I ragazzi di UPpunto a colloquio con Antonio Grimaldi, Preside dell’ITIS di Ravenna: “la scuola è vita, per questo serve la presenza”

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Dopo la pausa estiva, torniamo a ospitare volentieri sul nostro quotidiano online – ogni lunedì – l’iniziativa patrocinata all’Associazione Amici di Enzo e portata avanti da un gruppo di studenti del Liceo Classico e del Liceo Scientifico di Ravenna, di Istituti Tecnici di Ravenna, di diversi ragazzi dell’Istituto Politecnico di Grumello del Monte della Fondazione IKAROS e della Scuola di Apprendistato Upprendo di Bergamo della Fondazione Et Labora. LA REDAZIONE

Antonio Grimaldi, Preside dell’Itis Nullo Baldini: “Non voglio che gli studenti si sentano abbandonati”

Questa settimana il protagonista della nostra intervista è Antonio Grimaldi, Preside dell’Itis Nullo Baldini, recentemente finito al centro di una polemica e sulle cronache giornalistiche per il testo di una circolare scolastica. Grimaldi si è reso gentilmente disponibile a condividere con noi studenti, appena tornati in presenza al 50%, di punti di vista e riflessioni su istruzione, dad, politica e scuola. Lo ringraziamo per l’apertura e per l’occasione che ha dato a noi giovani – in questo momento divisi e disorientati sul ritorno in classe – di ascoltare l’opinione da uno dei principali dirigenti scolastici di Ravenna.

La prima domanda che vorremmo porle è sapere come sta e come sta vivendo questo momento di incertezza generale?

“In questi giorni, vedere i ragazzi tornare a scuola sereni mi ha fatto molto piacere. In generale credo che lo star bene, in questo momento, dipenda da una decisione propria, una volontà di riuscire ad affrontare le difficoltà imposte. Dal mio punto di vista, il malessere più grave è quello di non riuscire sempre a dare delle certezze a chi vorrebbe delle indicazioni più precise, di dover costantemente mutare l’organizzazione della scuola in presenza. Credo che sia importante dare modo a tutti gli studenti di essere presenti a scuola prima della fine del quadrimestre perché penso che la scuola debba essere un punto di riferimento per i ragazzi e che, pur mantenendo un atteggiamento prudente, essi la possano considerare un luogo sicuro.”

Stiamo vivendo un periodo di grande dispersione scolastica, secondo lei la scuola può convincere ancora gli studenti della validità dell’istruzione?

“Ciò a cui tengo quando ho occasione di stare con i ragazzi è parlare della necessità di costruire passo dopo passo i propri obiettivi, senza pensare che qualcosa venga regalato. Ci sono difficoltà, come anche un brutto voto, che vanno superate, ma tutto consente di costruire la propria esistenza in maniera sempre più solida, più sicura e più gratificante. Un percorso in cui si è spesa la propria energia, la propria passione, il proprio impegno da tantissima soddisfazione. Anche lo studio fa parte di ciò. Infatti, quando i ragazzi sono un po’ disorientati, io dico che la scuola dà loro gli strumenti per affrontare la vita, perché la vita non è così facile, non è un mondo in cui tutto è pronto e tutto è certo.”

Deve esserci una grande passione dietro un lavoro del genere.

“Certamente. I docenti cercano di riuscire a motivare i ragazzi, trasmettendo la passione per quella che è la loro disciplina. Ciò che facevo quando ero insegnante – e faccio tuttora quando svolgo qualche supplenza – è trasmettere quanto sia bella, nel mio caso, la storia o la letteratura. Cerco di trasmettere che gli autori, per esempio, non vadano studiati in quanto tali, ma perché possono raccontarci e spiegarci tante cose sulla realtà.”

In questi giorni assistiamo a fenomeni contrastanti. Da un lato studenti che hanno manifestato per tornare in classe, dall’altro studenti che si oppongono al rientro. Che cosa pensa di questa posizione contraria al rientro anticipato degli studenti in presenza?

Io penso che essa sia dettata da una paura comune alimentata anche dai notiziari che mettono in primo piano il numero di contagiati e di deceduti. È chiaro che la paura ci può essere. Io penso di poter dire agli studenti che hanno qualche timore che le condizioni per venire a scuola nella maniera più sicura ci sono. Anche perché il valore della presenza a scuola è estremamente importante, non deve essere tolto ai ragazzi: la didattica in presenza non è solo acquisizione di concetti, più proficua rispetto a quella a distanza, ma rappresenta anche un momento di confronto indispensabile nella vita di un giovane. Il timore dunque può essere comprensibile, ma venire a scuola è vita. Il resto è vita secondaria che per poco tempo può essere accettata e può aiutare, ma che, dopo mesi e mesi, non può più essere tollerata.”

Partendo dal presupposto che le lezioni in presenza garantiscano da parte di noi studenti un feedback certamente migliore per quanto riguarda l’apprendimento, ritiene che le misure di sicurezza contro la diffusione del virus siano sufficienti o c’è il pericolo di un ritorno alla didattica a distanza nelle prossime settimane?

“Come dicevo prima, ritengo che le condizioni necessarie allo svolgimento delle lezioni in presenza ci siano: i banchi sono distanziati come da regolamento e c’è l’obbligo di indossare la mascherina per tutta la durata delle lezioni, inoltre l’ordine interno è mantenuto dal personale scolastico sempre attento ad evitare eventuali assembramenti. Il timore di un ritorno alla didattica a distanza c’è, così come la forte volontà di non tornare indietro o comunque sotto ad un numero di ore in presenza inferiore al 50%.”

Parlando della circolare in cui ha criticato la scelta di rinviare l’apertura delle scuole, perché ha deciso di esprimersi attraverso questo mezzo riguardo alla decisione ministeriale?

“Ho deciso di non nascondere il mio pensiero, come ho poi scritto in una circolare successiva, perché non credo si sarebbe dovuto tacere incondizionatamente, non credo che la scuola debba difettare di spirito critico. Per questo ho scelto lo strumento della circolare, perché potesse avere un peso maggiore, una forza maggiore. Pur comunque rispettando le decisioni del governo, una riflessione diversa avrebbe potuto esserci: cosa sarebbe potuto succedere in soli tre giorni di ulteriore rinvio? Ai ragazzi più volte era stato promesso il ritorno in presenza il 7 gennaio. Un cambio di programma si sarebbe potuto anche accettare ma ci sarebbe dovuto essere un discorso generale, a livello nazionale, in cui ci si prendeva la responsabilità di dire a tutti che questa è una situazione eccezionale. Invece è toccato a me comunicare il rinvio ai miei studenti: avvertire semplicemente del ritorno l’11 invece del 7, così, come nulla fosse, avrebbe fatto sentire i ragazzi, che per me sono come figli, un po’ abbandonati.”

Parliamo delle critiche che le sono state fatte. Crede che sia giusto che la classe politica tenti di “politicizzare” la scuola riducendo così il pensiero di chi, come lei, lavora da tempo nel mondo dell’istruzione, e dunque ben lo conosce, a mera opinione politica?

“Purtroppo, durante quest’ultimo anno, la scuola è diventata campo e oggetto di discussione politica, una bandiera da sventolare in un senso o nell’altro. Chi mi ha criticato è stato libero di farlo, la risposta da parte mia c’è stata e certamente non ce l’ho con nessuno. Il mio intento era quello di fare il bene dei ragazzi, non era uno scopo personale, non volevo mettermi in mostra. Quello che ho voluto fare è stato dare loro un po’ di conforto, far loro capire che non sono da soli.”

Uppunto

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Commenti

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  1. Scritto da RM

    Dott. Grimaldi, lei ha tutta la mia approvazione. Continui così, la scuola non è una porta da aprire o chiudere. La scuola è vita. Grazie.