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ALICE IN WONDERLAND / A proposito di cat calling, body shaming, haters e logica del branco… si salvi chi può

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Buon venerdì amici e amiche, oggi vi parlo di Aurora Ramazzotti, figlia di Eros e Michelle Hunziker, che ha manifestato il suo disagio sui social qualche giorno fa per essere stata vittima di cat calling mentre faceva jogging. Fischi, apprezzamenti, battute a sfondo sessuale per qualcuno sono addirittura una forma di corteggiamento verso una donna, per altri sono solo una vera e propria forma di molestia. Di questo avviso è anche la giovane influencer Aurora: il cat calling per lei è un comportamento volgare e lesivo della dignità della donna, tutt’altro che qualcosa di cui una ragazza debba sentirsi lusingata.

Per inciso il cat calling non significa che una donna debba sentirsi cat woman e debba essere corteggiata come usa in campagna da un cat man alla maniera dei gatti randagi. Il vocabolo cat calling è di fatto intraducibile. Secondo l’Accademia della Crusca, cat calling è attestato con il significato attuale di molestie verbali a partire dal 1956. Mentre nel Settecento aveva per lo più il significato di “grido, lamento, suono simile a un lamento” e indicava un fischio di disapprovazione e nello specifico l’atto di fischiare a teatro gli artisti sgraditi. Insomma se uno recitava da cani scattava il fischio da cat calling. E finiva a cani e gatti.

Ma siamo seri, il governo francese nel 2018 ha approvato una legge che dichiara punibile il cat calling su strade o mezzi di trasporto pubblico con multe fino a 750 euro, oltre a una mora per comportamenti perfino più aggressivi. Anche in altri paesi il comportamento è punito. In Italia non abbiamo ancora una legge nemmeno contro l’omotransfobia, figurarsi se esiste un reato per punire il cat calling.

cat calling

Comunque, dopo aver letto la dettagliata e puntuale ricerca dei ragazzi di UPpunto (con il sondaggio pubblicato lunedì)  che vi consiglio se volete approfondire l’argomento, ho fatto una prova a Ravenna, andando a fare jogging in tenuta sportiva, quindi non certo provocante. Non che se una donna indossa minigonna e tacchi sia legittimo importunarla, questo è meglio specificarlo subito. Dunque mi sono agghindata per fare jogging e mi sono prestata a fare da esca o da cavia, come preferite.

Ho riscontrato personalmente un dettaglio non di poco conto, che rende il cat calling ancora più fastidioso e offensivo: a volte è messo in atto non da un singolo uomo ma – come nel mio caso – da gruppetti di 2 o 3 persone, animate dallo “spirito del branco”. Anche questo non è un fenomeno nuovo. Un uomo da solo magari si fa anche qualche scrupolo, si vergogna delle proprie bassezze, ma quando è in gruppo con altri suoi compagni di merende apriti cielo: chi li ferma più! Si spalleggiano l’un l’altro, si danno la voce, mettono su lo spirito di corpo che fa fare loro le peggiori cose. In quel caso meglio allontanarsi, come ho fatto io. E non starò a raccontarvi cosa mi hanno detto. Non ne vale la pena.

La dinamica di gruppo si vede sempre più spesso anche nei social, nelle cosiddette shit storm in cui viene individuato un soggetto contro cui sfogarsi da parte di un “branco” di haters, i leoni da tastiera che si nascondono dietro a uno schermo e si sentono forti perché parte di un gruppo.

cat calling

Non importa se il nemico è lo straniero, il diverso, una minoranza qualsiasi, la Murgia, Aurora Ramazzotti o chiunque altro. L’importante è sfogare la propria frustrazione, il proprio disagio. Il fenomeno del body shaming è per esempio l’altra faccia della medaglia di pratiche come appunto il cat calling. In entrambi i casi la donna è costretta a subire apprezzamenti o insulti e offese per il proprio aspetto fisico, la si prende in giro se ha qualche chilo di troppo, se non ha i capelli perfetti, se non ha il fisico di Belen Rodriguez o il viso di Chiara Ferragni. In caso contrario ci si sente legittimati a fischiarle per strada o gridare “abbella” dall’altro marciapiede perché ha il seno di Sabrina Ferilli o il lato b di Michelle Hunzicher (che quando aveva 18 anni ha anche fatto la pubblicità delle mutande Roberta signora mia, e quindi a questa scostumata o addirittura perché no a sua figlia se la si incontra a fare jogging al parco è legittimo rivolgerle qualsivoglia apprezzamento o volgarità a sfondo sessuale).

E voi amiche avete mai subito cat calling? Se vi va, raccontate la vostra testimonianza.

Buon Week End!

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