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Lavorare viaggiando tra Bali e la Romagna. La vita da “nomade digitale” della ravennate Arianna Magnani

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Chi non ha mai pensato di mollare tutto, mutuo e bollette e trasferirsi in un paradiso terrestre, spiaggia ed estate tutto l’anno? Lo cantava anche Lo stato sociale un paio d’anni fa, “Una vita in vacanza” è un po’ il sogno di tutti. C’è però chi l’ha fatto davvero: sono i cosiddetti “nomadi digitali”, una categoria che per lavorare ha bisogno di un pc, una buona connessione e poco altro. Una di loro è una giovane donna ravennate, Arianna Magnani, fino a qualche anno fa con un lavoro tradizionale e stanziale, che ad un certo punto ha cominciato ad andarle stretto e così ha deciso di osare, reinventarsi, seguire il proprio cuore e cominciare a viaggiare, sì, ma lavorando.

Originaria di Piangipane, oggi quasi 35enne, nel 2017 ha sentito che quello che seguiva non era più il percorso per lei e ha cercato una svolta. Ha mollato tutto e si è trasferita a Bali, in Indonesia, dove trascorre circa 9 mesi all’anno.

La realtà della vita da nomade digitale però è un po’ diversa dall’immagine patinata che ne abbiamo ed è lei stessa a parlarne.

Arianna Magnani nomade digitale

L’INTERVISTA

Arianna, cosa facevi prima di cambiare vita?

Fino a 28 anni ho vissuto con i miei a Piangipane. Dopo la laurea in psicologia e l’esame di stato, ho aperto il mio studio privato a Glorie, dove ho lavorato con i bambini, per circa 6 anni. A Mezzano ho una casa dove ritorno dopo ogni viaggio e che ho comprato quando ancora non avevo elaborato questa svolta. Ad un certo punto ho sentito che quella non era più la mia strada e nel 2017 l’ho cambiata.

Come è nata l’idea di fare questa scelta?

È stato un percorso graduale: sentivo calare la motivazione per il mio vecchio lavoro e nascere l’esigenza di spostarmi più spesso. Ho sempre amato viaggiare e l’ho sempre fatto, ma da turista. Ad un certo punto mi sono accorta che mi stava stretta l’idea di confinare il viaggio ad un’esperienza breve di una o due settimane all’anno, avevo voglia di essere più flessibile. In più, facevo un lavoro in cui se non sei veramente motivato, non riesci a dare il 100%, e invece devi farlo. Quindi, per onestà intellettuale nei miei confronti e per rispetto verso i miei bambini, ho cominciato a documentarmi su cos’altro potevo fare.

Cosa vuol dire “nomade digitale”?

È una categoria molto ampia, che identifica tutti quelli che si possono spostare mentre lavorano, perché non hanno bisogno di un posto fisico fisso, come un ufficio, per lavorare. Però al suo interno ci sono una miriade di lavori, anche molto diversi, che si possono fare, da quelli più tradizionali, che poi la pandemia ha portato in auge con il lavoro da remoto, fino a quelli più legati al mondo digitale, che fino a qualche anno fa nemmeno esistevano. Nello specifico io sono copywriter, mi occupo di scrittura di contenuti legati al marketing. Scrivo soprattutto blog e pagine di siti web, ma capita di scrivere di qualunque argomento. Nel tempo ho iniziato anche a fare consulenze a chi vuole realizzare il proprio blog aziendale e magari non sa da che parte cominciare.

Come ci si reinventa un mestiere tutto nuovo?

Io ho sempre scritto, cose di narrativa, un libro che mi sono auto pubblicata, ma anche un blog mio che parlava di viaggi e di cibo e all’inizio cercavo di capire se potevo monetizzare il mio blog. Facendo queste ricerche mi sono imbattuta nel mondo del marketing digitale e ho scoperto che c’erano persone che venivano pagate per scrivere i blog altrui: ho capito che quella era la svolta che cercavo: potevo sfruttare le mie abilità di scrittura, per scrivere per altri. Nel 2017 ho cominciato a studiare marketing digitale, nel mio tempo libero, sia tramite libri e corsi online, che in presenza, per capire bene a cosa dedicarmi. Così ho deciso di specializzarmi in copywriting e sono andata a studiarmi tutto quello che c’era a disposizione sull’argomento. Nel giro di pochi mesi ho cambiato radicalmente vita: ho chiuso lo studio, venduto tutti gli strumenti da psicologa e mi sono lanciata in questa nuova avventura.

Non è stato immediatamente facile far digerire questa scelta ai miei genitori, che mi avevano supportato anche economicamente in tutti i lunghi anni di studio: hanno avuto un mancamento all’inizio! Però io sentivo che era la scelta che mi calzava a pennello. Sono passati 3 anni e continuo a pensarla così.

Come riesci a restare in contatto con i tuoi clienti, non vedendoli mai?

Alcuni miei clienti non li ho mai visti e forse non li vedrò mai. Ma questo non è un ostacolo: ci sentiamo via email e attraverso qualche call sulle piattaforme online.  Attualmente scrivo in italiano e in inglese, solo per clienti italiani.

Arianna Magnani nomade digitale

Perché Bali e il Sudest asiatico?

Ho scelto Bali perché nel 2017 ci avevo fatto un viaggio in solitaria e me ne ero follemente innamorata. Al di là dei meravigliosi panorami che tutti conoscono, io sono stata rapita dall’atmosfera di quel luogo, che è difficile da trasmettere a chi non l’ha vissuta. È qualcosa di impalpabile legata alla cultura, alle relazioni tra le persone: io quando sono lì mi sento in pace col mondo.

Dopo quella vacanza ci sono tornata tutti gli anni e da 3 anni a questa parte vivo molto più lì che qui. In più, il Sudest asiatico è poco caro per gli europei e quando stai avviando un’attività è conveniente.

Inoltre a Bali c’è una comunità internazionale enorme di nomadi digitali, quindi sia a livello professionale che umano è molto utile. Anche in Italia ormai sta nascendo una comunità abbastanza ampia, c’è un gruppo Facebook di circa 10mila iscritti, tutti nomadi digitali come me. Alcuni di noi si sono conosciuti in giro per il mondo, altri direttamente in rete e ci si tiene in contatto online.

Ci si riesce a mantenere tra affitti e viaggi o ci vogliono “spalle coperte”?

Il mio non è uno dei lavori meglio pagati in Italia, comunque riesco a portarmi a casa uno stipendio decoroso e a mantenermi più che dignitosamente, continuando a viaggiare. Ovviamente è un lavoro da free lance, con i relativi alti e bassi, ma facendo una media, sono soddisfatta. Certo che, vivendo a Bali, dove tutto costa meno che in Italia, posso spendere sui 600 euro al mese e poi decidere se mettere da parte qualcosa di più o lavorare un po’ meno.

Cosa diresti a chi vuole tentare il salto?

È una scelta sulla quale bisogna ragionare un po’, non si può farla a sentimento. Sento persone che decidono dall’oggi al domani di mollare il proprio lavoro e cambiare vita, ma per quella che è la mia esperienza mi vien da consigliare un periodo di transizione, in cui pianificare le scelte, come ho fatto io. Inizialmente ho studiato e mi sono documentata, poi ho cominciato la nuova attività e quando sono stata sicura di potermi mantenere, ho chiuso quella precedente. Ci vuole un po’ di strategia.

Come organizzi i tempi dei tuoi spostamenti?

Io di solito faccio autunno, inverno e primavera al caldo ed estate qui. Adesso sto cambiando un po’ gli equilibri per via del Covid. Nel 2020 sono tornata da Bali a luglio, sono stata un po’ a Ravenna, poi a settembre sono andata in Grecia, sono tornata a dicembre e sono rimasta bloccata qui, perché hanno chiuso le frontiere. Ora sono a Ravenna, ma non credo che tornerò a Bali a settembre, perché so che hanno avviato un nuovo lockdown e la situazione non è buonissima: hanno coinvolto anche l’esercito. Probabilmente ci tornerò nel 2022.

Facci invidia: qual è la tua giornata tipo?

Tutti pensano che noi nomadi digitali facciamo delle vite da sogno, ma la maggior parte di noi passa la giornata davanti al computer, in luoghi da sogno, sì, ma dove gli altri si divertono perché sono in vacanza. Per esempio, l’ultima volta che sono stata a Bali (è tornata due settimane fa ed era sull’isola indonesiana da 3 mesi, n.d.r.), ho veramente passato le giornate a lavorare, perché è stato un periodo molto intenso di lavoro. La mia giornata tipo era colazione in casa, perché a Bali costa più che pranzi e cene messe insieme. Però uscivo a metà mattina per andare a prendermi un cappuccino al bar e lavorare da lì. Poi tornavo a casa a lavorare al pomeriggio, perché avevo scelto una casa carina, con giardino e piscina e si stava davvero bene. Poi alla sera, quello che io ho battezzato il rituale del tramonto, che non manco mai quando sono a Bali: passeggiata sulla spiaggia per ammirare il tramonto appunto e poi cena e ritorno a casa, spesso per continuare a lavorare.

Fino allo scorso anno vivevo un po’ di più la vita dell’isola, andavo al coworking e insieme agli altri ragazzi e ragazze che conoscevo lì uscivamo più spesso. Quest’anno tra il Covid e l’aumento del lavoro, ho fatto vita più casalinga.

E con il Covid come è andata?

In Italia sai di poter contare su un sistema sanitario gratuito ed efficiente. A Bali, per entrare ora ci vogliono visti particolari, che costano parecchio e un’assicurazione sanitaria, che copra eventuali ricoveri ospedalieri.

La situazione fino a non molto tempo fa era piuttosto tranquilla, forse anche troppo. Poi c’è stato un grande aumento dei casi dopo il Ramadan, perché ci sono stati molti viaggi turistici anche tra isole dell’Indonesia. Ora anche a lì c’è il lockdown. Prima c’erano poche decine di casi e un clima molto rilassato. Tutti si abbracciavano come al solito, nessuno portava la mascherina, nemmeno nei locali al chiuso.

Io, venendo dall’Italia, dove sapevo bene cosa era accaduto, evitato le feste e i locali col karaoke che amo molto. Ho frequentato la mia bolla di amici fidati e per il resto ho fatto vita ritirata, cercando di non andarmela a cercare.

Arianna Magnani nomade digitale

Progetti per il futuro?

Non ho idea ancora di cosa farò in futuro. Seguo l’istinto, quello che sento. Per ora mi trovo molto bene a vivere così e continuerò a farlo fino a che ne avrò voglia. Se dovesse cominciare ad andarmi stretto, cambierò nuovamente. Adesso l’unica variabile in gioco è che ho un fidanzato, che quando ho deciso di seguire questo stile di vita non avevo e bisogna vedere come riuscire a compenetrare le diverse esigenze. Lui non è un nomade digitale, o almeno non ancora. Spero di poter condividere con lui in futuro questa vita.

Come donna, trovi di avere dovuto affrontare più pericoli o strade più faticose, rispetto ad un uomo, per adottare questa la scelta di vita?

Le mie scelte non sono state minimamente condizionate dall’essere donna, anche se, pensandoci a posteriori, almeno nelle mete forse sì. È un discorso che periodicamente viene fuori anche nella nostra comunità di nomadi digitali: ci sono delle mete verso cui avrei voluto viaggiare, ma non sono ancora stata perché da sola non mi sento sicura, per esempio in Sud e Centro America. L’Asia l’ho scelta anche perché l’ho sempre considerata una meta molto sicura. Non mi sono mai sentita in pericolo lì, anche se ultimamente è aumentata la microcriminalità a causa dell’aumento della povertà, anche legato alla crisi economica dovuta alla pandemia.

Se fino a prima del Covid andavo in giro ovunque, anche a piedi e a qualunque ora, nell’ultimo anno ho usato solo il motorino, mettendo sempre la borsa dentro la sella e una bella passeggiata, che facevo sempre con la mia coinquilina e i suoi cani, da quando lei se ne è andata, non l’ho più fatta, da sola al buio. Bisogna avere un minimo di accortezze, ma non mi è mai capitato niente a dire il vero.

In realtà vedere una donna che viaggia da sola ormai è una cosa normalissima all’estero e quasi mi sono pentita di non aver cominciato prima a viaggiare da sola. Avessi iniziato prima avrei visto tanto mondo in più.

Comunque non è una vita veramente solitaria: è vero, si sta lontani dalla famiglia e dagli affetti consueti, ma in viaggio ti fai molti amici che diventano la tua seconda famiglia lontana da casa. È un legame fondamentale, che ti salva letteralmente la vita, non solo come via di fuga dalla solitudine, ma in senso letterale: l’hanno scorso un ragazzo che ho conosciuto a Bali ha avuto un grave incidente durante la pandemia. I suoi parenti non potevano muoversi dall’Italia per colpa del virus e se non ci fossimo stati noi a stargli vicino e ad organizzare anche praticamente il suo trasferimento in Italia, forse oggi non sarebbe qui a raccontarlo.

 

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Commenti

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  1. Scritto da Fabio

    Ho letto l’anno scorso “le coordinate della felicità” scritto da un Nomade Digitale mi ha fatto conoscere questa nuova categoria di lavoratori .Nascono nuovi mestieri che danno queste possibilità ovviamente bisogna crederci ed avere delle capacità non è per tutti. Brava che hai trovato la tua strada così presto e sicuramente ne troverai altre . Io la sto ancora cercando