I ragazzi di UPpunto intervistano Ettore Montanari, titolare di Scooter in centro a Ravenna, che teme l’autunno

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Ospitiamo volentieri sul nostro quotidiano online – ogni lunedì – l’iniziativa patrocinata all’Associazione Amici di Enzo e portata avanti da un gruppo di studenti del Liceo Classico e del Liceo Scientifico di Ravenna, di Istituti Tecnici di Ravenna, di diversi ragazzi dell’Istituto Politecnico di Grumello del Monte della Fondazione IKAROS e della Scuola di Apprendistato Upprendo di Bergamo della Fondazione Et Labora. LA REDAZIONE

Imprenditori e ripresa / 3. Intervista a Ettore Montanari di Scooter

Dopo Filippo Donati e Roberto Greco, continuano le interviste agli imprenditori ravennati. Oggi con noi c’è Ettore Montanari, proprietario di Scooter, che ci racconta la sua fase di ripresa e il lockdown, a livello personale e imprenditoriale.

Ettore Montanari, come nasce la sua storia da imprenditore?

“Buongiorno, per parlare della mia storia da imprenditore bisogna tornare a oltre 35 anni fa, quando i miei avevano già iniziato a muovere qualche passo nel campo dell’abbigliamento con un negozio in Via Ponte Marino, per poi trasferirsi in Via Cavour con il marchio “Scooter”. Mio padre faceva il rappresentante, quindi era già nel mondo dell’abbigliamento, mia madre è sempre rimasta affascinata dal mondo della moda per cui quando è stato il momento l’ha seguito. Io ho studiavo giurisprudenza e davo una mano ai miei, all’inizio un po’ saltuariamente. Finiti gli studi mi sono accorto che mi piaceva più quel mestiere lì che quello per cui avevo studiato e sono rimasto a lavorare nell’attività di famiglia. Per cui è stato un percorso molto naturale, non premeditato ma ora sono felice, non tornerei indietro.”

Ha mai pensato di posticipare la riapertura delle sua attività, dopo la chiusura per il Covid, per paura che ciò producesse solo delle perdite?

“No, anzi avessimo potuto avremmo riaperto prima, ma comprensibilmente non abbiamo potuto, non critico le tempistiche ma ci sarebbe piaciuto ripartire. Non avevo particolari paure, anche perché nel nostro territorio, a Ravenna nello specifico, la situazione è sempre rimasta abbastanza sotto controllo. Per quanto riguarda il mio settore c’è stato diciamo “un effetto rimbalzo”, la gente si è riversata nei negozi appena ha potuto, poi secondo me, la parte più dura arriverà più avanti. Però no, non ho mai pensato di tenere chiuso più del dovuto.”

In questi mesi di chiusura è riuscito a garantire ai suoi dipendenti uno stipendio continuo?

“Ovviamente abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione per quanto riguarda il periodo di lockdown forzato, però sì, assolutamente, non c’è stato problema, tranne in un caso in cui non abbiamo potuto fare in altro modo. Tieni conto in ogni caso che abbiamo due ragazze quindi parliamo di un numero molto ridotto di dipendenti.”

Pur nella difficoltà degli scorsi mesi di lockdown è riuscito a utilizzare il tempo in maniera produttiva?

“Per la mia attività meno di quello che avrei voluto, ho portato avanti qualcosa che avevo lasciato indietro ma purtroppo non sono riuscito a fare proprio tutto quello che volevo. Con un’attività aperta tutti i giorni con circa 7 giorni di chiusura in un anno gli arretrati non erano molti, volevamo fare più cose ma, come sapete, molti negozi erano chiusi e quando hanno riaperto si sono trovati pieni anche loro, per cui diciamo che un paio di cose devo ancora finirle.”

Ci sono stati momenti nella quarantena in cui ha pensato di non farcela e come ha deciso di affrontarli?

“Non ho avuto paura, perché avevo capito più o meno quale sarebbe stato l’orizzonte temporale, la paura che avevo era più che altro rivolta in generale verso il mondo della moda. Mi spiego meglio, molti piccoli marchi con cui collaboriamo, hanno sofferto molto questa crisi, qualcuno è fallito, qualche altro si è dovuto notevolmente ridimensionare e questo ci è dispiaciuto molto. I marchi principali fortunatamente hanno resistito.”

Secondo lei quanto tempo ci vorrà per tornare alla  quotidianità alla quale eravamo abituati?

“A livello economico mi aspetto di tornare alla normalità per la prossima primavera, sinceramente credo che la parte più difficile arriverà da settembre in avanti, per tante congiunture economiche, non sarà un inverno normale ma speriamo nel prossimo anno. Parlando dal punto di vista sanitario, se non caschiamo nella famosa seconda ondata, la strada che stiamo percorrendo sembra essere quella giusta.”

Di che cosa c’è bisogno secondo lei, per far ripartire l’economia della nostra città?

“Per quanto riguarda il tessuto imprenditoriale, mi piacerebbe continuare a  vedere questo spirito di squadra e abbracciare insieme un calendario di eventi concordati con il comune, dunque una promozione della città più armoniosa tra le varie attività. Parlando di investimenti abbiamo sicuramente bisogno di infrastrutture ed è la cosa più importante, da fare il prima possibile e poi una calendarizzazione di eventi più corposa già a partire da questo autunno.”

In termini di perdite economiche, secondo lei chi ha sofferto di più il lockdown? piccoli/medi imprenditori o grandi imprenditori?

“Direi che la nostra situazione è molto anomala, il 98% in Italia è composto da PMI: dato molto controcorrente in Europa e anche nel mercato americano, solo la Cina è vagamente paragonabile a noi. Sicuramente siamo quelli che hanno sofferto di più, il calo c’è stato per tutti ma gli altri stati si basano maggiormente sulla grande industria e sono capaci di riorganizzare ripartenze più forti.”

Uppunto

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