La chef cervese Debora Fantini è in giuria al Bocuse D’Or assieme a Cracco

Si scaldano i motori per la selezione italiana del Bocuse d’Or 2020, in programma ad Alba il 27 gennaio.
L’evento è stato presentato nei giorni scorsi negli spazi del ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Il Bocuse, una vera e propria Olimpiade della gastronomia, quest’anno parlerà anche romagnolo, anzi, cervese.

L’edizione italiana, che avrà il compito di selezionare i team che poi proseguiranno il percorso  in vista della finalissima che nel 2021 si terrà, come di consueto, a Lione, vedrà infatti come responsabile della giuria tecnica la cervese Debora Fantini. La chef del ristorante Il Ritrovo di Borgomarina di Cervia dovrà giudicare i team in gara. Assieme a lei lo chef televisivo Carlo Cracco, responsabile della giuria del gusto ed Enrico Crippa, 3 stelle Michelin, presidente dell’Accademia Bocuse D’Or Italia. La Fantini, già finalista del Bocuse D’Or Italia nel 2016, formatrice della Federazione Italiana Cuochi dovrà quindi valutare l’operato tecnico dei 3 team in gara. Ogni team è composto da uno chef, un commis ed un allenatore.

La competizione, nata Oltralpe 32 anni fa, ha visto per molto tempo la supremazia della Francia, patria del famosissimo chef Paul Bocuse. Negli ultimi anni però i transalpini sono stati sorpassati dai Paesi scandinavi. Un’evoluzione che ha avuto un impatto fondamentale per questi paesi da un punto di vista turistico generale e settoriale. L’attenzione mondiale verso questo concorso è infatti altissima sia da un punto di vista mediatico che commerciale. L’evento ha costituito un importante volano economico per il settore dell’enogastronomia ed oggi per i paesi del nord Europa si è aperto un mercato vastissimo, quello della ristorazione di qualità, quasi sconosciuto fino ad alcuni anni fa in quelle zone.

“La ristorazione di qualità, evidenziata anche attraverso concorsi come il Bocuse, può fare da volano all’Italia – come hanno ricordato Carlo Cracco e Rocco Pozzulo, presidente della Federazione Cuochi – considerando che la ristorazione copre il 34% della produzione della filiera agroalimentare”.
Il richiamo della cucina italiana muove un giro d’affari annuo pari a 158 miliardi di dollari (solo il Giappone è secondo all’Italia, con un giro d’affari pari a 144 miliardi di dollari).