La denuncia: l’ufficio comunale decentrato di Via Maggiore a Ravenna è inaccessibile ai disabili

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In Italia e a Ravenna, nonostante l’attenzione delle Istituzioni Pubbliche alle tematiche sociali, le barriere architettoniche sono ancora tante. Ne è un esempio su tutti la sezione comunale di via Maggiore che è, a quanto pare, la più celere nel disbrigo di pratiche rispetto ad altre sedi del medesimo comprensorio e pertanto è molto frequentata. L’edificio che ospita il suddetto ufficio pubblico, al suo interno, come in tutti gli enti della Pubblica Amministrazione, ha esposto – ben visibile – un cartello la cui grafica invita l’utenza a dare la precedenza ad anziani, donne in dolce attesa e persone con disabilità. Peccato però che al suo ingresso vi siano degli scalini che impediscono l’accesso da parte di questi ultimi.

Ove non sia stato possibile effettuare opere di adeguamento, in conformità alle norme vigenti per l’eliminazione delle barriere architettoniche, mediante la predisposizione di apposite rampe, dovrebbe essere approntato un ingresso secondario, riservato a chi abbia difficoltà motorie: nella struttura in questione, l’accessibilità è garantita soltanto parzialmente, in quanto pur essendoci un percorso che dal cortile porta all’interno degli uffici amministrativi compresi quelli del Servizio Sociale, tuttavia il predetto tratto di percorribilità conduce a una rampa di scalini che interrompe l’agibilità al servizio per i disabili.

Inoltre, è stato installato un servo-scala con piattaforma, non ancora collaudato, e quindi non può essere al momento utilizzato. Per tali ragioni, i cittadini che si muovono su sedia a rotelle non possono accedere al suddetto ufficio pubblico, essendo questi costretti a delegare altre persone a sostituirli “fisicamente”, spesso obbligati ad attendere il loro accompagnatore sul marciapiede antistante l’ingresso.

La normativa di riferimento sul tema è la Legge 13/1989 con il relativo regolamento di attuazione, Decreto Ministeriale D.M. n. 236/89. La predetta legge prevede inoltre che vengano erogati dei contributi per incentivare l’eliminazione degli ostacoli che rendono inaccessibili gli edifici pubblici da parte di quelle persone che hanno difficoltà di movimento. Quando si parla di mobilità e di difficoltà temporanee o permanenti che limitano la capacità di movimento di una persona, si tende ad associare disabilità e barriere architettoniche, concetti usati nello stesso contesto.

La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dal Parlamento italiano nel 2009, identifica con precisione la disabilità come “il risultato dell’interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali ed ambientali, che impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di parità con gli altri”. Il terzo termine fondamentale preso in considerazione dalla normativa, è accessibilità, indice di civiltà per ogni Paese che se ne fa carico attraverso leggi e normative.

Con siffatta terminologia si riassume la capacità e la possibilità di accedere ad uno spazio, di muoversi liberamente al suo interno e di usufruire di servizi in maniera indipendente, al pari delle persone che non hanno limitazioni. Si parla di diritto alla libertà di movimento all’interno della propria abitazione così come, per esempio, del diritto di accedere a luoghi e uffici pubblici, di prendere un autobus o la metropolitana, di andare al cinema o di accedere a una spiaggia durante una vacanza, oppure di usare un bagno pubblico.

Molti, troppi, sono i casi in cui muoversi in libertà e in modo indipendente è difficile, se non impossibile. Le barriere architettoniche sono pertanto elementi che limitano o impediscono ai disabili di utilizzare uno spazio o un servizio. Vi è una normativa specifica che riguarda la rimozione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e il loro abbattimento che fa invece capo al Decreto del Presidente della Repubblica 503/1996, nel quale si stabilisce che tutti gli spazi pubblici debbano garantire la fruizione a chiunque abbia capacità motoria limitata, che si traduce non solo nell’abbattimento di ostacoli di qualsiasi natura, ma anche nell’installazione di tutti gli ausili necessari agli edifici pubblici per poterli definire accessibili.

Nel 2013, l’Atto della Camera dei Deputati 1013 del 21/10/2013, “Disposizioni per il coordinamento della disciplina in materia di abbattimento  delle barriere architettoniche”, ha proposto l’emanazione di un Testo Unico per accorpare, uniformare e dettare con chiarezza le disposizioni tecniche per “gli edifici pubblici e privati e per gli spazi e i servizi pubblici o aperti al pubblico o di pubblica utilità”, e per promuovere l’adozione della progettazione universale per la costruzione di centrali ed ambienti utilizzabili da tutti o almeno dalla maggior parte delle persone. Per quanto riguarda gli edifici, gli spazi e i servizi pubblici la disciplina vigente (D.P.R. 503/1996) prevede determinati requisiti e le misure da adottare per la costruzione degli edifici e l’accessibilità agli spazi. In particolare tali caratteristiche riguardano: i parcheggi, l’arredo urbano, la costruzione di scale e rampe, gli attraversamenti pedonali e i semafori, nonché i marciapiedi.

Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l’utilizzazione dell’opera da parte delle persone con disabilità, sono dichiarate inagibili (art. 82, comma 6, del T.U. in materia edilizia di cui al D.P.R. 380/2001 ). L’ufficio comunale di via Maggiore, per tutti i motivi sopra esposti, sarebbe da ritenere inagibile, non essendone in alcun modo garantita l’accessibilità alle persone su carrozzina: inagibilità che ostacola la fruibilità di un servizio pubblico da parte dei disabili, dunque in palese violazione delle varie legislazioni.

A cura di Mirella Madeo

Uffici via Maggiore

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