Gruppo di parola promosso da Centro per Famiglie di Ravenna, Cervia, Russi: uno strumento per i minori

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Quando si verifica una separazione coniugale, tutelare l’interesse del minore significa individuare le condizioni più idonee affinché il bambino non trovi ostacolo, nel suo processo di crescita, con i genitori non più coniugi. Separarsi è senza dubbio un’esperienza complessa, molto dolorosa, che non implica soltanto la fine del legame coniugale, ma comporta anche il mutamento di un nucleo familiare che si deve col tempo riorganizzare, trovando nuovi equilibri.

La separazione è, dunque, un processo in evoluzione, una fase di transizione, nella quale si ha la riconfigurazione di relazioni, dinamiche e parametri, che investe sia nel nucleo familiare, sia la famiglia allargata, che la rete amicale e sociale. Il compito principale dei genitori è quello di tutelare i figli dalle conseguenze del fallimento della propria unione, attutirne l’impatto emotivo, creare le migliori condizioni affinché il processo separativo evolva in modo tale che il loro diritto alla continuità affettiva e a un legame solido e sereno con entrambi i genitori sia salvaguardato.

Prima di giungere alla separazione, la coppia attraversa, nella maggior parte dei casi, una fase di conflittualità più o meno protratta che turba il clima familiare. E non è detto che le ostilità tra i coniugi, soprattutto quando intense, possano cessare con la separazione, ma al contrario sono suscettibili di esacerbarsi, dando esito a lotte cruente delle quali purtroppo sono i figli a subirne le conseguenze. Non è, infatti, la separazione in sé ad essere traumatizzante per questi ultimi, bensì il protrarsi di un clima conflittuale tra i genitori e l’essere immersi e coinvolti in relazioni problematiche.

Al contrario, quando i conflitti sono insanabili, la separazione se ben gestita, sottrarrebbe i figli a un ambiente potenzialmente dannoso per il loro benessere. Difatti, seppure nella precarietà della situazione, i coniugi dovrebbero trovare “un compromesso” che permetta loro di condividere la genitorialità, dimensione che continua a sussistere al di là della separazione.

Purtroppo però malessere e conflittualità sono spesso di impedimento alla giusta cooperazione tra i genitori. I sentimenti dolorosi e negativi dei coniugi, come il desiderio di risarcimento emotivo, di farla pagare in qualche modo al partner ritenuto colpevole della rottura del rapporto di coniugio, possono condurre i medesimi a non saper collaborare nella gestione della situazione.

La mancata elaborazione della separazione e il non raggiungimento della consapevolezza circa le reciproche responsabilità causa della rottura dell’unione, sono i fattori che spingono i coniugi a protrarre ed alimentare la conflittualità. In tale contesto i figli possono facilmente divenire un tramite attraverso il quale si esprime la lotta dei genitori.

Ogni tipo di intervento, legale e psicoterapeutico, che si inserisce in un conflitto coniugale, deve comunque essere in grado di porre al centro i bisogni della famiglia divisa, non solo la coniugalità, ma deve cogliere e scindere la relazione esistente tra la gestione della sua fine ed il legame con le generazioni.

In quest’ottica, sarebbe opportuno che i genitori fossero messi in grado di creare per i loro figli i giusti presupposti affinché possano ritrovare fiducia nel legame e riconoscere il valore positivo delle relazioni, prevenendo, in tal maniera, disturbi comportamentali e difficoltà emotive che potrebbero pesantemente pregiudicarne non soltanto lo stato di sviluppo psico fisico, quanto segnare la loro esistenza futura.

Il “Gruppo di parola” promosso dal Centro per le Famiglie del Servizio sociale associato di Ravenna, Cervia, Russi, per i bambini figli di genitori separati o divorziati è un’iniziativa che è stata presentata ai genitori interessati la scorsa settimana.

Si tratta di un gruppo i bambini, tra i 6 e gli 11 anni, a cui è stata data la possibilità di esprimere liberamente le proprie emozioni e le difficoltà che hanno in seguito alla separazione dei loro genitori.

Attorno ai piccoli che hanno dato voce ai loro dubbi e formulare domande, è stato opportunamente creato un ambiente accogliente in cui gli stessi si sono confrontati con i loro coetanei, sostenendosi vicendevolmente.

I bambini sono stati accompagnati dolcemente nel dialogo con i propri genitori, attraverso la parola, il disegno, il gioco, la scrittura ed altre attività idonee a facilitarne l’approccio e ad aiutarli a vivere con maggiore serenità il nuovo assetto familiare.

I gruppi sono stati coordinati da mediatori familiari, con una specifica formazione acquisita presso la Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con il Centro Bateson.

La Dottoressa Monia Baldetti e la Dottoressa Patrizia Foschini rispondono gentilmente alle nostre domande sul progetto.

Da cosa nasce quest’iniziativa?

“Per anni il Centro per le Famiglie ha affrontato l’evento separativo offrendo lo spazio della mediazione familiare alla coppia genitoriale. Oggi la Regione Emilia-Romagna ha pensato di formare gli operatori dei Centri per le Famiglie al fine di offrire uno strumento, già ampiamente utilizzato in Francia e in Canada, a sostegno direttamente dei bambini coinvolti nell’esperienza della separazione dei genitori, offrendo così anche ai piccoli l’opportunità di esprimere il loro vissuto rispetto al cambiamento familiare”.

Quali sono le maggiori difficoltà che avete riscontrato nei bambini che “vivono” la separazione dei genitori?

“La maggior difficoltà dei bambini, è principalmente il poter parlare dell’evento senza aver paura di cadere nel “conflitto di lealtà”. Oppure di essere tirati “dentro” alla conflittualità dei genitori”.

I bimbi riescono a tirar fuori le loro paure, il loro disagio e le loro emozioni rispetto alla “nuova situazione familiare”, nella quale si trovano a seguito della separazione dei loro genitori? L’iniziativa è rivolta soltanto ai bambini o prevede anche la partecipazione di soggetti, come legali di famiglia e psicologi, attori che hanno un ruolo fondamentale nella mediazione del conflitto coniugale? Se no, perché? 

“Attraverso il gruppo di parola i bambini, tra i sei e gli undici anni, riescono a condividere pensieri ed emozioni, paure e difficoltà, in un ambiente accogliente, con il supporto di professionisti e di esperti del settore, avendo l’opportunità di dare voce ai dubbi, di formulare domande, e di trovare sostegno anche grazie allo scambio con i propri coetanei. Attraverso la parola, il disegno, il gioco, la scrittura e altre attività, i bambini sono facilitati a dialogare con i genitori ed a vivere più serenamente la riorganizzazione familiare. Il gruppo di parola coinvolge ovviamente anche i genitori, vi è una fase di informazione e autorizzazione alla partecipazione dei figli ed una fase finale, prevista all’interno dell’ultimo incontro di gruppo alla quale partecipano i genitori. Può seguire un eventuale colloquio di approfondimento o l’avvio di un percorso di mediazione familiare. Non è prevista la partecipazione di altri professionisti”.

Pensate in futuro di ampliare il vostro raggio d’azione?

“Sì, verranno a breve realizzati gruppi di parola non solo per la predetta fascia di età ma anche per i ragazzi, pre ed adolescenti, di età compresa tra i dodici ed i diciassette anni”.

A cura di Mirella Madeo

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