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Alex Mohamad, il pugile gentile, appassionato di storie di dei ed eroi, che vede nella boxe la metafora della vita

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Alex Mohamad ha 26 anni, gli occhi chiari del colore della pioggia, il volto giovane incorniciato dalla barba, lo sguardo fiero come quello di un guerriero antico. Mi ricorda il famoso pugilatore, un bronzo greco attribuito addirittura a Lisippo o alla sua immediata cerchia, conosciuto anche con il titolo di Pugile delle Terme o Pugile del Quirinale, conservato al Museo Nazionale Romano. Alex è più giovane del pugile seduto, non ha appena finito di combattere, ma di lavorare. Quando lo incontro al Bar della Lirica ha staccato da poco, è disteso e non è segnato dai colpi dell’avversario. Anche se ha ricevuto tanti colpi dalla vita, colpi che lo hanno fatto diventare la persona che è oggi. Umile, volitiva, consapevole di sé, dei propri limiti e del proprio valore.

Alex Mohamad

Il padre siriano, la madre italiana, nato in Italia e italianissimo, Alex è operaio, pugile, molto attivo sui social con una passione particolare che non ti aspetti da uno che ama tirare di boxe: la mitologia antica. Fra l’altro, una passione che non deriva da studi classici ma da una sua innata curiosità e dalla voglia di nutrirsi di storie, miti, gesta epiche. Ha una pagina Facebook con 15.500 persone che lo seguono e ora anche un canale YouTube in cui racconta le meravigliose vicende degli dei e degli eroi antichi. Ha appena pubblicato il primo libro “Dei, amori e dissapori della mitologia greca” a cui spera di farne seguire altri.

Alex Mohamad

L’INTERVISTA

Alex, cominciamo dall’inizio, dalle tue origini.

“Sono mezzo siriano e mezzo italiano: mio padre era siriano, mia madre italiana. Sono nato e cresciuto in Italia, qua a Ravenna. E sono cittadino italiano.”

Quanti anni hai?

“Ho 26 anni e il 30 marzo ne faccio 27.”

Hai usato il passato per i tuoi genitori. Non ci sono più?

“No. Sono venuti a mancare tutti e due nel giro di pochi anni. Prima mia madre, poi mio padre.”

Rimaniamo alle origini. Tu sei nato e cresciuto qui, ma queste tue origini in parte straniere ti hanno creato problemi in Italia, nell’infanzia e crescendo, problemi per essere accettato e considerato a tutti gli effetti un ravennate, un romagnolo, un italiano… oppure no?

“No. Non più di tanto. Logicamente a scuola c’erano delle prese in giro per quanto riguarda il mio cognome Mohamad, perché comunque i ragazzini tendono a storpiare tutto, tanto più se hai un cognome straniero… i ragazzini sono fatti così. Ma da questo punto di vista non ho avuto dei problemi gravi. Diciamo che i problemi più grossi della mia vita sono posteriori e riguardano altre cose.”

Parliamoci apertamente, non hai avuto problemi legati a episodi di razzismo o bullismo per il fatto che tuo padre fosse siriano?

“Per quanto riguarda me personalmente, tutto questo non l’ho sentito più di tanto. Qualche episodio c’è stato, come dicevo, qualcuno che magari mi additava come libanese o siriano in senso spregiativo. Poi ho cominciato a ribellarmi e a difendermi. Ma non sono stati questi per me i problemi più grandi. Però mi sento vicino a chi è vittima di questi fenomeni, perché ho visto quello che altre persone hanno dovuto subire.”

Ti sei ribellato e ti sei messo a fare… il pugile.

“Quello è successo a diciannove, vent’anni circa, dopo che sono morti i miei genitori. E quelli sono stati veramente brutti colpi. Ero 85 chili, volevo perdere peso e comunque credevo molto nel pugilato, tant’è che sono diventato poi un agonista.”

Alex Mohamad

Come pugile cosa sei?

“Sono un peso welter, dilettante, un élite prima serie. Adesso da quest’anno saranno tutti élite quelli che avranno 18 anni, mentre prima per diventare élite e poter combattere senza caschetto dovevi avere un pochino di esperienza.”

Il tuo naso ha già preso diverse botte, ma per un pugile è normale.

“Be’, sì.”

Per la tua ragazza non è un problema, dico, che vai sul ring a prendere botte?

“Be’ Serena mi ha conosciuto che il naso era già così. Logicamente non ho il migliore naso del mondo, però…”

Hai il naso da pugile, che ha un suo fascino.

“Diciamo di sì (ride, ndr). Comunque voglio fare una premessa, non sono un campione, né niente. Ecco, ho fatto pugilato semplicemente per passione. Sul ring faccio quello che posso.”

Hai in vista un combattimento?

“In questo momento sono fermo per motivazioni di lavoro, perché faccio un lavoro molto pesante con i turni. In altri momenti anche se lavoravo in campagna e mi spaccavo la schiena in un vivaio non saltavo nemmeno un allenamento. Ma ora sto tirando un po’ il freno, voglio anche riposarmi, altrimenti non avrei weekend liberi e niente.”

Quando tornerai a combattere?

“Ci devo pensare. Sicuramente la passione per la boxe resta. Bisogna vedere se sarò in grado di continuare ancora con l’agonismo, alla luce di tante cose.”

La tua ragazza cosa dice?

“Lei in ogni caso mi sostiene.”

Ti è mai capitato di prendere letteralmente un sacco di botte?

“A volte è capitato quando ho incontrato pugili più bravi di me. Ripeto, non sono un campione. Altre volte mi è capitato di darne di più io.”

Com’é la sensazione del pugile suonato?

“È solo uno stereotipo. In realtà il mondo del pugilato è pieno di persone rispettabili e leali. È raro che tu veda un pugile fare cazzate violente fuori dalla palestra o dal ring. Un pugile impara il rispetto delle regole e dell’avversario, una disciplina ferrea che ti forgia il corpo e la mente, e se capita che uno che fa sport da combattimento si comporta male fuori, credimi, non è per via dello sport. Mi dispiace molto che il pugilato sia demonizzato come sport, perché in realtà è nobile.”

È nato come la noble art.

“È la nobile arte per eccellenza. E infatti anche grazie alla scrittura di questo libro mi piace combattere molto contro questo stereotipo”

Già, veniamo a questo punto. Uno pensa a un pugile che fa a pugni sul ring, bum bum bum, e poi si ritrova un ragazzo mite che scrive un libro sulla mitologia greca, come nel tuo caso… è una cosa inusuale, un po’ particolare. Spiegaci.

“A me è sempre piaciuta la storia. La mitologia dà alla storia quell’alone mistico che la rende ancora più affascinante, attraente ed epica. Mi ha sempre appassionato, tant’è che il mio gatto – ce l’ho da 8 anni – l’ho chiamato Eracle.”

Tu ti senti un po’ Eracle, forse?

“Eh no. Io resto umile. Non posso davvero sentirmi un Eracle. Però la mitologia mi ha preso molto.”

Una passione nata sui libri di scuola o…

“No, non proprio a scuola, fuori, per conto mio. Io leggo molto nel tempo libero ascolto molte conferenze di storia, archeologia, mitologia, anche lezioni caricate su YouTube e facendo così sono diventato abbastanza preparato in materia. Tant’è che l’anno scorso mi è venuta voglia di aprire una pagina Facebook che ho chiamato “Meraviglie della mitologia greca”: in un anno è cresciuta molto fino ad arrivare a oltre 15.000 followers e nel frattempo…”

Sei passato ad autoprodurti un libro “Dei, amori e dissapori della mitologia greca”.

“Esatto, con l’aiuto di un mio amico, logicamente, perché l’editing me l’ha fatto lui. È giusto valorizzare anche il prodotto cartaceo. Non sono uno scrittore, questa è una raccolta dei miei racconti sulla mitologia greca, pubblicati su Facebook, io non mi sono inventato nulla. Ho riscritto certi miti greci con la mia personale scrittura, prendendo spunto da fonti sia antiche che moderne.”

Alex Mohamad

E della mitologia greca, fondamento simbolico per molti versi della nostra civiltà, quali figure ti ispirano in particolare?

“La parte che io preferisco della mitologia greca è quella della guerra di Troia e tutto ciò che riguarda i poemi omerici. La guerra di Troia ha reso epica una guerra che molto probabilmente era una guerra come tutte le altre. I cantori, gli aedi, hanno cantato le gesta di alcuni personaggi, epicizzandole e rendendole immortali.”

Coincidenza, ho appena finito di leggere La canzone di Achille di Madeline Miller, una scrittrice e studiosa americana che ha dedicato 10 anni a questo lavoro. Ma a proposito di poemi epici, preferisci l’Iliade o l’Odissea? Achille o Ulisse-Odisseo?

“Forse Odisseo, perché come personaggio è più completo e forse più moderno. Perché non era solo un guerriero, era anche un uomo astuto, intelligente, un uomo che come si suol dire sapeva la risposta prima della domanda. Un uomo curioso, un viaggiatore, spinto verso la conoscenza…”

Non a caso Dante gli fa dire i celeberrimi versi “fatti non foste a viver come bruti…”

“Esatto. E lo mette al fianco di Diomede, che è un altro fra i miei personaggi preferiti del ciclo troiano. A volte mi posso sentire Diomede, a volte mi posso sentire Odisseo o Ulisse, nella versione latina, dipende.”

Achille no. Aiace mai?

“Lui ha sicuramente dimensioni molto superiori alle mie (ride, ndr).”

In ogni caso non Agamennone, troppo antipatico.

“No, perché? In realtà Agamennone è stato molto demonizzato. Ma lui ha fatto semplicemente quello che qualsiasi re del periodo miceneo avrebbe fatto o dovuto fare, mettendo insieme tanti eserciti: ha detto il comandante sono io e quindi io mi prendo il tuo premio, dato che ho dovuto cedere il mio (Agamennone sottrae la schiava di guerra Briseide ad Achille, ndr).”

Ettore il principe sconfitto che sentimento ti suscita?

“È l’eroe per antonomasia. Non era greco, ma asiatico, nonostante tutto sempre temuto e lodato dai greci stessi, secondo per valore al solo Achille tra tutti gli eroi della guerra di Troia.”

Fra gli dei dell’Olimpo qual è il tuo preferito?

“Dipende dal mio stato d’animo. Diciamo che nei momenti di collera, di tristezza, o quando devo combattere mi piace sentirmi Ares, il dio della guerra. Molto inferiore comunque a una dea come Artemide, che non era solo la dea della guerra ma anche della strategia, dell’intelligenza, delle arti.”

Apollo?

“Dipende, non mi rispecchia molto, lui era famoso per la bellezza, dio delle arti, della scienza e della luce che a volte poteva essere furente come Ares.”

Dioniso? Sei un tipo gaudente?

“Anche qui dipende. Dioniso è un dio molto stravagante, trasgressivo, dio delle libertà, libero di fare senza rendere conto a nessuno, è l’inventore del vino, è un grande viaggiatore. I dionisiaci erano una sorta di setta a parte e le seguaci del dio – le menadi – erano considerate donne libertine, in qualche modo emancipate per quel periodo molto maschilista e patriarcale. Erano libere di fare festa e di inebriarsi con il vino. Cosa che era in grado per i greci di mettere in contatto l’uomo con la divinità e con il sacro.”

Mi hanno detto che ora ti stai anche interessando alla mitologia nordica.

“Allora io qua ho un braccialetto con le rune e qui il martello di Thor al collo. Sì, mi piace molto anche la mitologia nordica, ma prima di passare a quella lavorerò ancora molto su quella greca. L’idea di base infatti è quella di fare una collana sulla mitologia greca, perché c’è tanto da divulgare. Come dicevo sto facendo video su YouTube e mi chiamano ogni tanto per dei live in cui parlo della mitologia.”

Sei un tipo molto social quindi?

“Questa cosa è nata tramite i social si può dire.”

Invece come lavoro casa fai?

“Sono operaio turnista in un’azienda che lavora la gomma a Sant’Alberto. Prima ho fatto anche il portapizze, ho fatto stagioni estive e ho lavorato in campagna.”

Sei riuscito a studiare come avresti voluto?

“Purtroppo no. Ho avuto delle sventure che non mi hanno permesso di applicarmi molto a scuola. Diciamo così.”

Che tipo di formazione hai?

“La terza media e un attestato come operatore della ristorazione.”

Comunque hai una bella proprietà di linguaggio. Avrei scommesso su una formazione scolastica superiore.

“Ma io ci tengo a parlare bene la mia lingua, che è bellissima per quanto complessa. Non la posso parlare sicuramente come un oratore di mestiere. Ma almeno cerco di coniugare i verbi come si deve.”

Alex Mohamad

Ti piacerebbe completare il tuo ciclo di studi?

“Mi piacerebbe, certo, ma devo valutare le mie priorità, perché ho molte passioni, la mitologia, il pugilato, mi piace giocare a scacchi, mi ha insegnato mio padre quando ero piccolo. Ho la pagina Facebook, adesso sto lavorando col canale YouTube, poi c’è il mio lavoro e logicamente c’è la mia ragazza, che è una figura molto importante.”

A più riprese hai detto di avere attraversato momenti difficili e dolorosi che hanno in qualche modo inciso sul tuo percorso di vita. Che cosa puoi o vuoi dirmi di più?

“Be’ la mia infanzia è stato un momento di pace, però diciamo che da quando avevo 12 anni la mia vita è stata un pochino stravolta da una serie di avvenimenti che hanno portato prima alla morte di mia madre, quando avevo 16 anni, nel frattempo sono morti anche i miei nonni. Due anni dopo, nel 2014, è morto anche mio padre per un tumore ai polmoni, poi l’anno scorso per il Covid io e mia sorella abbiamo perso anche un’altra persona molto vicina.”

Una serie di lutti che ti hanno privato di affetti molto importanti.

“Purtroppo sì. Dopo la morte di mio padre praticamente sono rimasto da solo, mia sorella abita col suo moroso, quindi ad un certo punto mi sono trasferito in un’altra casa popolare, però ero senza soldi e per qualche anno ho campato con poco, con lavori precari, facendo la stagione estiva, poi il lavoro in campagna dove facevo molta fatica e non riuscivo a mettermi qualcosa da parte. Diciamo che la mia non è stata facile. Il pugilato mi ha aiutato molto, perché mi ha fatto sentire un guerriero che non si dà mai per vinto. Per me è un pochino la metafora della vita.”

Tu sai parlare anche l’arabo che si parla in Siria?

“No, non l’ho mai imparato.”

Hai ancora rapporti con il paese di origine di tuo padre?

“Non tanti. Ogni tanto, tramite Facebook, ho contatti con persone che vivono in Siria e con loro si parla inglese.”

Come hai vissuto questi 10 anni di tragedia della guerra in Siria?

“Sicuramente non è stato facile, per niente. Io ero qua non là. Ma i lutti che ho vissuto mi hanno temprato, hanno segnato il mio carattere, e senza quelli non sarei la persona che sono ora. Mi hanno aiutato ad affrontare anche quella guerra lontana ma vicina.”

Sei contento di Ravenna e dell’Italia, del posto in cui vivi e, soprattutto, di quello che sei diventato?

“Sì. Anch’io a volte ho avuto problemi di autostima, ma complessivamente sono sempre stato orgoglioso di me stesso.”

Adesso la tua vita si è stabilizzata?

“Diciamo di sì.”

Hai intenzione di sposarti con Serena?

“Siamo insieme da tre anni e mezzo, diciamo che ancora è un po’ presto. Vediamo come va la relazione. Sicuramente lei è molto importante per me”.

Alex Mohamad
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Commenti

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  1. Scritto da Jonathan

    Grande Alex!