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Lorenzo Bilotti sprona i suoi in vista delle Olimpiadi Invernali a Pechino: “Puntiamo a centrare la top 10”

Lorenzo Bilotti, classe 1994, è uno sportivo poliedrico dalle innate qualità e capacità. Cotignolese ed originario di Barbiano, il 27enne è bobbista e velocista ad ottimi livelli e si appresta a partecipare nel ruolo di frenatore per la nazionale italiana alle olimpiadi invernali in Cina a Pechino. È arrivata proprio oggi, 25 gennaio 2022, la conferma ufficiale dell’avvenuta qualificazione degli atleti azzurri ai giochi asiatici. A Pechino, con la squadra nazionale di bob a quattro, Bilotti punta a rientrare nella top 10, consapevole che il duro allenamento svolto con i compagni di squadra e la buona chimica tra i membri dell’equipaggio saranno ottime basi dalle quali partire. Per Lorenzo, membro dell’Atletica Imola Sacmi Avis e medaglia d’oro ai campionati del Mediterraneo U23 non è la prima volta in Asia, avendo già gareggiato nel bob a Pyeongchang (in Corea del Sud) quattro anni fa.

L’INTERVISTA

Lorenzo per te lo sport è sempre stato uno stile di vita. Quando è sbocciato questo grande amore?

“Sin da bambino ho praticato tantissimi sport, molti dei quali fino alle scuole medie. Dal calcio che è la mia più grande passione per arrivare al tennis, al basket, al triathlon e all’atletica li ho sperimentati tutti, cogliendo anche buoni piazzamenti e belle soddisfazioni. Sul finire delle scuole medie, grazie al Trofeo De Giovanni (forse la manifestazione più importante della Bassa Romagna) mi sono avvicinato davvero all’atletica. In realtà, come preparazione di base, la pratico tuttora e mi tiene impegnato in pista tutti i giorni, ma l’atletica leggera svolta costantemente con gare e preparazione l’ho praticata sino al 2016. In quell’anno mi sono avvicinato al bob e ho iniziato il percorso nella disciplina”.

Un passaggio singolare, non trovi?

“Effettivamente sì. All’età di 21 anni non è scontato avvicinarsi al bob mentre, oltretutto, stai praticando atletica ad alti livelli. Il tutto è nato tramite un amico di famiglia, un tempo bobbista. Mi informò che la squadra nazionale era alla ricerca di nuovi atleti per partecipare alle Olimpiadi del 2018. Questo amico era ancora in contatto con tecnici della nazionale di bob e questi alla fine mi chiesero se ero interessato a provare con la squadra. Partecipai al primo raduno cercando di capire innanzitutto in cosa consistesse il bob e da lì è iniziata la mia avventura”.

Il bob non sembra godere di particolari attenzioni da parte della stampa nazionale…

“Purtroppo sì. Si tratta di uno degli sport minori meno conosciuti ma, in realtà, vanta una storia importantissima soprattutto per il nostro Paese. Purtroppo, negli ultimi 10-15 anni dopo le Olimpiadi di Torino c’è stato un lento declino. L’ultimo lustro ha portato invece a una nuova crescita e si è profilata all’orizzonte una generazione tecnicamente valida e agguerrita. Credo che nei prossimi dieci anni potrebbero arrivare soddisfazioni importanti. Il bob è uno sport invernale composto di tanti fattori. Innanzitutto un atleta che si cimenta nella disciplina per ottenere buone performance deve possedere diverse abilità. All’atleta occorrerà ad esempio possedere l’esplosività di un lanciatore d’atletica, essere molto veloce e al contempo abbastanza pesante in termini fisici.
Pensiamo al ruolo del pilota, che è l’uomo che sta davanti nella spinta e quello che sale per primo. A questo ragazzo occorre istinto, abilità nei riflessi e molto altro ancora. Non tutti possono fare il pilota, di solito chi si cimenta in quel ruolo inizia da bambino. Il bob è una disciplina dura, presenta sempre una forte componente di rischio e pericolo ma in fondo è anche quello che, mischiato assieme all’adrenalina e alle forze di squadra di tutti i componenti spinge il tutto”.

Potresti descriverci i ruoli nel bob a quattro?

Il pilota ha tutto in mano per quanto riguarda la difesa, anche se negli ultimi 10 anni la spinta ha sempre più un ruolo nell’economia generale che porta al risultato. Importanti anche i contributi del frenatore e degli interni. Questi ultimi sono quelli che salgono sul mezzo rispettivamente per secondi e terzi. Più è accurata la spinta, più sarà competitivo anche il pilota. Il frenatore è storicamente chiamato così perché è quello che frena all’arrivo, non durante la pista. Il frenatore comanda i tempi di spinta in partenza, controlla il timing e cerca di essere il più a tempo possibile nella partenza e nella spinta, facendo in modo che il meccanismo di quest’ultimo fattore sia più fluido possibile”.

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E dentro all’abitacolo cosa succede?

“I membri dell’equipaggio cercano di fare il meno possibile contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Gli atleti entrano nel bob cercando di essere il più possibile a tempo, impegnandosi per essere più aerodinamici e compatti possibili seguendo le pressioni e la velocità in curva. Non si tratta di un processo automatico e crea un vantaggio incredibile. Questo insomma è generato dalla posizione aerodinamica, dalla sincronia nella spinta e dalla salita e operare meno possibile mentre il pilota sta guidando”.

Ci sono novità riguardo al bob femminile?

“Sì si terrà a breve la prima edizione del mono bob. Sono davvero curioso”.

Puoi riassumerci la vostra stagione? 

“Parliamo di un percorso non facile, è stato un anno impegnativo. La squadra a livello dirigenziale e tecnico ha cercato in tutti i modi di effettuare ricerca nei materiali compiendo inoltre investimenti possibili per far sì che noi atleti potessimo essere competitivi. In questo modo siamo riusciti a qualificarci con entrambi gli equipaggi. Questo risultato è molto importante perché era diverso tempo che l’Italia non vantava un equipaggio a 4 alle olimpiadi. Ribadisco che il movimento è ripartito alla grande, abbiamo ottenuto sicuramente ottimi risultati e forti miglioramenti nella spinta, aspetto dove peccavamo negli anni precedenti. Anche nella guida abbiamo fatto passi avanti perché ora abbiamo un pilota molto esperto in Patrick Bamgaurtner (originario di Brunico, Sud Tirol) e un pilota alle prime armi come Mattia Mariola. La stagione per l’equipaggio è stata abbastanza costante, in particolare la settimana in cui abbiamo provato materiali nuovi che ci hanno soddisfatto. Grazie alla costanza mostrata nel corso di tutta la stagione siamo riusciti a qualificarci dopo Natale. Per avere il pass certo anche per Mariola abbiamo dovuto attendere la conclusione della stagione ma ora siamo tutti contenti per esserci qualificati con entrambi gli equipaggi, anche perché per alcuni ragazzi sarà la prima olimpiade”.

Come avviene una qualificazione alle Olimpiadi Invernali?

“Ad ogni gara corrispondono determinati punteggi. Alla fine della stagione vengono conteggiati i 7 migliori punteggi e, in base ai risultati di classifica per ogni nazione puoi aspirare ad avere un determinato numero di equipaggi. Essendo Mattia Mariola risultato tra i migliori membri per secondo equipaggio al mondo siamo riusciti ad ottenere due squadre alle Olimpiadi.
Alcune nazioni ad esempio devono attendere l’ufficialità perché hanno partecipato più membri e quindi occorrono convocazioni per decidere chi andrà alle Olimpiadi. Essendo stati sempre noi due equipaggi lo sapevamo già”.

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Quando partite per la Cina?

“La partenza è fissata al 7 febbraio anche se in tempi di Covid tutto risulta più complicato. Al giorno d’oggi la situazione è davvero ostica. Noi membri del team faremo 3 tamponi prima di partire, rispettivamente il 3, il 4 e il 6 febbraio. Al giorno d’oggi ci vuole molta fortuna e pazienza. Questi due anni sono stati molto stressanti, per non parlare degli ultimi tempi: facciamo praticamente due tamponi al giorno!”

Quali aspettative avete in termini di piazzamento?

“Penso potremo competere abbastanza serenamente per il decimo posto. Il livello generale è molto buono e penso che le squadre otterranno tutte prestazioni molto vicine. Per noi stare nei 10 sarebbe come vincere una medaglia”.

Che cos’è lo sport per Lorenzo Bilotti?

“Per me lo sport è tutta la mia vita. Ho vissuto di sport da quando sono piccolo, avendo un padre appassionato di ciclismo, motorsport, tennis e tanto altro ancora. Non c’è sport che faticherei a praticare credo, ovviamente a livello amatoriale. Quando posso gioco a calcio con gli amici, vado a vedere partite di calcio e basket, eccetera. Lo sport mi ha permesso di capire bene e da vicino che i momenti di difficoltà segnano profondamente le persone, consentendomi di capire però anche l’importanza di superare ostacoli in maniera positiva. Lo sport per tutta la vita sarà un bagaglio importante per me. Una metafora della vita che si fonde con lei stessa”.