Ancisi (LperRa): “Addetti alle pulizie della stazione non pagati, Comune chieda spiegazioni a Rfi”

Dal cantiere del personale addetto alle pulizie della stazione ferroviaria di Ravenna, Lista per Ravenna ha ricevuto lo scorso 3 marzo, dopo un colloquio telefonico avvenuto nei giorni precedenti, il messaggio, che riportiamo di seguito, “regolarmente firmato – spiega Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna – da cui escludiamo solamente i nomi delle persone e delle ditte citate, così come dai documenti allegati che testimoniano la vertenza giudiziaria in corso.”

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

“Buongiorno, come già accennato precedentemente, gli addetti alla pulizia della stazione ferroviaria non hanno ancora percepito il trattamento di fine rapporto (TFR, tredicesima, ferie…) dalla ditta da cui dipendevano, uscita il 1° agosto 2019. Nonostante solleciti sindacali e convocazioni da parte dell’Ispettorato del Lavoro, abbiamo dovuto pagare un avvocato a spese nostre e agire per via legale sperando di risolvere qualcosa. Successivamente, con la nuova ditta subentrata, presso cui abbiamo lavorato dal 1° agosto 2019 al 16 gennaio 2020, è successa la stessa cosa. Ancora non ci sono state pagate nemmeno le spettanze di dicembre, gennaio e tredicesima. Noi lavoratori siamo venuti sempre a lavorare, domeniche e festivi compresi, anche se le ditte non pagavano, perché, lavorando per le ferrovie statali, abbiamo l’obbligo di presenza, in quanto, se non ci presentiamo, possiamo incorrere nel reato dell’interruzione di pubblico servizio. Ma Rete Ferroviaria Italiana (RTI), che è la società committente, non ha anche l’obbligo di tutelare i lavoratori? Fa queste gare al ribasso, decide le ditte da mettere dentro, e noi abbiamo l’obbligo di lavorare, ma per avere i nostri stipendi dobbiamo sempre pagarci un avvocato? E questo riguarda i lavoratori delle stazioni di Ravenna, Rimini, Forlì, Cesena, Ferrara, ModenaSiamo una quarantina di operai che con grande difficoltà cerchiamo di andare avanti, ma vorremmo delle risposte da RFI o da chiunque può darci una mano perché non sappiamo più come farci ascoltare. Grazie per l’attenzione e chiediamo scusa se ci siamo prolungati un po’ ma cercavamo di spiegare la situazione il più chiaro possibile. Cordiali saluti”.

“RFI – prosegue Ancisi – è una società statale, essendo posseduta interamente dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane spa, una delle più grandi realtà industriali del Paese, posseduta al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. RFI ha sottoscritto col Comune di Ravenna, nel 2017, insieme alla Regione Emilia-Romagna e all’Autorità portuale, un accordo operativo del valore di 21 milioni di euro, che comprende il rifacimento del cavalcaferrovia presso la stazione di Ravenna (ponte Teodorico), il sottopassaggio ferroviario carrabile sostitutivo del passaggio a livello di via Canale Molinetto e il prolungamento della dorsale ferroviaria di raccordo sulla destra del canale Candiano. Si spera dunque che il Comune di Ravenna possa occuparsi e preoccuparsi anche di quello che avviene nella stazione stessa.”

“In quanto sindaco e presidente della Provincia di Ravenna, Michele De Pascale, oltre ad essere presidente dell’Unione delle Province Italiane (UPI), è membro della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, uno dei tre organi della Repubblica Italiana preposti a raccordare, nel principio di leale collaborazione, l’amministrazione centrale dello Stato (Governo e ministeri della Repubblica compresi), con gli enti pubblici territoriali, quali appunto i Comuni e le Province. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, appartiene allo stesso partito di Michele De Pascale. Dalle suddette ragioni, il sottoscritto consigliere comunale di Ravenna trae motivo corretto e giustificato per ritenere che il sindaco di Ravenna abbia più di una possibilità per ottenere risposta agli interrogativi sollevati dai lavoratori addetti alle pulizie della stazione ferroviaria di Ravenna, affinché, insieme ai colleghi di altre stazioni ferroviarie dell’Emilia-Romagna, non abbiano a subire ulteriori angherie, aggravati dagli obblighi di doverle subire tutte per non rispondere del reato di interruzione di un pubblico servizio. Anche perché simili condizioni di lavoro e di trattamento del personale sono tanto più deprecabili se in essere nella pubblica amministrazione. In tal senso interroghiamo a nostra volta il sindaco” conclude Alvaro Ancisi.