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Le Rubriche di RavennaNotizie - Ma Alice non lo sa

MA ALICE NON LO SA / Roberto Fagnani, andata e ritorno: dopo 6 anni da assessore è tornato a fare il tecnico, ma 3 passioni restano… la politica, la musica, lo sport

“Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po’ più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all’esperienza. Puoi volare molto in alto.” (Ayrton Senna).

Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra.” (Muhammad Ali)

“Nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto e hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente!” (Rocky Balboa – Sylvester Stallone)

Roberto Fagnani, classe 1974, è stato nominato per la prima volta assessore a Ravenna nel 2015 da Fabrizio Matteucci che gli affidò le deleghe per lavori pubblici, grandi infrastrutture e mobilità. È stato riconfermato da Michele de Pascale nel 2016, acquisendo anche le deleghe per subsidenza e servizio geologico e per lo sport. È stato membro dell’Assemblea nazionale del PD dal 2013 al 2019 e vice segretario provinciale sempre del PD. Fatale per lui è stata l’infatuazione per Matteo Renzi. Per fedeltà alla causa del fiorentino ha perso le elezioni e il posto in Giunta. Quando Renzi è uscito dal PD e ha dato vita a Italia Viva, Fagnani lo ha seguito. È stato fra i pochi a Ravenna. E di quei pochi è diventato il coordinatore provinciale. Lo è ancora. Consapevole delle difficoltà di Italia Viva, Fagnani non si è presentato alle elezioni del 3 e 4 ottobre con il simbolo del partito ma con la lista civica Ravenna in Campo. Non è bastato.

Qualche tempo fa, quando era ancora assessore, scrissi di lui in questi termini. Fagnani ama cambiare look… dalla tenuta sportiva al completo elegante per le situazioni istituzionali, passando per uno stile hypster che fa molto dandy, con camicia, occhiali, bretelle, gilet… Comunque la si pensi su Italia Viva, Fagnani è uno che dal cappello tira fuori sempre qualcosa, inventa e si reinventa. Per quanto susciti in molti antipatia e fastidio Renzi, il suo corrispettivo locale non riesce a ‘stare’ antipatico. Gli si perdona tutto, dalla sua parlata con spiccato accento romagnolo da brev tabac ai suoi quotidiani resoconti su dove è andato a fare jogging la mattina, dalle sue schitarrate fino alla fideistica passione per l’Inter.

Ora non è più assessore, è impiegato tecnico, responsabile di cantiere presso RCM Costruzioni (l’azienda impegnata nei lavori per l’Hub Portuale Ravenna) ma il suo impegno politico, ci dice, non finisce qui. Ecco la nostra chiacchierata.

Roberto Fagnani

L’INTERVISTA

Roberto, rompiamo il ghiaccio commentando i risultati delle ultime amministrative. Se l’aspettava di non prendere il seggio?

“Quando abbiamo messo in piedi il nostro progetto, sapevamo di dover scalare una montagna. Ravenna in Campo non è stato però un progetto unicamente legato alle elezioni del 2021, ma è qualcosa che nei prossimi anni vuole crescere e radicarsi nel nostro territorio, anche perché abbiamo la consapevolezza che manca una forza riformista forte nella nostra città. In vista delle elezioni abbiamo provato a fare incontri con i Repubblicani, con Azione, i ragazzi che poi hanno costituito FutuRa, Alleanza di Centro, ma alla fine se non si è trovata la quadra la colpa è solo nostra. Non bisogna raccontarsi storie o inventarsi alibi. Quando non si riesce a creare un progetto che tutti abbiamo in testa e che tutti diciamo di volere bisogna che ci si guardi in faccia e che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Adesso abbiamo 5 anni di lavoro e vediamo se ci saranno le basi per creare una forza riformista che possa essere un punto di riferimento a Ravenna.”

Il fatto di esservi presentati senza il simbolo di Italia Viva ma di fatto rappresentando i “renziani” di Ravenna non è forse stato visto come una scelta “mezzo-mezzo”, cioè “siamo renziani ma se lo diciamo a bassa voce è meglio”? Questa scelta vi ha penalizzato?

“Ma, questa è una polemica che non capisco, allora potremmo fare lo stesso ragionamento per Coraggiosa, che ha di fatto raccolto l’eredità di LeU ma senza usarne il nome. All’interno di Ravenna in Campo non c’erano soltanto militanti o simpatizzanti di Italia Viva. Renzi è venuto a sostenere i candidati di Italia Viva all’interno della lista, ma ricordiamoci che erano presenti per esempio Amilcare Luciani che veniva da Azione e Antonio Caracci di Italia dei Valori. Ravenna in Campo è un progetto più ampio e ha un orizzonte che guarda lontano, che non si esaurisce in un appiattimento unicamente su Italia Viva. Vogliamo anche mandare un messaggio a Roma, per ampliare l’area riformista mettendo insieme esperienze e realtà poliedriche. La nostra è una scommessa per il futuro, abbiamo preso più di 900 preferenze e a partire da questo risultato il nostro obiettivo è crescere. Ci sono state liste nella coalizione di centro sinistra, ad esempio il Movimento 5 Stelle, che hanno preso più voti di noi e sono entrati in giunta con un assessorato perché hanno goduto dell’effetto trainante di un simbolo più forte. Ma il voto bisogna anche saperlo analizzare: i Cinque Stelle hanno preso 2.000 voti ma solo 400 preferenze, noi abbiamo preso 900 preferenze, questo non è un dato da sottovalutare perché indica che abbiamo “un capitale umano” molto sostanzioso, da coltivare e ampliare. Altre forze che hanno avuto una grande spinta dal simbolo, si basano su fondamenta più fragili, e se si dovesse affievolire la spinta propulsiva di quel simbolo a livello nazionale, si sgonfierebbero di lì a poco anche nei territori. Inutile però negare che la mancanza di un simbolo forte alle spalle e l’aver puntato più su un’impronta civica ci penalizzava in partenza.”

Quindi il percorso di Ravenna in Campo e quello di Italia Viva non è scontato che coincideranno, oppure sì?

“Sono due progetti distinti, questo sì, Ravenna in Campo è un progetto che lavora per unire i riformisti, anche oltre i confini di Italia Viva. Ma sul futuro di questo partito avremo le idee più chiare sicuramente dopo la Leopolda.”

Fagnani Renzi

Qualcuno da già per scontato che ci sarà una fusione tra il partito di Renzi e Forza Italia, per costituire un polo di centro destra riformista e liberale. Lei che ne pensa?

“C’è da fare una premessa importante, noi siamo lontani anni luce da tutti i populismi, che siano di destra o di sinistra, così come siamo lontanissimi dalla destra sovranista attualmente rappresentata da Meloni e Salvini. Se c’è qualcuno che in Forza Italia sente la necessità di prendere le distanze da queste forze di destra noi siamo ben lieti di accoglierlo. A Faenza per esempio Grillini è uscito da Forza Italia, si è candidato con noi ed è diventato consigliere comunale. Quindi chi si riconosce nei valori del riformismo da noi troverà sempre una porta aperta, non abbiamo pregiudiziali ideologiche, se non come ho detto nei confronti del populismo e del sovranismo.”

In che rapporti è con Ancarani?

“Con Alberto ho un ottimo rapporto, spesso ci scherziamo sopra sul fatto che un domani potremo trovarci compagni di partito, abbiamo una formazione politica diversa, io vengo dai Democratici di Sinistra, le radici sono importanti, questo non dobbiamo mai dimenticarlo.”

Cosa si aspetta da questa Leopolda?

“La Leopolda è sempre stato uno snodo importante della vita politica di questo paese, in alcuni momenti ha anche contribuito a realizzare programmi di governo. La grande domanda che ci porremo quest’anno è legata proprio al discorso che stavamo facendo, cioè quale sarà il futuro dell’area riformista in Italia. Un modello a cui fare riferimento per noi è sicuramente Macron.”

Cosa le mancherà di più di questi anni di assessorato?

“Ma quello che mi sta già mancando è la quotidianità, non sicuramente i riflettori, “le luci della ribalta”… mi mancano le riunioni, i momenti di confronto, la quotidianità che vivevo coi miei collaboratori, con cui avevo instaurato un rapporto personale oltre che lavorativo, rapporto che sicuramente continuerà.”

Cosa si sente di dire a Giacomo Costantini che ha ereditato alcune sue deleghe?

“Ho apprezzato tantissimo che Giacomo abbia voluto incontrarmi per avere un confronto, e io l’ho esortato a non esitare a farmi un fischio, anche solo per un suggerimento, se e quando lo riterrà utile, ovviamente. Sono convinto che darà allo sport l’importanza che gli ho dato io sin dall’inizio, lo sport come modello di welfare, come forma di investimento legata al turismo. Abbiamo visto dopo la pandemia come le vittorie sportive abbiano dato uno slancio fondamentale al Paese sia sul piano economico sia soprattutto morale. Valentina Vezzali ha annunciato proprio pochi giorni fa l’inserimento dell’attività motoria anche alle elementari, questa è una battaglia che in prima persona ho portato avanti in questi anni. A Giacomo il mio consiglio è di metterci tanta passione e di non lasciare indietro nessuno: lo sport è un mondo variegato fatto di tante realtà, e come tutte le cose variegate si porta dietro complessità e problematiche. Giacomo ha di fronte a sé una sfida importante, una su tutte quella di coniugare il turismo e lo sport, ma conoscendolo e sapendo che è una persona valida e in gamba, sono sicuro che sarà all’altezza e farà un ottimo lavoro. Poi come gli ho detto io sarò a disposizione per qualsiasi cosa, le relazioni che ho instaurato in questi anni con le realtà e le società sportive del territorio non andranno perdute. Ci tengo a passargli il testimone dandogli in dote il lavoro svolto in questi anni.”

Mi dice il ricordo più bello e quello più brutto in questi anni da assessore?

“Io ho avuto la fortuna di fare l’esperienza più bella che possa capitare nella vita di una persona, poter amministrare la mia città proprio in relazione a quelle che da sempre sono le mie passioni: lo sport e i lavori pubblici, che per altro sono tornato a fare perché dovrebbe essere questa la normalità, rendere un servizio alla comunità se si è chiamati a farlo, senza vedere nella politica un ufficio di collocamento. Faccio fatica a menzionare un ricordo bello su tutti, perché è stata un’avventura straordinaria nel suo complesso. Gli anni in cui Renzi era premier ovviamente per sono stati i più belli in assoluto. Il momento più triste è stato sicuramente quando è venuto a mancare Enrico Liverani, io ero il coordinatore della sua campagna elettorale, si era creato con lui un rapporto di amicizia fortissimo, e senz’altro la sua morte improvvisa mi ha lacerato l’anima, così come ha lacerato l’anima di tutta la città.”

Ora è tornato a fare il suo lavoro tecnico. Ritiene che la sua carriera politica sia finita per sempre?

“Assolutamente no. Sono ancora pienamente in campo, quando hai la passione politica nel DNA fai fatica a uscirne fuori… Poi non so se mi ricapiterà l’esperienza di ricoprire un ruolo pubblico, ma la passione resta e resterà sempre indipendentemente da questo.”

Mi dica, c’è stata almeno una volta in cui dentro di sé ha pensato (anche se non ha potuto dirlo) ‘stavolta Renzi ha proprio detto una cazzata’?

“Io avrei gestito diversamente la fase in cui c’è stato lo scontro con i sindacati, questo lo dissi anche pubblicamente. Forse l’errore più grosso che mi sento di imputargli è stato l’aver personalizzato troppo la battaglia sul referendum. Poi non doveva dire la famosa frase “se perdo il referendum mi ritiro” perché in politica come nella vita non bisogna mai dire mai… però c’è da dire che sono frasi che hanno detto anche altri, compreso Grillo.”

C’è qualcosa in questi anni che se potesse farebbe diversamente?

“Probabilmente ho sottovalutato molto il tema piscina, è forse il mio più grande rammarico.”

Invece si è mai pentito di aver lasciato il PD?

“Io nel PD mi sono sempre trovato bene, questo ci tengo a dirlo. Io ho sposato un’idea politica, il PD a un certo punto ha preso un’altra direzione, in cui non mi sono più ritrovato, e quindi aderire a Italia Viva è stata una scelta che è venuta naturale. Io sono stato coerente col mio percorso (nato all’interno dell’associazione Agorà con cui con un gruppo di amici abbiamo sin da subito sposato il progetto politico di Renzi) e ritenevo giusto proseguire per questa strada.”

DDL Zan: quanti dei franchi tiratori che hanno affossato il decreto in Senato facevano parte di Italia Viva?

“Io credo che su questa vicenda si sia cavalcata una narrazione che non corrisponde alla realtà. A me risulta che i responsabili dell’affossamento non siano da ricercare tra le fila di Italia Viva, ma da altre parti. Poi si è cercato di attribuire la responsabilità al nostro partito approfittando del voto segreto. Purtroppo in politica spesso si cerca un capro espiatorio, si cerca un colpevole, ma non sempre, anzi quasi mai, story telling e verità coincidono. Vorrei ricordare che Renzi ha portato avanti e ottenuto importanti risultati sul piano dei diritti civili, risultati storici per la sinistra e che nessuno era mai riuscito a ottenere. Per tornare al DDL Zan io sono convinto che il gruppo di Italia Viva abbia votato compattamente a favore, quindi ripeto: i franchi tiratori sono da ricercare altrove.”

Qual è la sua opinione sul reddito di cittadinanza?

“Un discorso è aiutare chi è in difficoltà, questo è giustissimo, ma non è su questo tipo di misure che bisogna fondare gli assi portanti del nostro sistema-paese. Bisogna investire sulle imprese, che portano lavoro, che rendono competitivo un territorio e fanno girare l’economia. Pensare che attraverso il reddito di cittadinanza si possa risollevare l’economia vuol dire investire sulla demoralizzazione di un paese.”

Fagnani

Le sue più grandi passioni sono la politica, la musica e lo sport. In che ordine le mette?

“Sono i tre pilastri della mia vita, e in qualche modo sono collegati tra loro. Per esempio la mia passione per la politica, oltre che per il clima che respiravo nella mia famiglia, deriva dal mio interesse per la storia (un altro dei miei più grandi interessi). E anche la musica mi ha spinto verso la politica: le canzoni delle rock band degli anni 70, che ascoltavo sin da ragazzino, erano colme di messaggi politici e sociali che mi hanno portato a interrogarmi e a interessarmi di certi temi. Per lo sport, che è un momento centrale e fondativo per lo sviluppo della socialità, vi do un piccolo scoop: a gennaio tornerà la mia rubrica su Facebook “Lo sport per tutti, tutti per lo sport”. Non perdetevela mi raccomando! (sorride, ndr)”

Lei è un grande fan di Baglioni. Se si dovesse descrivere con la frase di una sua canzone, quale sceglierebbe?

Se anche tu vedi la stessa luna non siamo poi così lontani, ce l’avevo anche come frase nel mio stato di Whatsapp… È una frase della canzone “Stai Su” e contiene anche un’altra frase che per me ha un messaggio politico molto forte, che fa così: Se anche tu suoni lo stesso accordo non siamo così lontani, un inno alla fratellanza. Possiamo essere due persone che vivono in parti opposte del pianeta, ma se crediamo nelle stesse cose, se condividiamo gli stessi ideali ogni lontananza e ogni barriera crolleranno. Tante chitarre che suonano lo stesso accordo fondendosi in un’unica melodia. La perfetta metafora della mia idea di politica.”

Lei è diventato padre delle sue due figlie quando era poco più di un ragazzo, e l’anno scorso è diventato nuovamente papà stavolta di un maschietto. È diverso essere padre a trent’anni e esserlo in età matura?

“Sì è stato molto diverso, a seconda delle stagioni della vita l’esperienza della paternità assume contorni differenti. Da giovane l’ho vissuta in modo più incosciente. La cosa che mi rende più felice come papà è vedere lo splendido rapporto che hanno le mie figlie più grandi col fratellino. Questo non era scontato e per me è una cosa bellissima.”

Ha fatto qualche anno fa un’esperienza di volontariato in un ospedale in Tanzania. Come e quanto l’ha segnata questa esperienza e cosa le ha lasciato?

“È stata un’esperienza molto forte, mi ha coinvolto la mia compagna che fa il medico, ma era una cosa che volevo fare da tanti anni e che sicuramente ripeterò. Io ho raccontato questa esperienza per sensibilizzare su quello che avviene in paesi lontani martoriati dalla fame e dalle epidemie. Anche se riesco a fatica a rendere a parole le emozioni che ho provato. Vorrei far capire quanto la nostra vita sia condizionata dal luogo del mondo in cui nasciamo. E se nasci dalla parte sbagliata conosci solo sofferenza e povertà. Noi che siamo stati fortunati, abbiamo il dovere di cercare di fare qualcosa, anche la più piccola, per aiutare chi ha bisogno. Se raccontando la mia esperienza ho portato anche una sola persona a sentire l’esigenza di fare la stessa cosa allora vuol dire che ho fatto bene a parlarne pubblicamente. Lo dicevamo prima, per quanto potente possa essere un accordo suonato da una chitarra sola, la potenza di più chitarre che suonano la stessa musica sarà sempre più potente.”

Fagnani Ligabue

Tornando a temi più leggeri, a lei piacciono i Maneskin?

“Io non li ascolto, ma fanno una buona musica, sono bravi, e soprattutto sono un orgoglio per il nostro paese, ci hanno portato sul tetto del mondo.”

Se potesse aprire il concerto di una rockband chi sceglierebbe?

“I Bon Jovi, senza dubbio! Nel mio piccolo sono stato fortunato perché ho suonato con dei mostri sacri del calibro di Gigi Puzzo, Ricky Portera, Roby Morsiani, Mimmo Camporeale. Aver suonato sul palco con loro è stata un’emozione unica. Un’altra cosa di cui vado fiero è l’aver contribuito in modo importante ad aver portato Ligabue a Ravenna per girare un video. Io e Costantini che era assessore al turismo abbiamo fatto lavoro di squadra per accoglierlo nel modo migliore nella nostra città contribuendo a rendere il più agevole e confortevole possibile la realizzazione e lo svolgimento del suo progetto artistico.”

E che persona è Ligabue, simpatico o antipatico?

“Una persona piacevolissima, alla mano, poi è interista come me, quindi abbiamo parlato quasi solo di calcio (ride, ndr). Molto in gamba anche Fabrizio Moro, che era il regista del video.”

Ripensando a questi anni qual è il progetto da lei attuato di cui è più orgoglioso, il suo fiore all’occhiello?

“Io rivendico il Piano urbano della mobilità sostenibile, uno dei primi in Italia; questo mi ha portato ad avere un rapporto molto importante col ministero dell’ambiente e ho dato anche il via all’Agenzia della Mobilità Romagnola, di cui sono stato Presidente. Anche la Ztl eco che ho lanciato io ed è stata poi presa a modello da tante altre città. Il monitoraggio dei ponti è stata sempre una mia priorità, noi abbiamo sempre monitorato e fatto manutenzione. Poi quando chiudi un ponte per manutentarlo c’è sempre lo scontento che si lamenta di disagi della viabilità, ma la prevenzione viene prima di tutto, per evitare disastri e tragedie. Un’altra cosa di cui sono fiero è l’aver valorizzato lo sport come modello di welfare. Lo sport è un investimento sul territorio, sul futuro, sui giovani e sulla salute. Perché fare sport fa bene allo spirito e al corpo. Un po’ come suonare la chitarra. O partecipare a una riunione politica. E di nessuna di queste tre cose potrei fare a meno.”

Quando è via per lavoro cosa le manca di più di Ravenna?

“Tutto… amo la mia città.”

Fagnani

Commenti

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  1. Scritto da IV

    Cosa nè pensa del comportamento di un Senatore Italiano che intasca soldi dai Benetton quando dovrebbe votare per togliergli autostrade e prende soldi da un emirato colpevole di omicidio. Sono comportamenti ignobili sè non si guarda solo alle proprie tasche. Solo per questo la scelta di Renzi la vedo poco lucida. Peccato o forse, meglio che non sia più assesore. Grazie

  2. Scritto da Luca

    E’ sicuramente una brava persona per cui l’unico consiglio che posso dargli è di stare lontano dalla politica.

  3. Scritto da batti

    iv, un affarista non si cura chi è il pagatore,il problema sorge se l affarista si occupa di cosa pubblica. luca intendi che la politica non è il suo mestiere?

  4. Scritto da cromwell

    Qualcuno ha la memoria corta. Chi ha dato Autostrade (gallina d’oro dello Stato)ai Benetton trent’anni fa?

  5. Scritto da Domenico

    Grazie per aver riportato sia il Giro d Italia Professionisti che il Giro d Italia U 23 nelle nostre piazze strade, senza nulla togliere agl altri sport.-

  6. Scritto da lorenzo

    dunque vorrei capire una cosa, fra tutti gli ingegneri che ci sono, categoria alla quale fagnani non appartiene, la rcm costruzioni lo ha assunto.
    Ovviamente non centrerà nulla il fatto che questi abbiano vinto una gara, dell’autorità portuale, mentre lui stesso era assessore ai lavori pubblici del comune di Ravenna.
    Ma l’opposizione di Ravenna, non ha nulla da dire in merito?