Relazioni a distanza in tempi di fine lockdown: per Giulia lungo viaggio in treno da Vienna a Russi fotogallery

Spostarsi da un Paese all’altro dopo il lockdown non è affatto cosa semplice. Ne sa qualcosa la ravennate Giulia Contarini, partita da Vienna il 5 giugno 2020 con destinazione Russi in provincia di Ravenna per incontrare il ragazzo. Una storia romantica salita molto recentemente agli onori della cronaca per la sua particolarità. Giulia è ragazza intraprendente e molto incline all’organizzazione, per cui non è stata impresa impossibile per lei organizzare un viaggio in treno (unico mezzo non soggetto a cancellazioni celeri o improvvise) dall’Austria all’Italia, spezzettando il percorso in tragitti più o meno lunghi attraversando il confine a piedi. Dopo aver atteso l’emanazione dell’ultimo decreto del Governo Italiano, la ragazza s’è mossa di gran carriera potendo contare sulla possibilità di lavorare attraverso il tanto chiacchierato ‘smart working’, documentando il suo viaggio con una serie di scatti fotografici. Andiamo a scoprire i dettagli di questa ‘attraversata’ del Brennero…

L’INTERVISTA

Giulia da quanto tempo sei all’estero?

“Da marzo 2019 sono all’estero, a Vienna, per motivi di lavoro. Prima lavoravo a Milano, successivamente s’è presentata l’opportunità di andare in Austria. Normalmente entravo in Romagna una volta al mese, essendo il mio ragazzo originario di Russi e domiciliato a Piangipane. Prima dello scoppio della pandemia ci vedevamo solitamente ogni due settimane dandoci il cambio, prendendo l’aereo (un’ora di volo). Siamo praticamente coetanei e ci siamo conosciuti a Ravenna. Era da San Valentino di quest’anno che non ci vedevamo di persona, quindi per esattezza 110 giorni. Ti confesso che non è stato affatto semplice! (sorride). Il Covid-19 ha complicato tutto naturalmente, ma questo non mi ha fermata. Gli strumenti web hanno aiutato a ridurre le distanze, ma comunque eravamo consapevoli che mi sarei trasferita a Vienna e, prima della pandemia, attraverso una buona programmazione era fattibile vedersi. L’aspetto più pesante ha riguardato il non sapere quando ci saremmo potuti rivedere perché, ricordiamo, a marzo nulla era preventivabile. Prima che l’epidemia esplodesse avevamo organizzato un viaggio all’estero a marzo, ma abbiamo dovuto rinunciare chiaramente”.

Quale momento hai atteso per tornare nel Belpaese?

“Sono rientrata in Italia perché il nuovo decreto lo consentiva. Il decreto precedente prevedevano che il rientro dall’estero fosse permesso solo per validi e precisi motivi. Io e il mio ragazzo abbiamo gestito tutto con molta razionalità e ho evitato di rivolgermi all’ambasciata italiana in Austria perché, il nostro, non mi sembrava un caso idoneo (ride)”.

Come hai organizzato questa lunga e travagliata trasferta?

“Mi sono organizzata autonomamente e le tecnologie sono state estremamente utili. Il decreto prevedeva che, dal 3 giugno 2020, gli ingressi fossero possibili in Italia da altri Paesi europei. Non c’erano e non ci sono tutt’ora voli diretti, quindi imbarcarmi con il rischio di cancellazione non era proprio il caso. Oltretutto, c’era anche divieto di utilizzare mezzi pubblici per raggiungere in autonomia il proprio domicilio. Mi sono documentata sul sito dell’ambasciata italiana a Vienna e ho tenuto monitorata la situazione, consultando tutte le possibili casistiche. Ho tenuto monitorato anche il decreto del 17 maggio 2020 per evitare di incorrere in sanzioni o di commettere azioni che potessero arrecare danno a noi e agli altri. I siti delle varie compagnie aeree sono stati d’aiuto ma, purtroppo, continuavano a non esserci voli. Anche FlixBus è stato un sito che ho verificato quotidianamente ma, un fenomeno che mi ha “spaventato” spesso dall’intraprendere il viaggio, è che i voli venivano rimossi dopo pochi giorni purtroppo. L’unico mezzo che mi è sembrato affidabile in merito ai viaggi è stato il treno e quindi, alla fine, ho optato per quello”.

Da Vienna a Russi deve essere stata una discreta mattonata…

“Soprattutto è stato un viaggio molto spezzettato. Con tratta unica da Vienna a Innsbruck attraverso treno notte (che era semi vuoto) ho incontrato condizioni ottime anche in termini di pulizia. Da Innsbruck ho preso treno regionale per Steinach am Brenner dove sono salita su autobus sostitutivo che mi ha portato sino al confine del Brennero. Attraverso il sito delle ferrovie austriache ho acquistato la prenotazione del biglietto consentito fino alla parte di Brennero al confine con lo Stato. Essendo questo chiuso, con la possibilità di entrare solo a determinate condizioni, non era previsto un treno per fare ritorno. Ho attraversato il confine a piedi, ma non è stata una criticità. Sono partita alle 23 di venerdì 5 giugno 2020 da Vienna arrivando a Innsbruck alle 5 di mattina raggiungendo il confine alle 6. Un viaggio lungo con coincidenze abbastanza strette, ma non è stato particolarmente difficile. Da Bolzano sono arrivata a Verona incontrando tre ore di attesa sino a raggiungere Bologna e poi Russi. Volevo evitare di arrivare a un certo punto e poi dover tornare indietro così mi sono fermata qui a Ravenna sino a data X, riuscendo a lavorare in smart working”.

Il percorso di Giulia:

Ven 5/6, ore 22.55 Vienna – Innsbruck
Innsbruck – Steinach am Brenner
Steinach am Brenner – confine di stato
(Circa 500mt a piedi)
Brennero – Bolzano
Bolzano – Verona
(Ca. 3h attesa)
Verona – Bologna
Bologna – Russi – sab 6/6 ore 16

Stai pensando a come gestire il viaggio di ritorno per tornare in Austria?

“Il Governo austriaco dovrebbe aprire la frontiera con l’Italia. In tal caso, in qualità di domiciliata, potrò tornare facendo quarantena o presentando risultato negativo a tampone. Non avendo dovuto prendere ferie, potendo lavorare da casa, questo mi ha facilitato le cose in generale. Penso che il ritorno lo farò in auto perché sarebbe un po’ meno complesso. Purtroppo l’auto noleggio è troppo costoso e quindi l’ho esclusa come opzione per il viaggio d’andata. Prendere una macchina a Vienna e restituirla il giorno seguente a Ravenna non immaginavo fosse così costoso, ma probabilmente per la compagnia avrebbe implicato dover tornare in Italia a riprendere la vettura e questo sarebbe costato loro molto. Al momento non stiamo pianificando nulla e credo che, ogni tanto, sia preferibile avere questo approccio. E’ tra gli insegnamenti che ho tratto dalla pandemia (ride)”.