Parla Nevio Ronconi, l’uomo di GiovinBacco Ravenna: “è una festa popolare, genuina, sincera, in cui si respira la qualità”

In principio fu la Sala dei Mosaici. Poi l’Almagià. Dopo venne il Pala de André. Infine, le piazze del centro storico di Ravenna. In questi 17 anni GiovinBacco è stata una sinfonia di sapori e di piaceri, un movimento in crescendo. Anche il vino ha seguito la stessa parabola, dal novello al Sangiovese, e poi via via l’apertura a tutti i vini di Romagna rossi e bianchi, quindi la selezione dei vini italiani di Slow Food, per arrivare alle cantine del Turismo del Vino, della Strada della Romagna e delle Donne del Vino. Insomma, vino, cibo e tanta piacevolezza. L‘enogastronomia non è forse uno degli asset principali del nuovo turismo, del cosiddetto turismo esperienziale, quello che vuole godere di tutto e subito: la cultura e la natura, l’arte e il benessere, a partire naturalmente dalla tavola?!

Nevio Ronconi, Presidente Tuttifrutti, è l’anfitrione di questa kermesse enogastronomica che tutta Ravenna attende ormai come e forse più della Notte d’Oro. Perché con GiovinBacco si è in ballo per tre giorni, non una sola notte. Lui cura la sua creatura con amore e con passione, insieme agli amici di Slow Food, con cui condivide fin dall’inizio filosofia e sentiment, oltre a questa bella storia di vino, di cibo e di festa.

L’INTERVISTA

“GiovinBacco” nasce anni fa come festa del vino novello, lo dice il nome stesso Giovane Bacco, ovvero vino nuovo, un prodotto allora di nicchia. Com’è diventata poi la principale manifestazione enologica ed enogastronomica di Ravenna e della Romagna?

“Il segreto, che poi segreto non è, sta nel fatto che attorno a GiovinBacco è stato costruito un progetto, partendo da un’idea: quella della valorizzazione dei prodotti del territorio, a partire dal nostro vino. Abbiamo cominciato con il vino novello a base Sangiovese, un prodotto che allora aveva un buon mercato, ma poi si è passati al Sangiovese tout court perché abbiamo capito che il vino novello era appunto un prodotto in fase calante, mentre il Sangiovese era il vero prodotto caratterizzante della Romagna. Man mano che la manifestazione cresceva, aumentava la nostra conoscenza e consapevolezza e si precisava anche il progetto iniziale. Valorizzare il nostro vino e farlo conoscere è diventata la nostra missione. Si tenga conto che quando siamo partiti, agli inizi degli anni 2000, nelle carte dei vini della ristorazione romagnola si proponevano i vini italiani di moda, i più svariati, ma molto raramente il vino locale, il Sangiovese, l’Albana, il Trebbiano.”

Un vero peccato, andare in trattoria o al ristorante e non trovare il vino del posto…

“Esatto. I cittadini ma soprattutto i turisti vogliono mangiare i piatti del luogo e della tradizione e vogliono bere il vino del territorio. Pochi ristoranti 17 anni fa proponevano i nostri vini. Perché non li ritenevano all’altezza, forse per una forma di provincialismo alla rovescia. Poi le cose sono finalmente cambiate. Adesso è raro se non impossibile trovare carte dei vini senza proposte locali. Ci piace pensare di avere contribuito a questo cambiamento culturale, insistendo sulla valorizzazione dei nostri prodotti e del vino di qualità. C’è da dire che, nel frattempo, anche la qualità dei produttori e del prodotto romagnolo si è mediamente molto alzata e questo ha consentito di incontrare di più e meglio i gusti del pubblico.”

All’insegna della filosofia della valorizzazione dei prodotti del territorio avete saputo anche costruire una importante rete di rapporti e di collaborazioni.

“Questo è un altro segreto della crescita della manifestazione in tutti questi anni. GiovinBacco di fatto è un evento corale con noi organizzatori – Slow Food e Tuttifrutti – affiancati dalle istituzioni che ci sostengono, dalle Associazioni di Categoria del Commercio, dell’Artigianato, dell’Agricoltura che credono anche loro nel progetto e ci aiutano. Questo coinvolgimento della città di Ravenna e poi della Romagna è un fatto importante, anzi imprescindibile. GiovinBacco rende viva Ravenna ma coinvolge tutta la Romagna, non solo dal punto di vista delle cantine, ma anche con produttori agricoli, artigiani, commercianti e ristoratori.”

Quali sono le novità principali dell’edizione 2019 di GiovinBacco?

“Intanto le piazze diventano quattro: quest’anno siamo in Piazza del Popolo, con i vini di Romagna, in Piazza Kennedy, con i vini italiani, le birre e la ristorazione, in Piazza Unità d’Italia con la piadina degli artigiani CNA e poi Piazza Garibaldi, la novità di quest’anno. In quest’ultima piazza si assaggeranno due prodotti base della nostra alimentazione: il pane e l’olio. Con produttori che verranno da diverse parti d’Italia  oltre che dal territorio. Ci saranno incontri e poi panificatori e olivocoltori coi loro prodotti. Accanto ad essi uno stand con la pizza, i panini, la focaccia e la birra artigianale del Molino Spadoni e poi due sfogline artigiane CNA con la loro pasta fresca. Insomma una nuova piazza ricca di proposte.”

Oltre a Piazza Garibaldi quali altre novità?

“Per quanto riguarda il vino, l’offerta diventa ancora più ricca. Avremo più vini italiani selezionati da Slow Food in Piazza Kennedy, mentre in Piazza del Popolo, oltre ai vini delle 50 cantine di Romagna, proporremo una selezione di cantine della Strada della Romagna, del Movimento Turismo del Vino e delle Donne del Vino. Quest’ultimo è un fenomeno in crescita. Ci sono, infatti, sempre più donne produttrici e consumatrici di vino. E a loro dedicheremo anche uno specifico incontro per parlare appunto del ruolo delle donne in questo mondo, che fino a pochi anni fa era prevalentemente maschile. Un’altra novità in Piazza del Popolo è costituita dalla presenza di uno stand di Coop Alleanza 3.0 che sarà presente con i suoi prodotti di qualità in degustazione: di fatto il capanno della Coop sostituisce quello del Piatto Stuzzichino che c’era anno scorso. Sempre in Piazza del Popolo – e questa non è certo una novità – c’è la postazione del SERT con cui siamo onorati di collaborare per educare al consumo responsabile del vino. Il messaggio che lanciamo è di bere sempre con la testa, stando attenti ad essere veramente sobri quando ci mettiamo alla guida.”

Tuttifrutti organizza diverse feste gastronomiche nel corso dell’anno, pigiando sempre sul tasto della qualità e con l’intento anche di distinguersi dalle sagre di paese. Perché?

“Intanto ci sono normative che distinguono feste e sagre. E voglio precisare che non è detto che le sagre non siano di qualità. Ci sono sagre di qualità e sagre non di qualità. Come le feste. La sagra generalmente poggia sull’attività di volontariato delle Pro Loco di cui va riconosciuto il valore: normalmente si concentra su proposte popolari per andare incontro ai gusti del pubblico, con prodotti più o meno legati al territorio. Le nostre feste puntano invece a valorizzare i prodotti e i produttori di qualità del territorio e, in secondo luogo, a costruire una rete che coinvolga produttori, commercianti, ristoratori, artigiani, contadini, pescatori. L’obiettivo è di far crescere la filiera del prodotto. Per quanto riguarda le cozze di Marina, per esempio, il nostro obiettivo non è semplicemente di far mangiare tante cozze per tre giorni in piazza ma di valorizzare un prodotto che funzioni tutto l’anno, coinvolgendo i pescatori delle cozze e poi i ristoratori. Con GiovinBacco portiamo le cantine in piazza e promuoviamo il vino di Romagna nei ristoranti, anche in decine di ristoranti italiani, che mettiamo in contatto con i nostri produttori.”

Voi collaborate da tanti anni con Slow Food di cui avete sposato la filosofia di valorizzazione dei prodotti e dei produttori, dando il giusto valore agli uni e agli altri.

“Di fatto è così. Diciamo che c’è una comune sensibilità, una forte affinità e una naturale collaborazione fra noi e Slow Food. Questa unità di intenti ha permesso di costruire un buon gruppo di lavoro che da anni sta dando buoni frutti.”

Nevio Ronconi con Davide Mengacci

 

Molti sanno che Nevio Ronconi è un ottimo cuoco (nella foto sopra lo vediamo insieme a Mengacci in Piazza del Popolo), oltre che un appassionato di cucina, con un profilo Instagram molto seguito. Si potrebbe definire un influencer in campo gastronomico e della ristorazione, anche se lei non ci tiene affatto a passare per una figura di questo tipo. Quindi, detto questo, come si mangia a GiovinBacco?

“Io non sono un professionista della cucina ma un semplice appassionato. Cucino per hobby e per piacere. Non sono un influencer né un esperto. Ma la passione per la cucina mi aiuta ad affrontare alcuni aspetti importanti nell’organizzazione degli eventi enogastronomici. Per restare alla sua domanda, rispondo che il livello medio del cibo a GiovinBacco è abbastanza alto, certamente di qualità.”

Pur trattandosi di cibo di strada?

“In parte sì, perché poi in realtà si tratta di ristoranti affermati del territorio che allestiscono i loro stand in piazza per offrire al pubblico la possibilità di mangiare all’aperto. A GiovinBacco è possibile assaggiare piatti molto curati e molto buoni, che normalmente compaiono nei menù degli otto ristoranti che partecipano alla manifestazione. A questo si aggiunge il nostro tradizionale cibo di strada.”

GiovinBacco è atteso a Ravenna quasi fosse una lunga Notte d’Oro di tre giorni. C’è grande fermento, la città è tutta coinvolta. I wine bar, i ristoranti, i negozi. Perfino Ravenna Festival. Secondo lei, è più la città che dà a GiovinBacco o più GiovinBacco che dà alla città?

“Non saprei. Direi che è più la Romagna che dà alla città. Perché vogliamo rappresentare tutta la Romagna e Ravenna in questi tre giorni diventa un punto di riferimento per tutto il territorio in campo enogastronomico. Con tutti i prodotti di riferimento a patire dai vini, come il Sangiovese, l’Albana, il Trebbiano, ma non solo. Nella logica di fare sistema, di cui parlavo prima, è un apporto reciproco: la Romagna dà a noi e noi diamo alla Romagna. E GiovinBacco funziona perché restituisce al territorio. Anche per questo abbiamo il sostegno e il patrocinio dell’APT e di altre istituzioni locali.”

L’organizzazione è senz’altro molto onerosa e molto impegnativa. Siete soddisfatti del sostegno che ricevete dalle istituzioni?

“Il sostegno che riceviamo ovviamente è fondamentale e siamo riconoscenti ad APT, al Comune e a tutti coloro che ci sono a fianco. Aggiungo però che non è un sostegno esaustivo, tale da poter noi reggere un evento così impegnativo con costanza nel tempo. GiovinBacco è un evento che potrebbe diventare ancora più grande e significativo se fossero coinvolti anche altri soggetti da un punto di vista economico, come per esempio Destinazione Romagna o Enoteca Regionale di Dozza. Anche perché se una cosa di questo genere fosse organizzata dagli enti pubblici, parliamoci chiaro, a loro costerebbe dieci volte tanto rispetto ai contributi attuali. Quando un privato si mette in gioco e, sia per business sia per passione, dà vita a un progetto come GiovinBacco dovrebbe davvero essere molto sostenuto. Vale non solo per noi, ma per tutti quelli che hanno progetti strategici per il territorio.”

In definitiva, perché i ravennati, i romagnoli e i turisti dovrebbero venire a GiovinBacco 2019?

“Perché è una festa piacevole e divertente, in cui si sta insieme, si mangia e si beve bene. E poi perché è un’ottima vetrina dei prodotti del nostro territorio con oltre 250 etichette di vino e tanti altri prodotti dei nostri agricoltori e dei nostri artigiani. A GiovinBacco non ci si annoia e si può venire anche senza pagare il biglietto d’ingresso. È una festa popolare, genuina, sincera, in cui si respira la qualità. E si assaggia la Romagna.”

Tutto il programma di GiovinBacco su www.giovinbacco.it

Nevio Ronconi