Case degli ex auto costruttori di Filetto: occorre trovare una conciliazione fra le parti per sbloccare le case

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Il Consiglio Territoriale di Roncalceci ha discusso nei giorni scorsi della situazione delle case così dette degli ex auto costruttori di Filetto e lo ha fatto con un ordine del giorno proposto dall’opposizione: Lista per Ravenna, Forza Italia, Lega e dal consigliere indipendente Valerio Calistri.

La Presidente Federica Moschini ha chiamato a relazionare l’assessore incaricato Massimo Cameliani, il quale ha ripercorso la lunga storia del caso, aggiungendo gli ultimi sviluppi. La vicenda è nota a tutti – ha esordito l’assessore Cameliani – la Regione Emilia-Romagna approvò un bando per l’auto costruzione di alloggi. Al bando partecipò il Comune di Ravenna con alcuni interventi fra i quali quello di Filetto che non giunse mai a conclusione, interrompendosi i lavori ad uno stato di avanzamento di circa il 50% nel corso del 2012 da parte della Coop Mani Unite, la cooperativa di auto costruttori costituita nel cantiere di Filetto, e questo a seguito del fallimento della Coop Alisei, la cooperativa individuata dal bando per la fornitura del materiale da costruzione del cantiere.

Il Comune di Ravenna chiese alla Regione di potersi sostituire alla cooperativa attuatrice per completare l’intervento, ponendosi come obiettivo di destinare gli alloggi in parte ad ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) e in parte a locazione permanente e/o a termine con assegnazione ad un canone inferiore alla media di mercato a soggetti selezionati attraverso un bando comunale, garantendo la prelazione agli auto costruttori. La Regione ha approvato la proposta del Comune di Ravenna nel novembre 2015, assegnando 280 mila euro.

L’importo per il completamento dei lavori, – afferma Cameliani – con dati che sono stati presentati anche in Consiglio comunale, è di euro 1 milione 185 mila, di cui 280 mila euro a carico della Regione, 505 mila a carico del Comune di Ravenna, 400 mila a carico di ACER. Che vanno ad aggiungersi ai 780 mila euro pagati dal Comune di Ravenna alla Banca Etica a fronte del mutuo acceso dagli auto costruttori e non restituito.

Il Comune di Ravenna ha realizzato l’intervento attraverso ACER Ravenna, 14 appartamenti, di cui 8 di ERP e 6 di ERS come detto prima. I lavori sono conclusi e gli immobili sono stati collaudati con fine lavori del 6 luglio 2017. A tutt’oggi il Comune non ha potuto procedere con l’emissione del bando per assegnare gli alloggi realizzati, perché gli auto costruttori non intendono sottoscrivere l’atto di trasferimento della proprietà superficiaria al Comune a seguito della pronuncia di decadenza della Coop Mani Unite dalla concessione del diritto di superficie, dando atto che la risoluzione del contratto era dovuta all’inosservanza da parte del concessionario dell’obbligo di ultimare i lavori.

Questa decadenza non è stata ritenuta dagli auto costruttori giuridicamente giusta ed è nata una causa. Il contenzioso dura da sette anni. Essendo in discussione, presso il TAR dell’Emilia-Romagna, l’illegittimità dell’atto di decadenza dalla concessione-contratto alla Coop Mani Unite, per realizzare in diritto di superficie 14 alloggi in auto costruzione, il Comune di Ravenna non può assegnare gli alloggi in quanto non riesce ad accatastare gli stessi immobili.

Il Comune, a detta di Cameliani, ha tentato più volte un accordo transattivo del contenzioso con gli auto costruttori, ma invano. Gli ultimi sviluppi comunicati dall’assessore Cameliani fanno riferimento all’istanza di prelievo depositata dal Comune nel settembre scorso presso il TAR Emilia-Romagna, un’azione tipica del processo amministrativo, il cui scopo è di sollecitare il giudice affinché anticipi l’udienza di discussione del ricorso alla presenza di motivi che ne giustifichino tale necessità.

Delle proposte agli auto costruttori – ha affermato l’assessore Cameliani – ne sono state fatte tante, ma nessuna è stata accettata.

“A un certo punto – ha affermato in particolare Cameliani – la politica si deve fermare e deve lasciar fare ai tecnici, perché ho avuto la percezione che in questi anni ci sia stata una strumentalizzazione politica. Credo che, senza la contrapposizione politica, una soluzione si sarebbe trovata. Ho capito in questi anni che la presenza della politica ostacola il percorso per una soluzione e quindi da due anni io non me ne occupo più e lascio fare ai tecnici del Comune”.

Secondo l’opposizione invece la politica non deve mai rinunciare al proprio ruolo. In particolare, Ulisse Babini di Lista per Ravenna sostiene che “è inaccettabile che durante il presente mandato una tale somma di denaro pubblico venga messa a disposizione e, per motivi risolvibili, essa non porti frutto immediatamente. Sono, con quello entrante, tre inverni che le case sono terminate e sono disabitate.  Noi non dobbiamo solo evitare il loro ammaloramento per mancato utilizzo, ma non possiamo nemmeno accettare il rischio che questo possa avvenire, mentre il mancato utilizzo, specialmente nella stagione invernale, questo rischio lo fa diventare sempre più probabile. Le parti dovrebbero fare delle reciproche concessioni ed uscire dalla causa al TAR, consentendo così la disponibilità immediata delle case per l’abitazione.”

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