Economia. Perse 267 imprese. Settore più sofferente è quello dell’agricoltura seguito dal commercio

Economia. Perse 267 imprese. Settore più sofferente è quello dell’agricoltura seguito dal commercio
Immagine di repertorio

Calano le imprese: nel 2018 sono 267 le imprese "perse" nella provincia di Ravenna. Sono cresiute le società di capitale e i consorzi, i settori dei servizi alle imprese ed alle persone ma soprattutto le imprese straniere, 110 in più rispetto al 2017. E' questa la fotografia delle imprese iscritte nel Registro delle Imprese di Ravenna. che nel 2018 ha 39.109. 

 

"Negli ultimi 12 mesi sono state registrate 1.999 nuove iscrizioni a fronte di 2.158 cancellazioni volontarie, a cui si aggiungono 120 cancellazioni d’ufficio, determinando così un saldo negativo di 159 unità - spiegano dalla Camera di Commercio. Rispetto al 2017, nel corso degli ultimi dodici mesi, sono minimamente diminuite le iscrizioni, ma il dato raggiunge comunque il nuovo minimo storico, anche rispetto agli anni precedenti. Le cessazioni volontarie, se confrontate con quelle dell’anno prima, aumentano anche se lievemente ed il tasso di variazione rimane perciò negativo e pari a -0,40%. Anche il tasso di crescita regionale rimane negativo, seppur più contenuto, attestandosi a -0,20%".
“A fine 2018, ancora non si intravede una inversione di tendenza; tuttavia, tolto il 2016, anno nel quale si era verificata una anomala caduta, riconducibile a cause di natura amministrativa, a partire dal 2014 il tasso di variazione annuale, anche se risulta negativo, si è però stabilizzato entro valori molto contenuti. Inoltre, - aggiunge Maria Cristina Venturelli, segretario generale dell'ente camerale ravennate - è importante sottolineare che le cessazioni volontarie complessive del 2018, pur essendo in leggera crescita rispetto al 2017, sono decisamente in calo rispetto agli anni precedenti. Sul fronte delle forme organizzative inoltre, riscontriamo evidenti e costanti segnali di rafforzamento strutturale del sistema imprenditoriale. L'auspicio è quindi quello di agganciare al più presto il tasso di variazione nazionale, + 0,5% nel 2018, in crescita dal 2013”.

Forma giuridica. Ancora rilevante infatti l’incremento delle società di capitale: a fine 2018, rispetto alla stessa data del 2017, le società di capitale registrano un incremento pari a +180 unità (+2,3% in termini relativi). Il dato positivo conferma un orientamento ormai consolidato tra gli imprenditori: per affrontare la concorrenza ed i mercati, organizzano le loro aziende in maniera più strutturata. Segno più anche per i consorzi (+1,0%). In flessione tutte le altre forme societarie: -226 le società di persone (-2,6%), -210 le ditte individuali (-1,0%), -7 unità le cooperative (-1,2%) e -5 le altre forme (-1,3% in termini relativi). 

Settori produttivi. Rispetto all’anno precedente, i settori che vedono un incremento delle imprese registrate sono quelli dei servizi alla persona (+72 unità, con variazione percentuale pari a +2,4%) e dei servizi alle imprese (+58, +1,2%); stabili i servizi assicurativi e creditizi.
In flessione gli altri settori. In termini assoluti, il settore più sofferente continua ad essere quello dell’agricoltura (-148 unità e -2,1% in termini relativi), seguito dal commercio che perde -131 esercizi (-1,6%), dall’industria (-49 unità, -1,5%), dalle costruzioni (-46 unità, -0,8%), dal trasporto e magazzinaggio (-29, -2,2%) ed infine dalle attività turistiche, con -13 unità (-0,4%). Per le attività commerciali, crescono le attività legate al commercio di prodotti on-line (+16 unità) e quelle legate alla vendita di autoveicoli (+13 unità); quelle che hanno subito le maggiori perdite sono invece quelle della vendita al dettaglio di articoli di abbigliamento con -28 esercizi specializzati, della vendita al dettaglio ambulante di prodotti tessili (-16 esercizi ambulanti), il commercio dei giornali ed articoli di cartolibreria (-10), gli intermediari del commercio di materiali da costruzione e legname (-9 unità), del commercio ambulante di altri prodotti (-9 unità) e le attività del commercio al dettaglio di mobili ed articoli per la casa (-9 esercizi specializzati). Per l’industria manifatturiera, segno positivo per il comparto della fabbricazione di apparecchi elettrici (+3), per il settore della gomma e plastica (+2), della fabbricazione carta e prodotti in carta (+1) e per l’industria dei mobili (+1); all’opposto, più colpiti dall’andamento negativo sono quelli della fabbricazione di macchinari (-19 unità), di prodotti in metallo (-12 unità), della stampa (-7 unità), le industrie tessili (-7) e quelle del confezionamento di articoli di abbigliamento (-5). 

Territorio. Negli ultimi dodici mesi, i territori della provincia che registrano incrementi e saldi positivi sono i comuni di Casola Valsenio, Cervia, Massalombarda, Russi e Sant’Agata sul Santerno, che però mettono a segno incrementi molto modesti. Negli altri territori si rilevano flessioni, più o meno ampie. In particolare nell’area di Ravenna si registrano 76 imprese in meno, pari a -0,4%; nell’area della Bassa Romagna, più colpita, calo di 136 unità (-1,4%) e nell’area della Romagna Faentina -55 unità, pari al -0,6%.

Imprese artigiane. Al 31 dicembre 2018 le imprese artigiane registrate sono 10.505 e sono risultate 58 in meno nel confronto con fine dicembre 2017, che si traduce in una diminuzione dello 0,5% (in termini di variazione percentuale). Prosegue quindi la difficoltà del settore artigiano, dove però la contrazione evidenziata, risulta inferiore a quella del sistema imprenditoriale nel suo complesso e sembra anche rallentare di intensità. Negli ultimi 12 mesi crescono i settori dei servizi alla persona di 25 unità (+1,7%) e dei servizi all’impresa di 23 (+3,7%). Diminuiscono, invece, di 48 unità il settore edile (-1,1%), di 31 il manifatturiero (-1,6%), di 15 quello dei trasporti (-1,8%), e solo di 3 unità quello del commercio (-0,5%) e di 4 esercizi il settore del turismo (-0,7%). 

Imprese femminili.  Le imprese femminili della nostra provincia al 31 dicembre del 2018 sono risultate 8.084, in diminuzione, rispetto alla stessa data dello scorso anno, di 78 unità, pari a -1,0%. Anche per quanto riguarda l’imprenditoria femminile, l’andamento della movimentazione segnala per l’anno 2018 un saldo negativo e decisamente più pesante rispetto al 2017, quando era stato di solo -8 unità. Per quanto riguarda i singoli settori di attività delle imprese femminili, notizie confortanti provengono dal comparto dei servizi alla persona, che è aumentato di 43 unità (+3,3%) e da quello dei servizi all’impresa, con +28 unità (+2,6%); in crescita anche il settore turistico femminile, di 6 unità (+0,5%). In calo invece di 69 unità il settore commerciale (-3,2%), di -54 unità il settore agricolo (-4,7%), di -14 quello creditizio e assicurativo (-8,6%), di -15 quello industriale (-2,7%), di -5 l’edilizia (-2%) e di -4 il comparto dei trasporti (-4,6%).

Imprese straniere. Si conferma anche per l’anno 2018 il saldo positivo delle imprese con il titolare o con la maggioranza dei soci di nazionalità straniera. Al 31 dicembre 2018 sono registrate 4.536 imprese straniere nel Registro delle Imprese di Ravenna: 110 in più rispetto alla stessa data dello scorso anno (+2,5%). La percentuale di imprese straniere sul totale è in crescita continua ed ha raggiunto l’11,6%, avvicinandosi alla media regionale (11,7%) e mantenendosi più elevata rispetto a quella nazionale (9,9%). Rispetto all’anno precedente, l’imprenditoria straniera provinciale è in crescita in tutti i settori: in testa, l’edilizia con +45 imprese (+2,7%). 

Imprese giovanili. A fine 2018, sono 2.675 le imprese giovanili registrate a Ravenna. Negli ultimi 12 mesi il loro numero ha subito una flessione di 91 unità, pari al -3,3%. Se si analizza però la movimentazione tra aperture e chiusure di attività giovanili per l’intero anno 2018, il saldo tra iscrizioni e cessazioni non d’ufficio negli ultimi dodici mesi è molto positivo. Le imprese giovanili della nostra provincia quindi, a causa della perdita dei requisiti delle aziende iscritte negli anni precedenti, ovvero il superamento della soglia dei 35 anni da parte di soci e titolari, riducono la loro consistenza rispetto all’anno precedente, ma il saldo della movimentazione è largamente positivo:+287 la differenza fra imprese giovanili iscritte e quelle cessate da inizio a fine 2018. Nel dettaglio delle le attività economiche, al 31 dicembre 2018, rispetto all’anno precedente, le imprese guidate da giovani risultano in crescita nel settore agricolo (+17 unità, con +7,8% in termini relativi) ed in quello dei servizi alle imprese (+9 unità, +3,3%). All'opposto, sono in flessione in tutti gli altri settori, in particolare in quello delle costruzioni (-54, pari al -10,4%) e nel commercio (-43, -5,6%).

08/02/2019

 Commenti

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............grazie burocrazia............. saper fare ed aver voglia di fare nulla possono contro il mostro della burocrazia.
08/02/2019 - elio62
...ogni tanto, circa ogni 5/6 mesi ci snocciolate sotto al naso queste cifre, questi numeri, questa situazione che ormai persiste da viderso..tempo.. Pensate che non ne siamo al corrente ( noi commercianti/artigiani) ????.. Bla Bla Bla e ancora Bla... mi ribolle il sangue a leggere sempre le solite cose, e mi "evapora" a non leggere MAI qualcosa di diverso. Lo sapete quali sono i nostri mali, ma a VOI va bene cosi.. continuate pure a tartassare sempre quei pochi che con fortuna e tanto impegno continuano a lavorare , rimarrete con dei limoni secchi , e rimarrete anche VOI senza in nostro succo. uffa...sono veramente stufo di questo non voler vedere... Franco
08/02/2019 - franco
Meno male che il governo doveva essere dalla parte dei cittadini. Sui social network dicono un fiume di fesserie, ed infatti i dati e le statistiche dicono altro. Il dl semplificazioni doveva semplificare le procedure amministrative alle imprese? Invece toglie posti di lavoro, è controproducente.
09/02/2019 - Dario
non credevo che ci potesse essere il peggio di renzi,mi sono sbagliato c è,calano i soldi cala chi vende,è solo logica
09/02/2019 - batti
grazie solite amm.comunali a NON aver ottemperato tramite ordinanze a invalidare decreto di liberalizzazione orari & distanza minima per stessa tipologia di attività. (non se ne parla mai, ma quella parte del decreto Bersani, in molti comuni non è MAI stata applicata da subito proprio per l'effetto domino che avrebbe creato)
09/02/2019 - D.M.
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