Lugo, grande partecipazione alla 2^ edizione di “Oh Vita!” con i giovani di Forever Young

Si è conclusa domenica 13 settembre, con la voce incredibile di Federica Guerra e la musica dei Silky 4tet,  la seconda edizione di “OH VITA!” organizzata a Lugo dai giovani di Forever Young con la collaborazione del Centro Culturale Umana Avventura.

Giovedì sera il primo incontro è stato con il giornalista sportivo Nando Sanvito nell’Aula Magna di Ragioneria gremita di gente, soprattutto giovani.: il percorso proposto ha consentito ai ragazzi di osservare molti episodi provenienti dal mondo sportivo da una prospettiva più profonda, cercando di scorgere il lato umano dei protagonisti – più o meno noti – di alcuni eventi sportivi. Sabato e domenica le partite dentro la Street Soccer Cage sono stata l’occasione di grande divertimento e partecipazione giovanile, con 16 squadre iscritte (oltre 60 giocatori) e duelli all’ultimo respiro.

Sabato pomeriggio poi il Parco del Tondo è diventato un vero e proprio luogo di festa e aggregazione: alcuni ragazzi appassionati di arte murale hanno prodotto alcune raffigurazioni che verranno esposte nel nuovo Emporio Velocibo del Centro di Solidarietà di Lugo. Inoltre sono state esposte le venti fotografie scelte dalla giuria nell’ambito del concorso fotografico dal titolo “Oh Vita! Come posso non celebrarti?”, e sono state premiate le tre migliori fotografie.

L’incontro di sabato pomeriggio al Parco del Tondo con il vescovo Giovanni Mosciatti, nella sua semplicità, è stato trascinante. Il vescovo si è lasciato provocare dalle domande di Luca, moderatore dell’incontro, raccontando con semplicità e simpatia la sua vita. Anche i ragazzi di Anffas, in precedenza accolti dagli organizzatori per un momento di convivialità, con canti, giochi e rinfresco, erano lì, attenti, in prima fila e osservavano ciò che accadeva.

Centro Culturale Umana Avventura

Con la sua gioia certa e il suo temperamento passionale il vescovo ha coinvolto le numerose persone presenti raccontando la sua storia: dall’infanzia in Sicilia alla giovinezza marchigiana, dall’allontanamento dalla Chiesa al riscoprire l’amore di Cristo tramite un gruppo di amici negli anni delle superiori.

Sempre attraverso una piccola comunità, la band in cui suonava, anche il primo sentore della chiamata al sacerdozio: nel riconoscere un amico che mostra la possibilità di una vita più bella, più piena, più felice, il germoglio di un’attrazione invincibile verso una vita spesa totalmente per il Signore. Una testimonianza resa anche attraverso la musica: il vescovo Giovanni ha desiderato puntellare il dialogo con alcune canzoni imbracciando la chitarra in prima persona, e rispondendo alle domande del pubblico anche tramite le canzoni. Per ultima “Henna” di Lucio Dalla, come risposta alla domanda: “noi cristiani crediamo che la morte è vinta, ma poi nella vita si incontra tanta sofferenza e a volte è difficile dare una risposta vera, concreta. Come fare?”

Monsignor Mosciatti ha raccontato di una sua recentissima visita all’ospedale di Montecatone e dello sguardo di amore di una moglie verso il marito infermo: “Uno sguardo così mi ha insegnato nuovamente ad amare. Uno sguardo così farebbe resuscitare chiunque”. Lucio Dalla cantava: “o credo che l’amore è l’amore che ci salverà / vedi io credo che l’amore è l’amore che ci salverà”.

Domenica mattina si sono svolte le fasi finali dentro la Street Soccer Cage, che hanno visto prevalere la squadra dei “Brothers”, composta da ragazzi stranieri richiedenti asilo, sotto una pioggia tenue che ha comunque reso ancora più avvincente la fase finale della manifestazione sportiva. Alle 16:30 circa 200 persone hanno assistito presso la sala polivalente del centro sociale il tondo al momento dal titolo “Quell’incontro che sembrava impossibile”: i due ospiti hanno raccontato la loro storia partendo dagli avvenimenti dei cosiddetti anni di piombo fino a giungere ai giorni nostri, descrivendo il percorso che li ha portati a conoscersi e ha consentire la nascita di un rapporto di amicizia tanto incredibile agli occhi di chi li osserva, quanto saldo e sincero. E’ stato il racconto di una amicizia straordinaria, inspiegabile con le categorie a cui siamo abituati nel contesto attuale.

Giorgio Bazzega è figlio del maresciallo Sergio Bazzega, eroico maresciallo di polizia che il 15 dicembre 1976 rimase ucciso in uno scontro a fuoco con un brigatista. Bazzega ha offerto un racconto commovente del proprio percorso di vita che lo ha portato da una condizione personale tormentata e difficile, intrisa dall’odio e dal desiderio di vendetta per quanto accaduto alla propria famiglia, in un turbine di dolore, di droga e di violenza, finchè, , grazie all’esempio di un altra persona, parente di una delle vittime della strage di Piazza della Loggia a Brescia, che gli ha testimoniato con la propria umanità la possibilità concreta di attraversare quel disagio esistenziale, coglie tutto il male che sta facendo a se stesso, e soprattutto alla madre che tanto lo ama, e inizia il cammino della libertà anche attraverso la partecipazione al gruppo di riconciliazione e di “ Giustizia riparativa” dove vittime e responsabili della lotta armata s’incontravano per cercare di  affrontare una lacerazione che nessuna pena poteva bastare da sola a ricomporre.

Un percorso fatto di incontri , di convivenze, di condivisione del dolore e della vita, durato dieci anni, che ha permesso all’odio di trasformarsi  in amicizia, in un sentimento di bene. Preoccupato di tradire la memoria di suo padre, Giorgio telefona alla madre che gli risponde: “ Finalmente stai diventando un uomo come tuo padre”. Un percorso che lo ha portato a intravedere la possibilità della pacificazione interiore e della riconciliazione con alcuni degli ex appartenenti alla lotta armata.

Durante quegli incontri Giorgio Bazzega ha conosciuto Franco Bonisoli.  Cresciuto a Reggio Emilia in una famiglia lavoratrice e comunista, Franco coltivava fin da bambino un fortissimo ideale di giustizia e di uguaglianza sociale, che però a 19 anni lo spinse ad entrare in clandestinità e a partecipare ad azioni di lotta armata, la più eclatante delle quali in via Fani il 16 marzo 1978.

Arrestato e rinchiuso in diversi carceri di massima sicurezza, nel tempo precipita nell’orrore delle sue colpe, nella consapevolezza del fallimento dei suoi ideali. Con altri compagni di lotta decide di lasciarsi morire di fame e solo l’amore del cappellano del carcere, che si rifiuta di celebrare la Messa di Natale finché alcuni suoi fratelli rischiano la vita, gli ridà la forza di ripartire per un lento cammino di redenzione. Dopo 22 anni di carcere viene liberato e partecipa al gruppo di giustizia riparativa. Un percorso volontario di conoscenza con i familiari di alcune vittime della lotta armata per favorire uno sguardo di reciproca introspezione nelle ferite (generate da una parte, patite dall’altra) in quegli anni. Ne è nato uno straordinario rapporto con alcuni di questi tra cui lo stesso Giorgio Bazzega e Agnese Moro, figlia del grande statista ucciso proprio dalle Brigate Rosse, e altri familiari di vittime della lotta armata. Abbracciato e confortato più volte durante l’incontro proprio da Giorgio Bazzega, conclude così la sua testimonianza drammatica ma piena di speranza per tutti:  “Oggi con questo incontro capisco che sto facendo la vera rivoluzione”.

Centro Culturale Umana Avventura

Oggi Franco Bonisoli e Giorgio Bazzega vengono invitati (soprattutto nelle scuole di tutto il nostro Paese) a raccontare questa storia e a diffondere i principi della “giustizia riparativa”: Bazzega svolge il ruolo il mediatore penale, figura sempre più diffusa nel sistema penitenziario, che vuole favorire l’incontro tra autori e vittime di reati. Si può dire che per entrambi “quell’incontro che sembrava impossibile” ha suggerito in qualche modo la vocazione della loro vita.

Tre giorni che hanno richiesto mesi di lavoro a tanti giovani che nel 2018 hanno preso sul serio l’invito del papa al Sinodo dei Giovani a “Non guardare la vita dal balcone ma a vivere le sfide del mondo contemporaneo “. Tre giorni che hanno dato un grande contributo di speranza a tanti giovani di Lugo; la speranza, un bene di prima necessità che diventa sempre più raro, ma che tanti adulti trascurano, snobbano. Finchè non incontrano giovani che accolgono con i fatti e il loro sudore un altro invito di papa Francesco: “ Giovani…..Non lasciatevi rubare la Speranza”.