Cervia. Alessandro Orzes e il mondo delle caraffe da whisky: “Il collezionismo è prima di tutto gioia”

Il padovano Alessandro Orzes, classe 1961, residente a Cervia con la sua famiglia, è conosciuto dai più come il direttore del Palace Hotel di Milano Marittima della “BSH” Batani Select Hotels. Per cinque lustri Orzes ha ricoperto differenti incarichi nelle strutture ricettive passando dal ruolo di barman, al consulente alberghiero, al maître d’hotel, al food & beverage manager prima di approdare alla direzione generale d’albergo all’hotel Aurelia, dove vi è rimasto sino al 2009 passando infine al Palace Hotel. Non tutti sanno che Alessandro è un grande collezionista, nello specifico di caraffe pubblicitarie da whisky. Articoli molto difficili da reperire e che richiedono grande cura, dedizione e passione per essere ben custoditi e collezionati. Un hobby nato per caso quando, Orzes, appena maggiorenne, si ‘innamorò’ di un esemplare in ceramica marrone riportante la scritta “Legacy Scotch Whisky” mentre era al lavoro dietro al bancone di un american bar. Da allora la collezione del nostro è arrivata a 3500 unità, tanto da aver portato Alessandro ad allestire un museo (del quale esiste anche un libro con splendide fotografie) visitato regolarmente dagli appassionati in materia e dai collezionisti più accaniti. È proprio Alessandro Orzes ad introdurci in questo complesso quanto affascinante mondo…

L’INTERVISTA

Le caraffe pubblicitarie da whisky. Di quanti tipi ne esistono e quali le loro caratteristiche? 

“Sono davvero tante le tipologie di caraffe. Le più comuni sono in ceramica e terracotta, ma puoi trovarle anche in vetro, in legno, in alluminio, ecc. Anche le misure delle caraffe pubblicitarie sono differenti: si parte da quelle più piccole da servizio o perlopiù usate a fini pubblicitari a quelle maxi, create per trasmettere una sensazione di ‘abbondanza’. Tra le tipologie di caraffe più difficili da reperire ci sono quelle in legno, se ne trovano davvero pochi esemplari nel mondo. Anche le caraffe in argento o laminate d’oro sono molto rare”.

E’ vero che la sua passione per le caraffe è nata per caso?

“Confermo. Ero al lavoro presso un american bar poco più che diciottenne e, una sera, commisi un errore nel servizio, servendo a un cliente whisky con del ghiaccio. A fine ‘800 si sviluppò una corrente metodica che voleva il whisky servito con acqua a parte, perché l’acqua non anestetizza i profumi che restano nel bicchiere dopo la consumazione della bevanda. Il ghiaccio, invece, anestetizza i profumi contenuti nel distillato e quindi va evitato. Ci vuole un naso allenato chiaramente per sentire le fragranze a bicchiere vuoto, ma è una sensazione molto appagante. Dopo quell’episodio la mia attenzione si posò su una caraffa in particolare esposta dietro al bancone e da quel momento fu amore a prima vista”.

Quanti articoli vanta la collezione?

“Sono 3500 articoli se consideriamo le caraffe da whisky. Ad ogni modo ci tengo a chiarire che non è il numero di articoli a fare la differenza in una collezione, ma la qualità degli articoli. Come tutti i collezionisti cerco articoli datati e pezzi molto rari realizzati per la promozione di anniversari particolari. Gli articoli di fine ‘800 e inizio ‘900, ovvero l’epoca in cui le caraffe pubblicitarie da whisy iniziarono a circolare, forniscono certamente un valore particolare alla collezione. Quando internet ancora non esisteva le caraffe si potevano trovare principalmente nei mercatini. Ora, grazie al web, è molto più immediata la ricerca e ci sono i pro e i contro in tutto ciò”.

Mi sta dicendo che una collezione può constare anche di due pezzi ed essere ritenuta tale?

“Sì, perché ciò che è importante davvero è la gioia che ti dà il collezionare. Nella mia collezione ho diverse bottiglie da whisky, set da gioco del domino, set di dadi e figure emblematiche che richiamano i loghi delle marche da whisky. La caraffa chiaramente fu ideata per servire il whisky e quindi le distillerie investivano su merchandise e pubblicità. Stiamo parlando di migliaia di oggetti sparsi in tutto il mondo, compresi calendari, getta resto, ecc”.

Enzo Ferrari sosteneva che una passione non la si può descrivere, ma che la si può soltanto vivere. Concorda?

“Decisamente. Ammetto che pensavo di stufarmi un giorno o l’altro e, invece, mi rendo conto che provo ancora una grande emozione ogni volta che aggiungo un pezzo alla collezione. Con alcuni amici e collezionisti abbiamo creato un gruppo su Facebook dedicato alla collezione di caraffe da whisky che partono da 40-50 pezzi. Recentemente ho portato da una restauratrice un pezzo dei primi del ‘900 (una Usher’s) trovato in condizioni molto precarie ed è stata un’emozione autentica ridare vita a quell’articolo. Chiaramente oggetti restaurati non valgono quanto un articolo originale, ma la soddisfazione di aver fatto un bellissimo lavoro vale molto di più. Ogni pezzo della collezione è come un “figlio mio””.

Tra tutte le collezioni che si possono intraprendere, perché proprio quella delle caraffe pubblicitarie da whisky?

“Negli anni ’70-’80, ovvero quando iniziai la collezione, molti collezionisti si concentravano sui francobolli o gli orologi. Queste collezioni non mi attiravano particolarmente perché si tratta di oggetti che era possibile reperire o comprare direttamente in sedi specifiche. Le caraffe pubblicitarie, invece, sono materiale pubblicitario senza prezzo e possibilità di acquistarlo direttamente, ragion per cui bisognava impegnarsi a scovare mercatini. Gran parte del gusto risiedeva nella ricerca degli articoli e occorreva informarsi presso i rappresentanti o visitare vecchi bar. Il web, in particolare una piattaforma come Ebay, ha creato una rete di appassionati e di scambio / vendita impensabile fino a diversi anni fa. Come ogni cosa, sfortunatamente, con il passare del tempo diventa ‘commerciale’ e le caraffe pubblicitarie da whisky non hanno fatto eccezione”.

Il mondo del web non ha reso meno emozionante la collezione?

“Direi di no, perché quando avevo 50 pezzi pensavo di avere una grande collezione, ma poi ho capito che così non era. Ribadisco che è la gioia del collezionare il motore di tutto”.

Come si stabilisce il valore economico di una caraffa?

“Solitamente le caraffe che valgono di più sono quelle dedicate ad una marca o tipo di whisky fuori produzione, ma anche dalla ‘carta d’identità’ delle caraffe. Mi riferisco ai marchi che vi sono impressi sopra o sotto, più o meno rari. Non esiste un listino ufficiale e i prezzi sono determinati principalmente dalle aste. Si parte da prezzi molto bassi (pochi euro) per arrivare a cifre astronomiche. Ricordo che stiamo parlando di articoli nati per il merchandise e non per il collezionismo. Probabilmente, a fine ‘800, non avrebbero mai pensato che, un giorno, le caraffe da whisky sarebbero diventate un oggetto da collezione”.

Quali sono le principali difficoltà nel condurre questo tipo di collezione?

“La prima difficoltà è reperire le caraffe senza doversi svenare. Il secondo è il trasporto, perché parliamo di oggetti molto fragili e quindi l’imballaggio è sempre molto importante quando si parla di spedizioni. Sul mio sito è possibile trovare le FAQ, dove viene specificato che l’imballaggio deve essere professionale, in modo che gli oggetti siano assicurati e che non possano rompersi”.

Quante associazioni e gruppi di collezionisti esistono?

“Esiste una sola associazione in Australia, la nazione dove viene prodotto e dove circola il maggior numero di caraffe. Anche dal Regno Unito ne provengono molte. Quanto ai gruppi, ne esistono davvero tanti, soprattutto online”.

Sono tanti i visitatori che passano dal museo?

“Direi di sì! Il museo è visitabile e sono venuti collezionisti da tutte le parti del mondo. Capita, ad esempio, che un collezionista o un amico estero interessato alla collezione e al tema passi dall’Italia per le vacanze e faccia tappa da me. Solitamente i visitatori sono persone con cui compro e vendo articoli. Amici della caraffe pubblicitarie da Whisky è uno dei gruppi Facebook più importanti”.

Oltre alle caraffe le piace collezionare altri oggetti?

“Colleziono capsule degli spumanti e champagne, riviste del settore di cui mi occupo. Sono sempre collezioni legate al mondo del bere. Nel mio Dna conservo diverse cose, come schede telefoniche o altro, ma purtroppo non si può tenere tutto e preferisco dedicarmi alla mia attività principale”.

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