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Gianfranco Spadoni: “A Bagnacavallo variante in zona Naviglio fatta su misura”

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Una variante nella zona Naviglio di Bagnacavallo sarà approvata dalla Provincia con lo scopo precipuo di rendere più appetibile l’area in questione ai fini della vendita.

E fin qui, in linea di principio, nulla da eccepire se non fosse per i numerosi risvolti che stanno sotto all’operazione portata avanti con disinvoltura dal Comune interessato, dalla Provincia e, indirettamente, a favore di Stepra, la società consortile in liquidazione le cui quote sono possedute dall’ente di piazza Caduti per euro 1.338.881 (48,51%)  e dalla locale Camera di Commercio nella stessa percentuale.

Prima di tale atto, nella zona Naviglio gli strumenti di programmazione urbanistica prevedono l’esclusione delle attività commerciali di tipo alimentare con superfici di vendita superiori ai 250 mq, ma invocando alcuni principi derivati dalla direttiva Bolkenstein, l’amministrazione provinciale valorizza l’area in questione autorizzando una superficie di vendita maggiore pari a mq 1.500; alla fine si arriva a un’area produttiva e commerciale di 17.000 mq. La richiesta iniziale è stata presentata dalla stessa società Stepra la quale ha esplicitamente chiesto al comune di Bagnacavallo una variante per consentire la previsione di un insediamento di un’attività di tipo alimentare.

In altre parole la Provincia sta facendo l’abito su misura per facilitare la vendita  di questa area produttiva  (ipotecata dalle banche) da parte di Stepra, per fare entrare denaro fresco che, tuttavia, sarà inferiore al prezzo di mercato se non addirittura da considerare una sorta di svendita.

Una pianificazione seria dovrebbe prendere atto della  saturazione del settore alimentare nella realtà di Bagnacavallo, abbondantemente  coperto dall’esistente. Si tratta di una forzatura che in quella località non offrirà vantaggi reali di alcun tipo ai cittadini bagnacavallesi perfettamente serviti da un’ottima rete di servizi commerciali di tipo alimentare;  inoltre la posizione baricentrica di Bagnacavallo rispetto al Mercatone di Russi, al Globo di Lugo, alle Maioliche di Faenza,  all’Iper – Esp di Ravenna, ai vari Outlet, centri commerciali e grandi superfici di vendita al dettaglio ormai sparsi nelle adiacenze di quella località,  richiederebbe una riflessione più attenta e  ponderata. Tant’è che lo stesso Piano particolareggiato produttivo d’iniziativa pubblica “Naviglio”, all’art. 2 prevedeva, appunto, l’esclusione delle attività commerciali di tipo alimentare che superano i 250 mq di superficie di vendita.

Siamo di fronte, dunque, a un intreccio burocratico che produrrà vantaggi per pochi: un abito su misura a favore di qualche soggetto al momento non conosciuto, i cui risultati, tuttavia,  nuociono senza dubbio l’economia commerciale dell’intero territorio.

E, oltretutto, sul merito della questione giace un ricorso al TAR.

Gianfranco Spadoni – consigliere provinciale Udc

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