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Talebani al potere in Afghanistan, Casa delle donne Ravenna: “A cosa sono serviti 20 anni di guerra?”

“Seguiamo con angoscia quanto accade in Afghanistan, ma non ci uniamo all’ipocrisia e alle lacrime di coccodrillo dell’Occidente sulla presa del potere da parte dei talebani” Esordiscono così, nel loro intervento corale sottoscritto Libere donne della Casa delle donne, Linea Rosa, Donne in Nero e Udi Ravenna, scendendo maggiormente nei particolari della loro presa di posizione: “Ci chiediamo a cosa sono serviti 20 anni di guerra con migliaia di vittime e una spesa di mille miliardi di dollari. Ne sono responsabili non solo gli Stati Uniti ma tutti coloro che hanno inviato truppe in Afghanistan, Italia compresa, che hanno dato speranza a un popolo già da decenni in guerra, con la “favola” di portare la democrazia (con le bombe) e liberare le donne dal burqa. Ora il fallimento della guerra si presenta con l’aggravante della fuga precipitosa degli occidentali e gli afghani e le afghane abbandonati/e al loro destino o accalcati/e in aeroporto che gridano “Vergognatevi”. In tutti questi anni abbiamo avuto modo di conoscere il coraggio delle donne afghane, organizzate in associazioni e reti di solidarietà che da 40 anni si oppongono a tutti i fondamentalismi, ai signori della guerra e alle forze straniere di occupazione”.

LE DONNE DI RAWA

“In particolare, da anni sosteniamo le donne di RAWA” – evidenziano le associazioni sottoscriventi dell’intervento-un’organizzazione politica femminista laica attiva dal 1977 e che dagli anni ’90, quando al potere c’erano i talebani, ha continuato le sue attività in clandestinità per aiutare le donne e la loro emancipazione. Rawa crede fermamente che ogni nazione debba lottare per costruire la pace con le proprie mani e non riceverla dall’esterno come un regalo o un’imposizione. Nel 2010 abbiamo ospitato a Ravenna Mehmooda, attivista di RAWA insieme alle attiviste di Cisda. Siamo state nelle piazze per dire “non c’è pace e sicurezza senza giustizia” e ” non c’è democrazia senza diritti e libertà delle donne”.

Ora ascoltiamo la voce di Maryam portavoce di RAWA in una intervista di questi giorni fare un bilancio amaro di questi 20 anni di occupazione occidentale. “Ci sono stati pochissimi progressi, e possiamo dire che nessuno di questi cambiamenti ha avuto radici profonde nella società. Sono stati progressi fragili, e a certi livelli, falsi. Gli ultimi 20 anni hanno portato altre delusioni e lacrime. La mancanza di sicurezza, la guerra diffusa e l’incertezza per il futuro, gli attacchi suicidi, gli omicidi mirati, la corruzione dilagante, la droga e la tossicodipendenza, la povertà, gli sfollamenti e altro ancora sono le preoccupazioni quotidiane che la nostra gente e in special modo le donne stanno affrontando. L’Afghanistan è ancora il posto peggiore in cui nascere donna. Le donne afghane sono le prime vittime della guerra e della violenza continua. Casi di stupro, rapimento, matrimoni forzati e violenza domestica sono riportati quotidianamente”.

“Intorno a queste donne coraggiose – chiosano il proprio intervento le associazioni – negli anni è cresciuta in Italia e nel mondo una rete di donne, associazioni, ONG e ONLUS che ha portato a un intreccio fitto di viaggi, scambi e progetti. Riferimenti importanti per noi sono Cisda, Coordinamento italiano sostegno donne afghane, Pangea onlus che in questi giorni drammatici ha deciso di restare a Kabul e di distruggere tutti i documenti relativi alle donne aiutate in 20 anni di attività e impedire ai talebani di andarle a cercare casa per casa. È con questa rete femminista e pacifista che continueremo a stare in contatto, a diffondere gli appelli delle nostre sorelle afghane, ad accogliere le loro richieste, a sostenere il loro coraggio”.

Commenti

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  1. Scritto da Elisa

    Il problema e’ che gli uomini non vogliono che le donne afghane siano libere. La religione e’ la rovina delle donne. Gli uomini hanno tutto l,’interesse di predicare la Sharia roba da medioevo. Non si puo’ ragionare con chi la ragione non ce l’ha. Un’altra cosa… mi piacerebbe vederli lavorare ogni tanto questi uomini!?! La popolazione maschile dovrebbe pensare piu’ a lavorare e meno a combattere.

  2. Scritto da batti

    quando imparerà l essere umano che la guerra non porterà mai niente di positivo??????? quando imparerà l essere umano che la guerra da soddisfazione solo a chi non la fa??? quando imparerà l essere umano che l amore e piu bello dell odio?????? quando imparerà l essere umano, ha dare un senso a questa sapiens sapiens

  3. Scritto da ST

    Non ho capito quale sia la proposta. Cattivi americani ed europei che sono andati in Afghanistan. Ma cattivi anche gli afghani, già prima dell’arrivo delle truppe NATO. Cattivi gli americani e gli europei che se ne sono andati, dopo 20 anni che non sono bastati a cambiare la mentalità degli afghani… quindi?
    Criticare è facilissimo.
    Ora critica pure Trump, che è stato l’artefice di un ‘accordo di pace’ con i Talebani, che di fatto era una resa.
    Insomma, la politica internazionale è difficile, soprattutto in luoghi dove le culture sono molto diverse dalle nostre.
    Tatticamente, Biden ha voluto disimpegnarsi troppo in fretta, ma la sorte del popolo e delle donne dell’Afghanistan era già stato deciso. Da tempo.

  4. Scritto da Elisa

    E poi I Talebani cos’hanno di diverso dai sauditi o Iraniani?!? Niente!!! Oltretutto e’l’Arabia Saudita che ha finanziato le scuole islamiche dei talebani. In Arabia Saudita zero diritti per le donne e idem in Iran e in tutti I paesi Arabi. Anche la Turchia e’ diventata piu’ integralista con il sultano Erdoğan. Usano la religione e l’ignoranza per avere il controllo delle persone. Cmq una cosa e’ certa il petrolio non e’ eterno… e nella guerra di Santo c’e’ ben poco e finanziare una guerra con la vendita di droga che uccide migliaia di persone ancora meno. Altro che Sharia e paradiso credo che l’unico posto per loro sia l’INFERNO

  5. Scritto da Danilo

    @ elisa….vale anche per gli uomini non talebani, visto come hanno permesso, senza ribellarsi, ai talebani di ritornare al potere.