La fauna marina locale attraverso gli occhi di un fotografo ravennate fotogallery

Paolo Magnani, classe 1957, ravennate d’origine, non aveva ancora sei anni quando suo padre, di ritorno da un viaggio in Russia, gli portò una macchina fotografica a telemetro, senza esposimetro e con un obiettivo 50 millimetri montato a vite. Sin da quel momento fu amore a prima vista per la fotografia, passione che Magnani continua a coltivare affiancandola al suo lavoro. Tra i soggetti preferiti da Paolo troviamo la fauna marina e gli scorci marittimi, con un occhio di riguardo per gli uccelli che popolano la nostra pineta e la nostra riviera. Gabbiani, garzette, aironi cenerini, fenicotteri… questi alcuni degli animali immortalati da Paolo nei suoi scatti. Creature catturate in pose suggestive o ritratte nelle fasi salienti della giornata (come la caccia, ad esempio). Ma conosciamo meglio Paolo Magnani…

L’INTERVISTA

Com’è nata la sua passione per la fotografia?

“Le prime foto erano con pellicola in bianco e nero e il mio “esposimetro” era la tabellina stampata nell’interno della confezione di cartoncino del rullino dei negativi. Le accoppiate tempo/diaframma erano fatte a occhio, pieno sole, mezz’ombra, ombra e così via, in un susseguirsi di ‘sbaglia e correggi’. Con l’arrivo delle pellicole a colori è scattata la prima grande passione, albe e tramonti. Dalle levatacce per fotografare l’alba sul mare a Marina Romea alla prima volta di un tramonto sul mare, in campeggio all’Argentario con i compagni di scuola, non ancora diciottenne. Ricordo i brividi dell’emozione quando il sole scendendo sul mare “tocca” l’acqua. Ma anche i viaggi sono sempre stati una occasione per sguardi “rettangolari”. Ricordo ad esempio qundo ero appena diciottenne, nel mese di febbraio, in viaggio a Parigi con la scuola. Ci attardiamo alla torre Eiffel è c’era un piccolo nevischio, fine fine. Il lato nord era completamente ricoperto di bianco, ma col cielo plumbeo non sarebbe risaltato molto in foto quando, all’improvviso, si accesero le luci serali, illuminando di riflessi dorati la superficie argentea luccicante della parete nord, col cielo ancora blu profondo e luminoso; indimenticabile”.

Tra i suoi soggetti preferiti troviamo la fauna marittima del ravennate. Che cosa la attira particolarmente di quegli animali / zone?

“È da quel momento a Parigi che ho formato la mia convinzione che le foto più belle sono quelle che ti capitano lungo il percorso della vita, non programmabili a priori. Carpe Diem, cogliere l’attimo, l’imprevisto inatteso, è sempre stato nel mio cuore fotografico.  Un’altra foto irripetibile è stata a New York, dal 47° piano del Millenium Hilton, di fronte alle torri gemelle (era il ’97); mi alzo alle prime luci dell’alba e dalla stanza in cui sono traspare una luce dorata dietro le tende oscuranti: le apro e vedo tutta la scena dell’alba alle mie spalle riflessa “a strisce” sui vetri delle torri gemelle che si stagliavano coi riflessi dorati nel cielo blu delle prime luci dell’alba: da batticuore”.

Anche fotografare la natura, paesaggi, animali e ambienti, mi ha sempre appassionato tanto, ma cercando di cogliere ed esprimere il movimento. Non che i paesaggi statici non possano essere belli ma il movimento è vita, è passione, e racconta più profondamente un’emozione. Sono così arrivato alle foto, le immagini, che preferisco: ambienti naturali con animali in movimento e magari anche con la luce, i riflessi e le sfumature del tramonto. Le zone che preferisco sono ambienti d’acqua, come il mare o le valli ravennati (Pialassa Baiona, ecc.) e anche le lagune a Porto Pino in Sardegna. Una passeggiata ai bordi della laguna con macchina fotografica in spalla è un piacere unico”.

Come lavora solitamente le sue fotografie?

“Poco più che ventenne sono passato alla reflex, una Nikon FM con qualche obiettivo, grandangolo e tele (24 e 105), meravigliosa, con le gloriose diapositive Ektachrome 64. Con le diapositive vedi quello che inquadri, e impari a predisporre il ritaglio della foto già allo scatto.  Alla nascita di mia figlia, io da poco trentenne, mi sono trovato in difficoltà sul fronte velocità di scatto: lei vivacissima era molto difficile da fotografare, o cogli l’espressione o metti a fuoco, entrambe era difficile. Mi sono deciso a passare al sistema autofocus, con varie macchine fino alla Nikon D800 di oggi, affiancata da un sistema Sony A7R3 per la perfetta messa a fuoco anche nel video”.

Quanto alla post produzione?

“La post produzione in genere è relativamente semplice, primariamente per ritagliare la foto quando per necessità di velocità di scatto la foto non è composta o centrata come vorrei. Con le diapositive non era possibile, l’abitudine è talmente radicata che le foto cerco di comporle già allo scatto come preferisco ma non disdegno le comodità del digitale quando serve un ritaglio o una correzione di colore per far tornare nella foto i colori che vedi con i tuoi occhi”.