Quantcast

I ragazzi di UPpunto a colloquio con l’Assessore Massimo Cameliani sulla restituzione alla città dell’Oratorio della Madonna di Pompei

Più informazioni su

Ospitiamo volentieri sul nostro quotidiano online – ogni lunedì – l’iniziativa patrocinata all’Associazione Amici di Enzo e portata avanti da un gruppo di studenti del Liceo Classico e del Liceo Scientifico di Ravenna, di Istituti Tecnici di Ravenna, di diversi ragazzi dell’Istituto Politecnico di Grumello del Monte della Fondazione IKAROS e della Scuola di Apprendistato Upprendo di Bergamo della Fondazione Et Labora. LA REDAZIONE

Oratorio della Madonna di Pompei, la chiesa alle porte della città ristrutturata grazie alla comunità ravennate

Questa settimana abbiamo intervistato l’assessore Massimo Cameliani che ci ha raccontato il magnifico progetto di ristrutturazione dell’Oratorio della Madonna di Pompei, iniziato quasi tre anni fa e che sarà completato a breve. Questo progetto ci ha colpito profondamente per la gratuità con cui è stato portato a termine e perché quando una comunità si muove per qualcosa, è un bene per tutti. Infatti le aziende che hanno contribuito e gli operai che ci hanno lavorato lo hanno fatto perché legati profondamente al luogo e a ciò che esso rappresentava, e ora continuerà a essere un luogo importante per tutti, grazie al sorprendente lavoro di ristrutturazione eseguito.

Che cosa l’ha portata a decidere di ristrutturare la chiesa di Via Ravegnana?

“Io abito lì vicino, quando ero bambino la chiesetta era ancora aperta, poi all’inizio degli anni novanta è stata chiusa. In cuor mio sentivo l’esigenza di fare qualcosa, la chiesa non è solo un simbolo religioso, ma anche storico-artistico, in più è posizionata all’ingresso della nostra città ed è ben visibile da chi arriva. Poi successe che un gruppo di cittadini, credenti e non credenti, si presentò da me con una petizione che aveva raccolto più di mille firme per chiedere la ristrutturazione proprio di quella chiesetta, e mi sono reso conto che era arrivato il momento di intervenire.”

Riuscire a trovare i fondi è stata un’operazione semplice?

“La chiesetta non era di proprietà del Comune, dunque mi sono fatto carico di un problema di altri. Questo perché la questione della ristrutturazione era stata presentata dai cittadini stessi, e ho capito così che bisognava intervenire per l’interesse della comunità. Il problema maggiore che mi si presentava davanti era proprio il reperimento delle risorse. Molti cittadini in questi anni avevano girato per enti e istituzioni per trovare fondi, ma dopo che la questione è giunta in Comune ho preso io in mano la situazione, incominciando a contattare le aziende, le quali non solo hanno risposto, ma si sono occupate del recupero del bene a titolo gratuito. L’intervento era parecchio costoso e non abbiamo trovato un magnate che ci abbia donato quel che serviva, ma la comunità si è messa in moto e ognuno ha messo il suo e così, mattone dopo mattone, si è fatta una grande opera ed ora la chiesetta, che prima era quasi in stato di abbandono, è un gioiellino. Qualcosa di bello dal punto di vista umano. Questo spirito di unione e di comunità si è visto anche durante i lavori. Infatti, varie aziende si sono radunate attorno alla chiesetta per lavorare insieme, quando sul mercato operano in competizione. Si è creata un’armonia davvero speciale, sebbene potesse non sembrare facile far lavorare insieme così tante persone in un ambiente così piccolo, tutti vicini, ma lo si è fatto in una maniera straordinaria.”

Come l’ha fatta sentire vedere l’opera completata?

“Sono molto orgoglioso e soddisfatto. Sto vedendo completarsi un progetto realizzato anche grazie al mio contributo. Di sicuro in questo caso la soddisfazione e la fatica non sono state vane. Sono contento che la comunità ravennate mi sia venuta incontro. La chiesetta deve ancora aprire e una guida turistica ha già organizzato visite guidate sul Ponte Assi. L’altro giorno c’era un gruppo di persone che la stava già ammirando. Ha un enorme valore storico-artistico e presenta persino dei misteri: non si sa infatti con certezza chi sia l’architetto di questa splendida chiesa del ‘700. Inoltre c’è un legame con l’Istituto Tavelli, al quale apparteneva la chiesetta. Anche le suore sono state contentissime e orgogliosissime del lavoro.”

Pensa che la chiesa possa entrare a far parte del ricco itinerario turistico di Ravenna?

“Sono già presenti diversi itinerari turistici legati ai fiumi, a Punta Galletti per esempio, perciò la chiesetta si può benissimo abbinare a questi percorsi naturalistici legati anche alla storia della città. Spero possa essere anche utilizzata per le funzioni religiose. Mi auguro che venga rispettata e amata, considerati i 30-40 anni di trascuratezza. Oggi è finalmente tornata ad essere un piccolo gioiello che arricchisce il nostro patrimonio culturale, che è sempre doveroso valorizzare.”

Ci sono in corso altri progetti di ristrutturazione di luoghi che prenderanno nuova vita nella nostra città?

“Con questa modalità credo di no perché è stato molto impegnativo trovare i fondi con il crowdfunding. Per quanto riguarda, invece, i luoghi che appartengono al Comune, nei prossimi anni vedremo la nuova area di teatro e spettacoli all’interno della Rocca Brancaleone. Volgendo un occhio al passato ricordiamo il recupero architettonico del Mercato Coperto che ora è diventato un luogo anche di attrazione turistica importante e che dentro il centro storico assume un valore ancora maggiore. È in corso anche un progetto di costruzione di un ristorante nella parte interna di Porta Adriana, che sarà una corte straordinaria. C’è sicuramente bisogno dei soldi per completare questi progetti di ristrutturazione, ma a parer mio c’è bisogno, prima di tutto, di voglia e di amore per la storia della propria città.”

Oratorio della Madonna di Pompei
Uppunto

Più informazioni su