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Ravenna ha a cuore le sorti del volley cittadino?

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Guardando con grande preoccupazione alle gravi vicissitudini che sta attraversando il volley ravennate, quello maschile in particolare, mi sembra che l’apatia e l’apparente disinteresse dei tifosi sulle sorti del Porto Robur Costa 2030 vadano a confutare la tesi che Ravenna abbia a cuore le sorti del volley cittadino.

Come si è arrivati a questa situazione? Certamente sono stati commessi molti errori da parte della dirigenza, il più grave dei quali è stato quello di non essere riusciti a costituire un ampio gruppo di soci/sostenitori. In realtà la società ci ha provato ma i deludenti risultati dei bilanci, con azzeramenti ripetuti del capitale sociale, hanno stancato la maggior parte di coloro che avevano creduto nella società e nei suoi dirigenti.

Io faccio parte dei soci/sostenitori della prima ora, di quelli che si erano avvicinati quando la squadra maschile militava in B1, e da allora ad oggi ammontano a parecchie migliaia di euro le quote sociali versate, oltre al regolare pagamento degli abbonamenti annuali. La mia passione viscerale per il volley mi ha fatto rimanere vicino alla società, nonostante tutto, ma come me avrebbero potuto fare buona parte dei tifosi che prima hanno riempito le anguste tribune del Pala Costa e poi del Pala de Andre’ (con la parentesi dei due anni a Forlì), ma, invece, hanno preferito stare alla finestra e magari criticare le scelte tecniche.

Ecco uno degli errori più gravi che la società ha commesso: quello di non coinvolgere adeguatamente i tifosi ed anche i possibili sponsor; di progetti che funzionano in Italia ce ne sono, basterebbe studiarli e copiarli ed avere la volontà e la credibilità di portarli a termine.

Un altro errore pesantissimo è stato quello di rapportarsi col comune di Ravenna (e anche quello di Forlì) in posizione di sudditanza assoluta, confidando in aiuti e sostegni quasi mai arrivati dalla Giunta attuale ma soprattutto da quella precedente.

Nel corso degli anni, dalla promozione in A2 fino ai dieci ultimi anni in Superlega, tanti, troppi dirigenti sono entrati e poi usciti dalla società, creando un ricambio incomprensibile che ha provocato grossi guai a tutti i livelli. Io rimango dell’idea che un dirigente di una società sportiva o è in grado di portare sponsorizzazioni oppure deve contribuire con risorse proprie al sostegno dell’attività perché, altrimenti, non ha senso che rimanga in quel ruolo a fare passerella e basta.

Ora il Comune caldeggia la fusione fra il Porto Roberto Costa 2030 e l’Olimpia Teodora, ma non credo che questa operazione da sola possa portare nuovi sponsor; in questo contesto sarebbe auspicabile che società dove il ruolo del Comune è decisivo, come la Sapir, sostenessero maggiormente lo sport di vertice ravennate, auspicando che non ci siano opposizioni da parte di qualche azionista. Marcegaglia, si vocifera, che voglia contribuire in termini più pesanti di quanto non abbia fatto in passato.

E’ mai possibile che una città come Ravenna non possa economicamente permettersi l’unica squadra che gioca in un campionato della massima serie? Ci sono operatori portuali che sono sempre stati assecondati dall’Amministrazione comunale nell’espansione e trasformazione delle loro attività: perché non possono essere chiamati a sostenere anche lo sport ravennate? Royal Caribbean, che gestirà per i prossimi 35 anni il terminal crociere di Porto Corsini, non potrebbe essere essere sensibilizzata in proposito? Un ravennate illustre, imprenditore di successo, come Federico Marchetti, fondatore di Yoox, che ha sempre dichiarato il suo amore per Ravenna, non potrebbe essere coinvolto in questo progetto?
In ogni caso va ringraziato il Consar che in un periodo estremamente critico per l’economia italiana ha ribadito che sarà ancora vicino al volley maschile, ma necessita di altri partner per poter allestire una squadra dignitosa.

Certo è che siamo in una situazione di ritardo pericolosissima per il Porto Robur Costa 2030, la scadenza dei termini per l’iscrizione al campionato 2021/22 si avvicina e la società non ha più in organico nemmeno un giocatore della passata stagione e si troverebbe in grosse difficoltà ad allestire una squadra competitiva in tempi ristrettissimi, alla luce anche della partenza per la Polonia dell’allenatore Bonitta che ha ottenuto negli ultimi anni risultati sportivi eccellenti con budget ridotti all’osso.

Credo che sia arrivato il momento di ripensare a fondo le strutture dirigenziali della società, anche coinvolgendo persone che in passato hanno dimostrato di saperci fare alla grande, ottenendo risultati eccezionali, come Giuseppe Brusi che, guarda caso, fa parte del folto gruppo di persone che era entrato negli organi dirigenziali della società alcuni anni fa, ma poi ne era rapidamente uscito. Ironia della sorte, alcuni giorni fa si è festeggiato il trentesimo anniversario della conquista dello scudetto da parte della squadra ravennate sponsorizzata Messaggero, e ora si rischia di non potersi nemmeno iscrivere al prossimo campionato……speriamo che sia solo un brutto sogno.

Eugenio Costa – Ravenna
Appassionato di volley e socio da sempre del Porto Robur Costa

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Commenti

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  1. Scritto da Pietro

    Quindi la sua domanda reale è se a Ravenna qualcuno ha a cuore le sorti del volley maschile cittadino. Perché invece la femminile pare quasi un peso, perché ha avuto il coraggio e la dignità di ridimensionarsi quando non aveva le possibilità per stare al vertice anni fa, mentre qualcun altro è sempre andato a batter cassa facendo incetta delle (seppur poche) risorse disponibili. Una domanda la faccio a lei, che si dichiara interno alle dinamiche societarie.. Si può forse considerare un errore societario l’aver per anni perseverato nel competere in un campionato fuori dalla portata economica della società? O bisogna continuare a puntare il dito verso tutto pur di trovare un colpevole “esterno”?

  2. Scritto da Eugenio Costa

    Caro Pietro, non ho mai fatto parte del consiglio di amministrazione perché non appartenevo al “cerchio magico”, però da diversi anni mi sono posto e ho posto la domanda se ci si poteva permettere la Superlega, pur non avendo le disponibilità economiche, e la risposta della dirigenza era stata: andiamo avanti in Superlega, salvo poi chiudere i bilanci in profondo rosso e la responsabilità di tutto ciò è tutta interna alla società.

  3. Scritto da Rusty

    Il menefreghismo dei ravennati per lo sport cittadino è proverbiale, salvo qualche fuoco di paglia occasionale. Viviamo in una ridente cittadina di aperitivi al mare e passeggiate in centro. Poco altro.

  4. Scritto da Pietro

    E allora sig. Costa credo la risposta se la sia già data. Perché uno sponsor e tanto più un’amministrazione comunale dovrebbero, per l’ennesima volta, salvare una società che si è dimostrata a più riprese non sostenibile? Perché soprattutto associare il nome di una città a una società che è in estate salita alla ribalta nazionale più per le faccende extra campo che per il gioco?

  5. Scritto da Marsin

    buongiorno
    chi scrive è un semplice appassionato di volley
    A mio parere lo sport , come la cultura o la musica non possono solo essere praticati a livello di “base”, perchè l’eccellenza è sempre stimolante per coinvolgere ragazzi e giovani nel praticare sport , frequentare musei o seguire concerti
    A Ravenna la pallavolo è lo sport più seguito e praticato : perchè non fare tutto il possibile ( e anche di più ) affinchè le squadre (maschile e femminile ) rimangano ai vertici nazionali ? dirigenti non all’altezza ? si cambino i dirigenti e in fretta

  6. Scritto da ST

    Il Consar ha fatto i miracoli, fino ad oggi. Va solo ringraziato.
    Ma se a Ravenna manca un tessuto di imprese medio-grandi, non c’è niente da fare.
    Sinceramente (e personalmente) sono convinto che bruciare milioni di euro per avere una squadra in Serie A (che sia il volley, che amo, o il calcio che aborro) non sia comunque un bell’esempio per nessuno, neppure per i giovani.
    Meglio tornare allo sport delle origini, a quel dilettantismo diffuso nelle palestre e nelle scuole, che fa bene al fisico ma anche all’anima e allo spirito. E se non ci sarà mai la TV, pazienza…

  7. Scritto da luca

    scusate, la città non partecipa e non manifesta interesse, perchè insistere a partecipare a campionati che la città non merita?
    se il ravennate va al paladeandre a vedere le partite di volley non per vedere i propri giocatori ma per vedere i giocatori delle squadre avversarie (civitanova, perugia, etc etc) ecco che si puo intuire quanto sia misero l’attaccamento alle sorti della squadra che rappresenta la città.
    che si torni a giocare al costa, li si è fatta la storia della pallavolo ravennate e da li è giusto ripartire…..
    rwt