I santi Cirillo e Metodio al centro dell’ultimo incontro de “I grandi della cultura cristiana”

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Appuntamento venerdì 29 settembre alle 20, nella sala Don Minzoni del seminario arcivescovile di piazza Duomo a Ravenna con l’ultimo incontro del progetto “I grandi della cultura cristiana”, avviato alla fine dell’anno scorso dalla Biblioteca Diocesana di Ravenna-Cervia “San Pier Crisologo” e dedicato all’indagine e alla divulgazione dei grandi personaggi che, dalle origini fino ai nostri giorni, hanno segnato il percorso e lo sviluppo del Cristianesimo.

Al centro del dibattito, le figure dei Santi Cirillo (Costantino) e Metodio (fratelli, nati a Tessalonica, il primo 827-Roma 869, il secondo 815 ca.-Moravia 885), fondamentali per l’evangelizzazione a est del continente europeo. Papa Giovanni Paolo II li ha proclamati nel 1980 compatroni d’Europa, con San Benedetto da Norcia patrono principale dal 1964.

Gli studiosi distinguono fra preistoria e storia in base alle scoperta della scrittura. Un popolo che inventa una scrittura ha la possibilità di lasciare tracce di sé, della propria vita quotidiana, dei grandi avvenimenti politici, dei propri riti religiosi. I Santi Cirillo e Metodio rappresentano l’inizio della storia dei popoli slavi che fino ad allora non avevano avuto una scrittura mediante la quale perpetuare la loro memoria e tutto era legato alle tradizioni orali.

L’intuizione dei grandi Santi chiamati dalla Chiesa Ortodossa “isapostoli” e “maestri degli slavi” rappresenta una doppia illuminazione per quei popoli: l’uscita dalle ombre della preistoria e l’apertura alla Fede «che illumina ogni uomo che viene al mondo» (dal rituale battesimale ortodosso). In una Chiesa come quella dell’epoca in cui grande era la diatriba sulle lingue da utilizzare nella celebrazione della Divina Liturgia e dei santi Misteri (Sacramenti) i due Santi rappresentano anche la risposta vera, grande e prettamente ortodossa: non esiste una lingua sacra per la preghiera, ma come ogni uomo è accetto a Dio e può far parte della sua santa Chiesa, così ogni lingua è adatta a celebrare il culto divino.

Insieme al greco, il siriaco, il geʽez, il copto, l’armeno, il georgiano, il latino, il paleoslavo o slavo ecclesiastico entra a far parte delle lingue in cui la celebrazione Eucaristica fu tradotta e ancora oggi rappresenta la lingua liturgica nei paesi della Slavia ortodossa: Russia, Bielorussia, Ucraina, Serbia, Bulgaria e altri.

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