Russi, a colloquio con Gian Michele Carnevali, l’uomo delle ocarine fotogallery

Quella di Gian Michele Carnevali è sicuramente una vita dedicata alla musica. A quella suonata e a quella collezionata. Nella sua abitazione di Russi trovano posto diversi strumenti musicali che il maestro colleziona, alcuni classici come quelli a fiato altri più particolari e addirittura molto rari, come una chitarra ricavata da una corazza di armadillo, tamburi di provenienza dal Vietnam oppure uno xilofono africano in legno. Ma quello che più colpisce è l’infinita raccolta di ocarine che il maestro colleziona e custodisce gelosamente, portando ogni tanto qualche pezzo in qualche mostra, raccontando provenienza e storia dello strumento tipicamente riconosciuto per le origini emiliano romagnole.

Maestro Carnevali, oltre all’ocarina quali altri strumenti suona?

Io suono tutti gli strumenti a fiato, dal sax all’armonica a bocca fino all’ocarina, strumento piccolo e tascabile che porta allegria e musica ovunque.

L’amore per l’ocarina è qualcosa di importante per lei. È uno strumento tipico della nostra terra?

Certamente. L’ocarina è nata nel lontano 1853 a Budrio di Bologna da Giuseppe Donati: nel suo tentativo di creare una tromba, questo strumento cadde per terra e ne venne fuori qualcosa che assomigliava a un’oca. Da lì si mise a perfezionare lo strumento praticando più fori per ottenere più note e la battezzò per l’appunto ocarina, per la sua somiglianza con l’animale. L’ocarina è uno strumento di argilla quindi formata da terra, acqua, fuoco ed aria, le quattro caratteristiche della nostra vita. Quando si pensa all’ocarina si pensa a uno strumento musicale tipico della nostra regione, come il mandolino riporta alla musica napoletana o lo scacciapensieri ci porta in Sicilia, anche se le sue origini sono orientali.

Quanti pezzi ha nella sua collezione di ocarine?

Non li ho mai contati ad essere sincero. Ma indicativamente saranno circa una cinquantina.

Ci sono pezzi pregiati fra questi esemplari?

Sì. c’è un pezzo a cui tengo particolarmente che ho battezzato come “l’ocarina della grande guerra” perchè ritrovata da un russiano in trincea sul Carso, e pian piano aveva imparato a suonarla cercando di portare un pò di allegria in un momento difficile come quello del fronte. Questo è un pezzo particolare perché ha 17 fori contrariamente ai 12, quindi può emettere due ottave diverse. Ha anche uno stemma araldico di cui non sono mai riuscito a risalire bene alla sua storia.

Poi ce ne sono altri che spiccano dalla sua collezione?

C’è l’ocarina con pistone e l’ocarone contrabbasso. L’ocarina con pistone risale alla fine del 1800 creata da Ercole Mazzetti, e il pistone serviva per intonare lo strumento. Poi abbiamo l’ocarone contrabbasso, arriva dal Lago Maggiore, primi anni del 1900. Il suo costruttore aveva pensato di creare un’ocarina che al contrario delle altre potesse emettere suoni tipici di un basso o un contrabbasso. Questo strumento fu utilizzato anche dal maestro Ennio Morricone per emettere i suoni bassi presenti nella colonna sonora de “Il buono, il brutto e il cattivo”. Nella mia collezione trovano posto anche strumenti in plastica e in ceramica.

Insomma, una bellissima collezione di strumenti musicali in casa di una persona che ha vissuto la sua vita per la musica, giusto?

Sì, fra gli anni ’60 e ’70 facevo l’orchestrale di professione. Ho suonato in tutta Italia e in molti paesi d’Europa. Per molti anni ho suonato con l’orchestra di Pier Filippi, poi a metà degli anni ’70 ho suonato per Henghel Gualdi e anche con l’orchestra “La vera Romagna”. In quel periodo abbiamo anche suonato nel disco “Liscio e… balla” di Claudio Villa, che cercava un’orchestra che suonasse il liscio romagnolo in maniera inconfondibile, e così si rivolse a noi. Mi sono esibito in tantissimi posti prima di dedicarmi all’insegnamento, dove per circa 30 anni ho insegnato musica nelle scuole medie qui delle nostre zone.