Quantcast

I RAGAZZI DI UPPUNTO / Martina, da Ravenna al Canada… dallo shock culturale alla scoperta della bellezza dell’altro

Più informazioni su

Ospitiamo volentieri sul nostro quotidiano online – ogni lunedì – l’iniziativa patrocinata all’Associazione Amici di Enzo e portata avanti da un gruppo di studenti del Liceo Classico e del Liceo Scientifico di Ravenna, di Istituti Tecnici di Ravenna. LA REDAZIONE

Martina: da Ravenna al Canada… dallo shock culturale alla scoperta della bellezza dell’altro

Martina, una ragazza della squadra di UPpunto, che frequenta il Liceo linguistico di Ravenna, ci racconta la sua esperienza di studentessa del quarto anno all’estero, in Canada. Il pensiero va a tutti quelli che come lei si trovano in questa circostanza e a chi desidera fare la stessa esperienza.

“Da quando ho sentito parlare per la prima volta dell’anno all’estero ho sempre desiderato fare questa esperienza. – racconta Martina – Tuttavia, man mano che la mia partenza si avvicinava, nascevano in me nuove paure, forse perché, dopo più di un anno di chiusure dovute all’emergenza sanitaria, ero riuscita finalmente a godermi un’estate da adolescente e il pensiero di lasciarmi tutto alle spalle e cominciare una nuova vita dall’altra parte del mondo mi preoccupava. Fortunatamente queste paure non mi hanno frenata e così, il 29 agosto, dopo aver salutato la mia famiglia e i miei amici, sono partita da Roma per Kelowna, città dello stato British Columbia, Canada, nella quale sto passando il mio anno all’estero. L’inizio non è stato facile: dopo un volo di nove ore mi sono ritrovata a Montreal a correre per l’aeroporto nel tentativo di prendere la coincidenza del secondo volo diretto a Kelowna, e nonostante le corse però ho perso la coincidenza e ho dovuto passare la giornata a Montreal per poter partire il giorno dopo.”

“Le prime due settimane sono state molto difficili. Prima di partire mi avevano parlato del fatto che avrei vissuto uno shock culturale, ma non credevo che il modo in cui ero abituata a relazionarmi con le persone in Italia sarebbe cambiato in Canada. – continua Martina – Da un giorno all’altro, però, mi sono ritrovata in una famiglia che non conoscevo e che, abituata agli standard italiani, sentivo fredda nei miei confronti. Con il passare del tempo ho poi capito che non tutti sono così espansivi fin da subito e che serve un po’ di tempo per entrare in confidenza. D’altra parte neanche per me è stato facile aprirmi ed abituarmi a vivere in una nuova casa: fin da piccola sono sempre stata molto orgogliosa e se qualcosa non va bene tendo a tenermi tutto dentro, così trovare il coraggio di andare a parlare con i genitori ospitanti e dirgli quello che non andava è stato molto difficile per me. L’esserci riuscita è stato un passo importante: ne è valsa la pena e questo mi ha aiutato a crescere.”

Martina

“Da quando sono in Canada mi è sempre stata data molta libertà e autonomia, sia nel contesto scolastico che nelle uscite con gli amici. In Italia, a volte, mi bastava chiamare i miei genitori, dirgli dov’ero e a che ora dovevano venirmi a prendere e loro arrivavano, mentre in Canada ho dovuto iniziare a capire come funzionano gli autobus per muovermi in modo indipendente. – racconta ancora Martina – Dopo le prime due settimane nelle quali sono dovuta uscire dalla mia zona di comfort per iniziare a costruirmi una nuova vita qui, tutto per me è diventato più facile. Nonostante ora mi trovi benissimo sia con la famiglia ospitante, che a scuola e con gli amici, ci sono dei momenti in cui non tutto va secondo i piani. La scorsa settimana, per esempio, dopo essere stata quattro giorni a Vancouver in vacanza con la mia famiglia ospitante siamo rimasti bloccati lì per altri cinque giorni a causa di un’alluvione che ha distrutto ed allagato molti tratti di autostrada e per tornare a casa abbiamo dovuto prendere l’aereo. In una situazione del genere però sono stata felice di rendermi conto che la mia più grande preoccupazione era non poter vedere i miei amici a scuola. Il fatto poi che dovessi passare cinque giorni a Surrey a casa dello zio della mia famiglia ospitante prima di poter tornare a Kelowna non mi faceva paura, proprio come se mi trovassi nella stessa situazione con i miei genitori in Italia.”

“Questa esperienza mi ha fatto sicuramente crescere e capire che la cosa più difficile da affrontare quando si va a vivere all’estero non è parlare una lingua straniera. – conclude Martina – Spesso mi hanno chiesto: “ma non rischi di rimanere indietro con il programma?”. Io ribalterei la questione. Le nozioni le posso sempre acquisire, magari impegnandomi al mio rientro durante i mesi estivi, ma se ognuno di noi potesse passare un anno della propria vita in un altro paese creandosi un’altra famiglia, altri amici, conoscendo un’altra cultura, forse davanti agli altri non penserebbe come prima opzione di costruire dei muri. Purtroppo, è un percorso molto costoso. Invece credo che lo stato dovrebbe dare l’opportunità a tutti gli studenti di fare questa esperienza, per avere in futuro degli adulti più aperti al prossimo, che abbiano provato ad uscire dall’ombra del campanile per scoprire altre piazze, altre culture altra umanità.

Uppunto

Più informazioni su