I ragazzi di UPpunto intervistano il ristoratore Roberto Greco sulle cose da fare per il rilancio di Ravenna

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Ospitiamo volentieri sul nostro quotidiano online – ogni lunedì – l’iniziativa patrocinata all’Associazione Amici di Enzo e portata avanti da un gruppo di studenti del Liceo Classico e del Liceo Scientifico di Ravenna, di Istituti Tecnici di Ravenna, di diversi ragazzi dell’Istituto Politecnico di Grumello del Monte della Fondazione IKAROS e della Scuola di Apprendistato Upprendo di Bergamo della Fondazione Et Labora.   LA REDAZIONE

Imprenditori e ripresa / 2. “Prima dei nostri bisogni? Il bene e l’interesse comuni” Intervista a Roberto Greco

Dopo l’intervista a Filippo Donati continuano le nostre interviste ad altri imprenditori di Ravenna. Oggi con noi c’è Roberto Greco, proprietario dell’Antica Bottega di Felice e del Mare di Felice che ci racconta il suo lockdown e la Fase 2 a livello personale e imprenditoriale.

Roberto come nasce la sua storia da imprenditore?

“La mia  vita da imprenditore nasce da una decisione dettata dal desiderio di stare in famiglia. Mi spiego, prima mi occupavo della vendita di auto di lusso ma lavoravo molto lontano da Ravenna, a San Marino. Per cui ho deciso di imprendere in un’attività che mi dava passione e che al contempo, incontrasse il desiderio di godermi a pieno la mia famiglia, ovvero quella dell’enogastronomia italiana. Insieme alla mia compagna di vita, dunque, abbiamo deciso di comprare un box al mercato coperto e di tenere con noi a lavorare Felice Malpassi, nostro mentore e colui che ci ha insegnato il lavoro; è rimasto con noi da allora fino al 2004, quando una brutta malattia ce l’ha portato via. Poi per varie vicissitudini legate a decisioni politiche non nostre, noi e gli altri operatori, siamo stati estromessi dal mercato coperto a favore delle grande distribuzione, così non ci siamo dati per vinti e, nel 2012, ci siamo reinventati ancora una volta, creando un nuovo “must”: L’Antica Bottega di Felice, ovvero un sistema di ristorazione legato a territorio e tradizione, all’interno del quale la bottega funge da primo fornitore di qualità. Cerchiamo di fare in modo che la maggior parte dei prodotti che serviamo vengano fatti ogni mattina dalla nostra sfoglina, in modo che per l’ora di pranzo il nostro gnocco fritto sia pronto per accompagnare i nostri insaccati fatti artigianalmente su ordinazione o i nostri salumi privi di conservanti aggiunti. Così, appunto dal 2012 in poi, abbiamo intrapreso la via della ristorazione aprendo in seguito un altro ristorante, questa volta di pesce, Il Mare di Felice”.

Ha mai pensato di posticipare la riapertura delle sua attività per paura che ciò producesse solo delle perdite?

“No, direi di no, perché era importante dare un segnale di speranza, appena è stato possibile aprire, abbiamo riaperto. Nonostante un imprenditore debba fare dei calcoli economici e chiaramente eravamo ben consapevoli che se restando chiusi avremmo perso 10, riaprendo avremmo perso 20, ma in una situazione del genere, dovevamo mettere il bene e l’interesse comune prima dei nostri bisogni.”

In questi mesi di chiusura è riuscito a garantire ai suoi dipendenti uno stipendio continuo?

“Sì, lo stipendio è stato continuo, in aiuto a questo è arrivata la cassa integrazione, per quanto lenta e inadeguata: prima si parlava dell’80% dello stipendio poi del 50, poi del 60, insomma ancora oggi non è chiaro quale sia il calcolo, ma sicuramente è stato molto meno di quello che speravo per i miei ragazzi. Nel frattempo, a fasi alterne, ho cercato di far lavorare tutti per quanto riguarda la bottega e il servizio da asporto. Non ho licenziato nessuno, cosa che mi riempie di orgoglio, a parte quelli che avevano il contratto in scadenza e per legge non erano coperti dalla cassa integrazione e con gli incassi azzerati non potevamo reggere il costo degli stipendi.”

Pur nella difficoltà degli scorsi mesi di lockdown è riuscito a utilizzare il tempo in maniera produttiva?

“Sì, noi non abbiamo mai chiuso la bottega, a parte per il mese di aprile. Io e mia moglie abbiamo iniziato ad offrire anche un servizio di consegne a domicilio, scelta dettata non tanto da possibili fini economici, ma perché buona parte della nostra clientela rientra nella fascia più a rischio e abbiamo voluto stargli vicino e aiutarli il più possibile, quando riuscivamo anche preparando dei pasti caldi o andandogli a comprare il pane al forno, piuttosto che verdura e frutta dal fruttivendolo.”

Ci sono stati momenti in questa quarantena in cui avete pensato di non farcela e avete cercato di affrontarli?

“La paura è sempre stata molto reale, ed era dettata soprattutto dal fatto che la durata effettiva del lockdown, era un’incognita. Ciò che è successo è stato per noi davvero molto molto pesante: abbiamo perso fatturati importanti, nonché i mesi più fruttuosi per il nostro lavoro, continuando comunque a pagare costi.  Due mesi e mezzo possono sembrare relativamente pochi, ma commercialmente sono un lasso di tempo molto ampio, soprattutto per quanto riguarda il campo della ristorazione, dove ci sono costi fissi molto alti. Noi prima del lockdown avevamo 11 dipendenti ma abbiamo affrontato tutto nella maniera più positiva possibile.”

Secondo lei quanto tempo ci vorrà per tornare alla  quotidianità alla quale eravamo abituati?

“Se parliamo da un punto di vista economico è un discorso, se invece, parliamo di quanto tempo impiegheremo per tornare alla vita di prima forse siamo più vicini. La normalità economica la vedo, purtroppo abbastanza lontana nel tempo: dovremo affrontare anche una serie di “problemi psicologici” che ha la gente, soprattutto le generazioni dai 30 anni in su. Cerco di essere abbastanza realista e secondo me si parla di un annetto, quindi verso la prossima primavera inoltrata. Per quanto riguarda la normalità sanitaria, mi auguro molto prima, ma anche qui è un’incognita. Spero che ci sia un progressivo azzeramento del problema anche se dovremo smaltire le “scorie” presenti nella testa di ognuno di noi e penso che sarà difficile farlo in tempi brevi.”

Di che cosa c’è bisogno secondo voi, per far ripartire l’economia della nostra città?

“In questi giorni sto affrontando il tema a più livelli: parlando con il sindaco, facendo conferenze stampa sul centro storico, ecc… Noi dobbiamo puntare sul turismo, sto cercando di ricordare a me stesso e agli altri che Ravenna è stata capitale di due imperi, ha 8 otto monumenti dell’UNESCO su 33 in Italia. Ravenna è a tutti gli effetti una capitale, agli stessi livelli di Roma, Firenze e Venezia, ecco se la nostra classe dirigente e noi come cittadini ci mettiamo in testa questo, Ravenna è una città con enormi potenzialità, sfruttate pochissimo, un po’ come il cervello umano! Un altro grande problema che ostacola la crescita della nostra città è la mancanza di infrastrutture: noi non abbiamo una strada che ci colleghi direttamente con le grandi città del nord Italia o con Roma, se non la E45 che è un disastro, non abbiamo una via ferroviaria diretta con Milano e Roma o un aeroporto importante che possa servire la zona costiera della Romagna. Come vedete c’è tanto lavoro da fare, per ripartire, tutti ma la nostra classe dirigente in primis, si deve mettere in testa che bisogna fare degli investimenti importanti per portare Ravenna nel posto che merita.”

In termini di perdite economiche, secondo voi che ha sofferto di più il lockdown: piccoli/medi imprenditori o grandi imprenditori?

“Sembra una risposta facile o scontata ma non lo è. La voglio suddividere in questo modo: se parliamo di imprenditori che vivono del loro lavoro, con pochi negozi, parliamo di gente che ha messo in campo anche la propria sopravvivenza economica non solo quella della propria attività. Perciò è facile capire che questo tipo di imprenditori, che sono l’80/90% in Italia, sono stati estremamente penalizzati. La grande industria, se parliamo in termini economici volti al futuro, ha sofferto molto, ma c’è una differenza questa è una cosa comune a tutto il pianeta, nessuna delle più importanti economie mondiali sono state risparmiate da questa crisi. Mentre nella piccola/media impresa, l’Italia detiene un primato difficilmente battibile.”

Uppunto

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