) per la scuola, purtroppo, un’occasione persa. Se diversi docenti hanno saputo reinventarsi, molti no. Mentre l’Italia remava la scuola ha visto 2 scioperi, la richiesta di godere delle ferie pasquali ed ora non trova docenti per gli esami di maturità. La scuola ha ancora un’occasione di riscatto. Premiare i docenti innovativi, potare i rami secchi per ripensarsi in chiave futura.