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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / E se la delega alle politiche per le famiglie, l’infanzia e la natalità fosse… Nolite mette dubbi

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Come Greta Thumberg alla Youth4Climate dice Bla Bla Bla, così Nolite dice Mumble Mumble Mumble quando sente che nella Giunta comunale della propria città (Ravenna) è stata istituita la delega alle politiche per le famiglie, l’infanzia e la natalità. 

Mumble uno

Nolite è curiosa, perché si sa che la curiosità è femmina, e studia le deleghe degli assessorati delle 107 città di provincia italiane. 4 ore di studio e ricerca per arrivare a un risultato preoccupante e sconcertante. Ci sono alcune città che hanno un assessorato alle politiche per le famiglie, alcune che hanno un assessorato all’infanzia. Nessuna ha la delega alla natalità, né tanto meno all’intera filiera famiglie, infanzia, natalità. Nessuna. Un primato. Una specialità ravennate di cui non ci possiamo vantare e che ci auguriamo nessunoa imiti.

Nolite prova a ragionare. Se per politiche per le famiglie e infanzia si possono anche immaginare obiettivi, finalità e risultati attesi, per la delega alla natalità tutto si fa più oscuro, complesso e pericoloso.

Il calo delle nascite nel nostro paese è senza dubbio importante. L’Italia è uno dei paesi al mondo in cui nascono meno bambinie per donna. L’andamento della fecondità è in costante calo e si attesta ormai sotto la soglia dell’1,3. Se questo è il presupposto di partenza, il risultato atteso dalla delega alla natalità potrebbe essere l’aumento del tasso di fecondità di almeno mezzo punto. Ma se così fosse gli interventi dovrebbero essere di natura prettamente sanitaria, rivolti a chi desidera  figlie e non riesce ad averlie. Attivazione di servizi territoriali specializzati in diagnosi precoci dell’infertilità maschile e femminile, rafforzamento della medicina della fertilità, potenziamento e ampliamento all’accesso delle tecniche di procreazione medicalmente assistita per tutte le donne, eterosessuali, omosessuali, in coppia o single, desideranti maternità. Un progetto piuttosto ambizioso, decisamente costoso, e certamente di rilevanza nazionale. 

Escluso.

Mumble due

Esclusa l’interpretazione della delega volta all’aumento del tasso di fecondità, ne rimane una sola. Una interpretazione piuttosto inquietante dall’atmosfera distopica da Repubblica di Gilead di atwoodiana memoria.

La delega alle politiche per le famiglie, l’infanzia e la natalità è una sequenza di funzioni che il patriarcato ha storicamente assegnato alle donne per tenerle sotto controllo, chiuse nello spazio domestico, per molte un luogo di esclusione, oppressione e violenza, non dimentichiamolo mai, e fuori dallo spazio pubblico. Dedizione, cura e manutenzione della famiglia sono i ruoli attribuiti alle donne, la maternità la chiave identitaria.

Ma la realtà è altrove. La delega alle politiche per le famiglie, l’infanzia e la natalità rivela un cortocircuito tra desideri e mondo reale, e aspettative sociali e culturali.

Cosa desiderano le donne? È presto detto. Desiderano un posto di lavoro dignitoso e coerente con il percorso di studi che hanno svolto e con le competenze che hanno acquisito. Desiderano essere pagate per il lavoro che fanno. Desiderano una casa. Desiderano coltivare passioni, interessi, amicizie, tempi propri. Sanno cosa desiderano e vogliono autodeterminare la loro vita. Desiderano un loro posto nel mondo. Certamente desiderano anche figlie ma li desiderano alle proprie condizioni: all’interno di forme di amore e di genitorialità da rifondare, all’interno di un sistema che garantisca sicurezza economica e servizi.

L’Italia è in Europa il paese in cui lo squilibrio del carico della cura tra donne e uomini è il più alto. Uno squilibrio moltiplicato dalla pandemia con la perdita del lavoro di moltissime lavoratrici, costrette a casa a occuparsi di figlie, anzianie, o a sopportare da sole il lavoro di cura e lo smartworking, per di più, in molte maltrattate da partner violenti.

Tutte le ricerche indicano che c’è una relazione diretta tra disparità di genere, disuguaglianze sociali, arretratezza culturale della classe politica, bassa occupazione femminile, mancanza di servizi sociali e per l’infanzia e calo della natalità. Tutte le ricerche indicano che in paesi come Francia, Germania e paesi nordici lavorare e avere figli è “normale” grazie alle politiche sociali consolidate nel tempo, a lunghi congedi parentali paritari, a una rete di servizi per l’infanzia, a una diversa organizzazione delle scuole e a una minore diffusione del precariato nel mercato del lavoro.

La strada del rafforzamento di politiche familiste e dei valori tradizionali non funzionerà perché le donne non vogliono più essere le ancelle di quel sistema di sfruttamento. La strada della caduta a pioggia di assegni universali, benefici economici, bonus, sconti, agevolazioni, non funzionerà perché le giovani coppie decideranno di avere figli quando vedranno allontanarsi lo spettro della precarietà e ritroveranno fiducia nel futuro.

Funzionerà quando ci sarà una svolta strategica e audace per l’occupazione femminile, le infrastrutture sociali, l’abbattimento degli stereotipi di genere.

Funzionerà quando le relazioni tra uomini e donne saranno paritarie, quando l’amore sarà una forma di mutualità e di scambio, quando la gioia e la fatica della genitorialità sarà condivisa, quando la responsabilità della cura, dell’assistenza e della crescita non sarà più esclusiva delle donne, quando i figlie non saranno solo di chi ha con loro un legame biologico.

Mumble tre

Nolite mette dubbi. 

E se fosse proprio il femminismo, l’impoteramento dell’autodeterminazione, della libertà e della felicità delle donne, la strada della ripresa della natalità?

Mumble Mumble Mumble

In foto: Maman di Louise Bourgeois, Guggenheim Bilbao, particolare

 

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.

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Commenti

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  1. Scritto da Giovanni lo scettico

    Sulla terra ci sono 7,8 miliardi di persone. Non c’è cibo per tutti, nè acqua, energia, cure mediche, istruzione e welfare. Sinceramente parlare di natalità mi sembra del tutto fuori luogo.