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FEM NEWS – LA FINESTRA FEMMINISTA / L’aborto sia un diritto per tutte. “Il corpo è mio e lo gestisco io” che valore ha oggi, se in Italia 7 ginecologi su 10 sono obiettori?

La legge sull’interruzione volontaria di gravidanza in Italia è la 194, risale al 1978, e rappresenta la libertà per tutte le donne di decidere se essere madri o meno. Una legge spesso attaccata, Nolite è all’erta: ogni attacco mina i percorsi attraversati, rimette il corpo della donna sotto controllo, invece di tutelare la possibilità di scelta. Parola chiave: SCELTA.

Vero è che la legge può essere migliorata, garantendo alle donne il diritto di abortire e affrontando la questione degli obiettori di coscienza, che ancora proliferano nelle corsie dei nostri ospedali. NESSUNA dovrebbe più ricorrere agli aborti clandestini. 

Nolite è una collettiva di donne, che è madre, non madre, che ha abortito per scelta o per necessità terapeutiche, che ha scelto quale contraccezione usare o di cercare maternità difficili, che ha assunto se necessario la pillola del giorno dopo. Nolite ringrazia le Nolite che hanno lottato per queste possibilità e mantiene desta l’attenzione perché ogni tessera di libertà conquistata continui a brillare.

Aborto

IL LIBRO DI ERNAUX, IL FILM DI DIWAN E LA REALTÀ DI IZABELA

Grazie ad un libro, un film e alle vicine donne polacche, Nolite racconta una storia incisa nei corpi delle donne e fa una promessa.

L’evento di Annie Ernaux è stato un libro amato e temuto, consigliato, ma anche sconsigliato, letto e riletto, abbandonato e ripreso. Un libro che illumina e che tormenta. La scelta di Anne, il film con la regia di Audry Diwan, Leone d’Oro al Festival del cinema di Venezia, racconta la storia de L’evento. Come il libro, è un film tanto necessario quanto insopportabile, tanto è la sofferenza estrema a cui non si può sfuggire.

Fin dai primi minuti capiamo in che mondo siamo. Un mondo in cui i ragazzi pensano che tutte le ragazze studino lettere e le ragazze pensano che i ragazzi che fanno i pompieri siano tutti inaffidabili. Mano a mano che il film prosegue, la linea che marca la differenza tra i corpi dei maschi e quelli delle femmine si fa sempre più rigida ed evidenzia spietatamente i privilegi degli uni e gli svantaggi delle altre, fino a quando Anne assume su di sé l’intero problema del corpo femminile.

La trama è presto detta. Anne è una studente universitaria della provincia francese nei primissimi anni ‘60, determinata a diventare insegnante, che scopre di essere incinta ma non desidera, in quel momento della sua vita, diventare madre. Anne si ritrova a dover fare i conti con le settimane che passano, la solitudine, l’omertà e il silenzio che la circondano, la vergogna che sa di dover provare, la fuga dalle responsabilità dei ragazzi che conosce a partire da quello che dovrebbe essere il padre, la paura della condanna sociale e del carcere, i medici che la ingannano, il calo del suo rendimento scolastico, la consapevolezza di essere in pericolo di vita, la necessità sempre più pressante di trovare una soluzione. 

Il cuore politico del film è tutto in una scena. Dopo aver cercato da sola di procurarsi un aborto, Anne va dal medico che le dice che il suo tentativo è stato inutile. Anne lo guarda dritto negli occhi con una determinazione consapevole e disperata e dice: Non è giusto. Mi aiuti. Non ho altra scelta. Il medico le risponde: Non ha altra scelta. Intendono due cose diverse.

E allora, chi deve scegliere e per chi. È solo con la possibilità di scegliere che si può scrivere una storia di libertà del proprio desiderio, del proprio corpo e della propria vita. Diwan lascia poco spazio alla teoria e molto alla realtà, rimane la necessità di un film come La scelta di Anne e l’importanza e il riconoscimento del premio internazionale che ha ricevuto. Nessunoa potrà dire: eh ma è una storia ambientata negli anni ‘60… non è più così. La storia di Anne è senza dubbio una storia che parla del nostro passato, ma che parla anche del nostro presente e del futuro. 

Negli stessi giorni in cui il film usciva nelle sale, in Polonia Izabela Sajbor, 30 anni, è morta di sepsi alla 22esima settimana di gravidanza dopo che le è stato negato un aborto terapeutico per rimuovere il feto malformato e privo di vita che portava in grembo. È la prima vittima della legge entrata in vigore a gennaio 2021 che vieta l’interruzione di gravidanza in ogni tipo di circostanza ad eccezione dello stupro. La Polonia fa parte dell’Europa; quest’ultima ha istituito la giornata internazionale dell’aborto libero e sicuro (28 settembre), il 24 giugno 2021 ha approvato il report su salute sessuale e riproduttiva in Europa inserendo “l’accesso a tutti i servizi essenziali legati alla salute sessuale e riproduttiva, inclusi educazione sessuale, contraccezione e aborto” tra gli indicatori di benessere deille cittadinei.

Vero. Quella della Polonia è certamente, ad oggi, la legge più restrittiva d’Europa in materia di aborto. Eppure nessunoa può dire: eh ma la Polonia… Non si può dire, perché se i sistemi sanitari nazionali di 21 paesi europei considerano l’aborto un servizio medico, altri 14 lo considerano ancora tecnicamente un crimine. 

IN ITALIA 7 GINECOLOGI SU 10 SONO OBIETTORI: QUESTA OPZIONE VA ELIMINATA

Non si può dire, perché tra i 21 paesi individuati come quelli che garantiscono il servizio, c’è anche il nostro in cui il 70% dei ginecologi è obiettore di coscienza, almeno 15 ospedali hanno un personale 100% obiettore e l’Istituto Superiore di Sanità stima tra i 10mila e i 13mila casi all’anno di aborto clandestino. L’Unione Europea ha già sanzionato due volte l’Italia perché, nonostante la 194 imponga la garanzia del diritto all’IVG (interruzione volontaria di gravidanza) anche in presenza di medici obiettori, questo nei fatti non viene garantito.

L’obiezione di coscienza in tema di aborto poteva avere senso quarant’anni anni fa, quando la legge entrò in vigore, poiché molti ginecologi avevano fatto la loro scelta di specializzazione quando ancora l’aborto non era previsto. Ma oggi ogni specializzandoa sa che la pratica della ginecologia prevede anche l’IVG perciò, chi per motivi etici la rifiuta, si specializzi in altra branca della medicina, non faccia ila ginecologoa!

Nolite pensa che sia ora di aggiornare la legge 194 ed eliminare l’opzione obiezione di coscienza. In attesa di questa revisione, ogni ospedale, può decidere di assumere soltanto medicie non obiettorie, come già fa l’ospedale San Camillo di Roma. Questa sì che sarebbe una decisione di coscienza. 

Tuttavia sappiamo che è utopia ottenere questa modifica di legge con un governo debole in tema di diritti tanto da aver affossato il ddl Zan. Eppure Nolite sogna, lavora, prepara la strada. Nolite, ormai dovreste averlo capito, soprattutto studia e si arrabbia. 

Le nostre NoliteAntenate ci hanno insegnato, e dimostrato, che per ridurre gli aborti non servono leggi sempre più restrittive ma serve una riflessione culturale e politica, ampia e radicale, sulla sessualità femminile, su quella maschile, sulle reciproche ambivalenze e ambiguità, sui rapporti di disparità e di potere, e una interrogazione profonda dei nostri desideri.

Serve un’educazione sessuale e sentimentale fruibile dalle giovani generazioni attraverso la scuola, per raggiungere tuttei, e una contraccezione, compresa quella di emergenza, facilmente accessibile.

Diversamente siamo destinatie a rimanere prigionierie di quel mondo in cui i ragazzi pensano che tutte le ragazze studino lettere e le ragazze pensano che i ragazzi che fanno i pompieri siano tutti inaffidabili. Non tradiremo le nostre NoliteAntenate. Questo abbiamo ereditato e con questo faremo i conti.

 

FemNews di Nolite

Ogni mercoledì si apre una finestra femminista su RavennaNotizie, dalla quale ogni settimana si respira aria pungente, si espongono germogli al sole, si stende la biancheria profumata al sapone di Marsiglia, si appendono lunghe trecce di aglio e peperoncino, ci si rilassa con un bicchiere di vino e l’ultima sigaretta, si parla con il vicinato, si accarezzano felini senza nome cantando Moon river, si guarda oltre con occhiali di genere. Nasce così una rubrica autonoma rispetto alla testata che gentilmente la ospita, pluralista, apartitica, decisamente femminista, che cerca di trovare il modo di agire per trasformare il mondo. Fem News ha una firma collettiva NOLITE – imperativo negativo latino omaggio alla condivisa cultura umanistica, alla passione politica, alla compulsione alla lettura, alla madre Atwood (Nolite te bastardes carborundorum, Non consentire che i bastardi ti annientino), alla lotta ancillare per dire no al pensiero dominante patriarcale, coloniale e specista.

Commenti

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  1. Scritto da cris

    Se tu scegli di interrompere una gravidanza, una vita, è giusto che il medico scelga di non farlo, si chiama libertà.

  2. Scritto da Elisa

    No la liberta’ e’ che c’e’ una legge che autorizza l’aborto che e’ una scelta personale e basta. Se sei ginecologo e lavori per l’Azienda sanitaria locale pagata dai cittadini fai quello che devi fare altrimenti vai a lavorare in una clinica privata.

  3. Scritto da Giovanni lo scettico

    Secondo me i medici obiettori vanno pagati meno degli altri, perchè danno un servizio ridotto. Poi sarei curioso di sapere quanti obiettori ci sono nelle cliniche private…