L’Albergo del Cuore della coop. San Vitale apre le porte alla città di Ravenna

Ha aperto le porte alla città, per la prima volta dopo gli annunci del progetto, l’Albergo del Cuore che la cooperativa Sociale San Vitale realizzerà in via Rocca Brancaleone 42 a Ravenna andando a riqualificare uno storico edificio che ha visto alternarsi, nel corso degli anni, diverse gestioni.

L’Albergo del Cuore, nei fatti, sarà uno dei primi esempi in Italia di albergo sociale, dove l’attenzione alla cura delle persone e all’abbattimento delle barriere architettoniche si coniugherà con l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

Durante l’evento “Farini Social Week #3” organizzato da CittAttiva, infatti, nel tardo pomeriggio di iri, venerdì 11 ottobre, diverse decine di persone, dopo aver partecipato a una passeggiata di quartiere guidata da Carla Braggion e dal gruppo Facebook “Ravenna a tréb”, hanno varcato la soglia della struttura, dove è stata allestita una piccola mostra di foto e cartoline della Ravenna di un tempo, in particolare della zona tra viale Farini e la Rocca Brancaleone.

Un’occasione, per la presidente di San Vitale Romina Maresi, di presentare ai cittadini Enrico De Sanso, che dopo un’esperienza lavorativa a Bruxelles nel campo della sostenibilità ambientale e sociale e dell’economia circolare, è stato scelto come coordinatore del progetto dell’Albergo.

“La nostra idea – ha detto Maresi – è di coinvolgere i cittadini nella realizzazione di questo Albergo. Pertanto, durante i cantieri, inviteremo chi lo vorrà a svolgere mansioni o lavori e a dare il proprio contributo. Non solo: siamo aperti ai consigli della città, tanto che apriremo una sezione ad hoc sui nostri canali social per raccogliere suggerimenti. Vogliamo che questo progetto sia il più condiviso e partecipato possibile, vogliamo che si sviluppino relazioni e reti fin dalle sue fondamenta”.

Importante, per Maresi, anche il rispetto della storia dello stabile, le cui origini risalgono all’inizio del Novecento: “Rinnovare non significa radere al suolo ma stare ancorati alle radici per costruire qualcosa che prima non c’era. Rimarremo, per questo, molto legati alla narrazione di quello che l’albergo è stato e alla storia che ha attraversato, non smettendo mai di essere ‘resiliente’, così come ‘resilienti’ sono le persone che lo andranno ad abitare, persone che hanno resistito agli urti della vita”.